6 luglio giornata mondiale del bacio: Catullo, Saffo e D’Avenia per capire perché ci baciamo

Una incerta etimologia vuole che la parola “bacio” derivi dal greco antico βάζω (bazo), che significa “parlare”. Chissà se il bacio non sia la spia degli amanti che vogliono proferire insieme, per unire la natura indivisibile seppure in un momento effimero, pieno come giammai di poesia e sentimento. Alla stregua di autori antichi come Catullo e Saffo, ma anche di contemporanei come Alessandro D’Avenia, in questo articolo cercheremo di ripercorrere il viaggio che porta al significato più profondo di un bacio. 

Talvolta gli essere umani necessitano di sentire l’Altro in una unione, e poco importa la durata, la libido è un piacere effimero che grazie al bacio può tornare sovente. Nel languore amoroso qualcosa se ne va, ma di certo non è l’appetito concupiscibile; è come se il desiderio, di fronte al bacio, sia un’emorragia aperta, che non smette mai di sanguinare ed esige carne e poi ancora carne fin quando le carni non diventano una monade. Ma la monade amorosa non è mai una vera unità, è il semplice sentimento prodotto da altri due sentimenti. La libido vive in essa senza mai esserne schiava, qui ritroviamo l’amore che brucia e dura. Tuttavia, per quanto potremo cercare di essere “uno”, noi umani patiremo sempre la fatica amorosa: una fame amorosa che non viene saziata, un amore che rimane aperto e cerca di chiudersi con il bacio. Spiegare il bacio potrebbe essere una strada tortuosa senza l’ausilio della poesia, mera rappresentazione degli stati d’animo. 

Il bacio, di Francesco Hayez, 1859, Pinacoteca di Brera, Milano

Catullo e Saffo: il trionfo dell’Amore attraverso i baci

Catullo (Verona 84 a.C. – Roma, 54 a.C.), nel suo Liber, tramite il carme 5 apre la celebrazione della forza delle passioni in maniera spensierata e gioiosa:

Viviamo, mia Lesbia, e amiamo

e le chiacchiere dei vecchi troppo severi

consideriamole tutte soltanto moneta senza valore

I giorni possono tramontare e risorgere:

noi, una volta tramontata la nostra breve vita,

siamo costretti a dormire una notte eterna.

Dammi mille baci, e poi cento,

Poi altri mille, poi ancora cento,

poi mille di seguito, e poi cento.

Poi, quando ne avremmo raggiunto molte

migliaia, le rimescoleremo, per non sapere

quanti sono, o perché nessun maligno possa

gettarci il malocchio, sapendo quanti sono i baci.

In questi versi l’atto dell’amare sostituisce il pensare. Non c’è verso che non esiga le labbra, e quindi la carne, di Lesbia. Catullo chiede di amare ed essere amato, fine. Non chiede nulla dopo, poiché per il poeta non è possibile trovare altre perle nelle oscure pieghe della vita. Amare è essere completi. Un bacio della donna disiata è un lambire di fiamme, le stesse fiamme che ripercorrono in modo sublime e sottile la pelle della poetessa greca Saffo, vissuta tra il VII e il VI secolo a.C., nel suo carme 31:

Pari agli dèi mi appare lui, quell’uomo
che ti siede davanti e da vicino
ti ascolta: dolce suona la tua voce
e il tuo sorriso

accende il desiderio. E questo il cuore
mi fa scoppiare in petto: se ti guardo
per un istante, non mi esce un solo
filo di voce,

ma la lingua è spezzata, scorre esile
sotto la pelle subito una fiamma,
non vedo più con gli occhi, mi rimbombano
forte le orecchie,

e mi inonda un sudore freddo, un tremito 
mi scuote tutta, e sono anche più pallida
dell’erba, e sento che non è lontana
per me la morte.

