Il Superuovo

50 anni di divorzi: la legge che cambiò i rapporti coniugali in Italia

50 anni di divorzi: la legge che cambiò i rapporti coniugali in Italia

Il primo dicembre del 1970, il divorzio entrò nell’ordinamento giuridico italiano. La legge Fortuna-Baslini diventò ben presto realtà. 

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La legge sul divorzio in Italia passò alla Camera tra la gioia dei liberali, e lo sdegno dei conservatori. Quello che oggi rappresenta un diritto ineluttabile, era stato 50 anni fa oggetto di scandali in un contesto sociale ancora non evoluto.

La legge Fortuna-Baslini: che cosa prevede?

La disciplina che regola la separazione della coppia, è data dalla legge Fortuna-Baslini. Il nome lo si deve ai due deputati che sostennero la proposta, vale a dire il socialista Loris Fortuna e il liberale Antonio Baslini. Prima di loro però, fu presentata un’altra proposta di legge nel 1902, durante il governo Zanardelli. Riguardava il divorzio nei casi di adulterio, violenze fisiche e condanne gravi. Il disegno tuttavia non vide mai la luce del giorno, con addirittura 400 voti sfavorevoli contro i 13 favorevoli alla Camera!
Ma tornando alla legge Fortuna-Baslini, vediamo com’è strutturata. In primo luogo, essa si suddivide in 12 articoli, di cui uno abolito nel 1987 (l’undicesimo per la precisione!) con i relativi ