Che cos’è davvero il suicidio? Rispondono il filosofo Seneca e “Suicide Solution” di Ozzy Osbourne

Qual è la corretta interpretazione da attribuire alla pratica del suicidio?

In tempi antichi la pratica del suicidio ha rappresentato prima una forte affermazione di libertà individuale, poi un grave peccato contro Dio. Oggi, il suicidio rappresenta  l’azione disperata compiuta da chi non riesce più a vedere “luce” all’interno della propria vita; un’azione che deve essere contrastata cercando in tutti i modi di aiutare coloro i quali si ritrovano a vivere oppressi dalla sofferenza.

Seneca e il suicidio

Lucio Anneo Seneca è stato un filosofo e politico romano esponente della filosofia stoica eclettica. A differenza della dottrina cristiana che condanna in toto la pratica del suicidio, il filosofo la accetta considerandola addirittura come una forma di liberazione per l’uomo dai continui turbamenti che la vita gli pone dinanzi. Nelle “Epistole a Lucilio”, una raccolta di centoventiquattro lettere suddivise in venti libri di differente estensione viene più volte affrontato il tema del suicidio; nell’epistola settanta, ad esempio, il filosofo scrive: “Non è opportuno, lo sai, conservare la vita in ogni caso; essa infatti non è di per sé un bene; lo è, invece, vivere come si deve…(il saggio) si preoccupa sempre della qualità, e non della quantità della vita: se gli capitano molte cose spiacevoli, e tali da turbare la tranquillità del suo animo, egli si mette senz’altro in libertà”. Le conclusioni di Seneca in merito al suicidio non si distaccano molto dalla concezione che il mondo classico aveva di questa pratica ma, degne di considerazione sono le ragioni che spingono il filosofo romano a dare legittimità alla pratica del suicidio. Convinto della coincidenza di virtù e felicità Seneca legittima il suicidio considerandolo l’unico mezzo disponibile, a quanti non riescono ad essere virtuosi, per poter “fuggire” dalla vita: “non occorre squarciarsi le viscere con una grossa ferita: uno stiletto può aprire la strada verso la vera libertà. Basta una puntura e si acquista la serenità”.

La chiesa e il suicidio

In contrapposizione alla filosofia stoica che legittimava la pratica del suicidio considerandola come la massima espressione della libertà umana, si trova la dottrina Cristiana che condanna in toto questa pratica. Convinti che la decisione in merito alla vita spetti solamente a Dio, i cattolici ritengono che il suicidio sia uno dei peccati più gravi poiché l’uomo osa sostituirsi in qualche modo a Dio, decidendo in modo autonomo sulla propria vita e per questo, secondo questa religione, le anime di coloro i quali decidono di compiere questo atto “impuro” sono condannate a soffrire per sempre “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio(Mt 5,21-22)”.

“Suicide Solution”

Suicide solution è la quinta traccia del primo disco da solista del noto cantante britannico John Michael Osbourne; il disco, intitolato Blizzard of Ozz, è stato pubblicato nel settembre del 1980. E’ lo stesso cantautore a fornire delucidazioni in merito a questo brano rivelando di aver voluto dedicare la canzone a Bon Scott, cantante degli AC/DC, morto soffocato dal suo stesso vomito dopo una sbronza.  “Wine is fine, but whiskey’s quicker… Suicide is slow with liqueur…Take a bottle, drown your sorrows…Then it floods away tomorrows… Away tomorrows”  (Il vino va bene ma il whisky è più veloce..Il suicidio è lento con il liquore…Prendi una bottiglia e annega i tuoi dispiaceri… Poi la bottiglia spazzerà via i domani… via i domani). Il brano, che più volte è stato accusato dai detrattori di inneggiare al suicidio, si incarica, invece, di raccontare la storia di un uomo qualsiasi che si è spinto oltre,  un uomo che non ha avuto la forza di reagire ed affrontare i suoi “demoni interiori”, un uomo che ha lasciato che il suo domani venisse cancellato. Il testo, non si limita a raccontare la fine della vita di Bon Scott, ma si pone come monito, come avvertimento per evitare che altre persone possano lasciarsi sopraffare da tutte quelle orribili sensazioni che deve aver provato il cantante prima di terminare la sua vita: “Evil thoughts and evil doings… Cold, alone you hang in ruins… Thought that you’d escape the reaper… You can’t escape the master keeper…‘Cos you feel life’s unreal,and you’re living a lie” (Pensieri cattivi e cattive azioni… Freddo e da solo, ti attacchi alle rovine… Pensavi di poter scappare dalla mietitrice… Non puoi scappare dal Signore Guardiano…Così senti che la tua vita è irreale e che stai vivendo una bugia). Il titolo provocatorio del brano “soluzione suicidio” vuole far comprendere a tutti che il suicidio non è una vera soluzione e che è sempre necessario chiedere aiuto piuttosto che lasciarsi sopraffare da emozioni e pensieri negativi.

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