Ma tutto si sopporta, poiché …

 

Di fatti non è un caso che Catullo chiami la sua amata con lo pseudonimo di Lesbia: quest’ultimo è uno strumento poetico e sociale al contempo. Poetico perché attraverso questa scelta allude alla sua fonte di ispirazione, cioè Saffo che è nata nell’isola di Lesbo; sociale in quanto così facendo cela la vera identità dell’amata. Anche se il carme di Saffo ci è pervenuto in maniera frammentaria, la celebrazione dell’equazione vita=passione, frutto della consapevolezza della fugacità dell’esistenza, nella poesia di Saffo termina (probabilmente) con quella che è la conclusione del carme catulliano: la mescolanza del piacere.

Busto di Gaio Valerio Catullo (a sinistra), busto della poetessa Saffo di Lesbo (a destra).

Quel “Ma tutto si sopporta, poiché …” è tutto da interpretare e reinterpretare ancora. Ognuno potrebbe scrivere il finale di questa poesia con le parole che gli sono più consone, tuttavia non potrà mai negare che solo il Bacio può affievolire codesto disio che vien dal cuore. Ci baciamo perché amare è proferire insieme, la mia lingua trova le parole solo in quelle dell’Altro. Per questo motivo il bacio degli amanti è con la lingua, quando si è innamorati non esiste pensiero o parola verso l’Altro che non sia a causa sua. Le parole e i pensieri si confondono in quello che è il primo atto di ogni tipo di amore: una madre bacia il figlio appena nato sulla fronte in segno d’amore, un padre fa lo stesso quando il figlio deve andare a scuola e i figli a loro volta baciano coloro in cui ritrovano una minima parte di questo amore/attenzione. Il circolo della nostra esistenza si apre con un bacio, ne diamo diversi per non dimenticarci di questo stesso circolo, e si conclude con la stessa vita, perché non c’è amore vero che non voglia togliere alla morte.

 

“La vita è il fiore per il quale l’amore è il miele.”

Così scriveva Victor Hugo nel suo capolavoro intitolato Les miserables. Pensiamo alle api per giustificare questa eminente espressione poetica. Le api nel momento in cui si accingono a prelevare il polline dai fiori usano quelle che per l’essere umano si configurano come le labbra, baciano il provento dei fiori per generare a loro volta. E forse dopo questa considerazione, la teoria scientifica secondo cui se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita, acquista ancora più valore.

Milano, luglio 2019, due ragazzi che si baciano in metropolitana. Il bacio vero e feroce non può essere taciuto. Foto di Gioacchino Di Giorgi

Altra testimonianza che ha lo scopo di asserire quanto il bacio sia la primizia del rapporto amoroso e della vita stessa.

 

Il bacio come respiro del sentimento amoroso

Infine, possiamo concludere questa rassegna letteraria e umana del bacio citando uno stralcio di Cose che nessuno sa, romanzo di uno degli scrittori contemporanei più celebri al giorno d’oggi, Alessandro D’Avenia. Questo passo del romanzo ha per teatro la Sicilia, terra prediletta di sapori e paesaggi che rientrano anch’essi, come l’Amore, nel grande paese della bellezza:

– Dai, nonna, racconta… Com’è un bacio?
– Gioia mia, quello che so è che cerchiamo la vita. Il nostro respiro non ci basta e vogliamo il respiro di un altro. Vogliamo respirare di più, vogliamo tutto il fiato di tutta la vita. Nella mia terra le persone che ami le chiami “ciatu miu”: “respiro mio”. Si dice che la persona giusta è quella che respira allo stesso ritmo tuo. Così ci si può baciare e fare un respiro più grande.

Alessandro D’Avenia, Cose Che Nessuno Sa

Come dice in una frase lo stesso D’Avenia, «un bacio è il ponte rosso che costruiamo tra le nostre anime, che danzano sulla vertigine bianca della vita senza paura di cadere», noi esseri umani siamo l’esempio di fragilità per antonomasia, siamo come un vaso in ceramica che si rompe alla caduta da una qualche altezza, il bacio è la colla che unisce i cocci sparsi della nostra anima ricomponendoli. 

Filippo Triolo©

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