67 anni dalla nazionalizzazione del Canale di Suez: scopriamone i risvolti sul panorama geopolitico

Tutti ne abbiamo sentito parlare fin dalle scuole medie: il famosissimo Canale di Suez si trova in Egitto ed è tuttora un elemento cruciale.Fin dalla tenera età di undici anni siamo bombardati con lo studio della geografia, non solo italiana, ma anche di altri Paesi. Arrivando a conoscere l’Africa, nessun insegnante penserebbe mai di saltare il Canale di Suez come argomento. Troppo interessante, troppo importante, troppo particolare. Ma più che altro, per molti Stati, decisamente troppo strategico per ignorarlo. Fin dalla sua creazione, il Canale è stato oggetto di mire da parte di moltissimi attori politici internazionali. Scopriamone l’importanza ancora attualissima, ma soprattutto le crisi che questo Canale ha causato nella storia recente.

Come nasce il Canale di Suez

L’idea di tagliare l’istmo egiziano di Suez per collegare direttamente il Mar Mediterraneo all’Oceano Pacifico, senza circumnavigare l’Asia e l’Africa, nasce addirittura fra gli antichi egizi. Parliamo però di un’opera complicatissima da realizzare e molto costosa. In effetti, dobbiamo aspettare la seconda metà dell’Ottocento per vederne la realizzazione, per opera di ingegneri e diplomatici francesi. Solamente nel 1867 vediamo la prima nave attraversare il Canale, fra Mar Rosso e Mar Mediterraneo. Allora l’opera era per il 44% di proprietà del governo egiziano, mentre il restante 66% era diviso in azioni fra grandi ditte francesi. Le altre potenze mondiali erano abbastanza scettiche sull’utilità del Canale, ma ben presto si sono dovute ricredere.

Suez e l’Europa

Come anticipato, presto le altre grandi potenze mondiali si sono dovute ricredere sull’importanza del Canale di Suez. Già nel 1875 la Gran Bretagna acquista parte delle azioni del governo egiziano sull’opera, così da facilitare il suo disegno coloniale. I due maggiori investitori diventano proprio il Regno Unito e la Francia, tanto che il primo, nel 1882, si assicura l’Egitto come protettorato. Solamente con la Convenzione di Costantinopoli del 1888 si sancisce la neutralità del Canale: sia in tempo di pace che di guerra, esso sarebbe dovuto rimanere aperto e mai sarebbe stato possibile eseguire un blocco merci.

La nazionalizzazione del Canale

Ma è soprattutto dal Novecento che iniziano i problemi: il Canale viene usato per trasportare il petrolio dall’Asia all’Europa, divenendo veramente un passaggio cruciale e molto redditizio. Nel 1956, il presidente egiziano Nasser decide di nazionalizzare la Compagnia del Canale di Suez, così da poter finanziare un’altra grande opera, la diga di Assuam. Nonostante l’Onu attesti la legittimità della nazionalizzazione, Regno Unito e Francia non ci stanno: fra il 29 ottobre e il 6 novembre dello stesso anno si apre la crisi del Canale di Suez. Francia, Gran Bretagna e Israele si alleano con gli accordi segreti Sevres contro l’Egitto, ma il mondo teme il peggio. La stessa Unione Sovietica minaccia di intervenire in aiuto dell’Egitto, facendo così desistere le altre Nazioni da ulteriori attacchi. Durante altri conflitti del Medio Oriente, come la Guerra dei sei giorni e le guerre arabo-israeliane, l’Egitto blocca nuovamente il Canale per finalità militari, rendendolo una chiave di volta nello scacchiere geopolitico internazionale. Solamente nel 1975 viene riaperto alla navigazione internazionale. Da quel momento, il Canale è sotto la protezione dell’Onu.

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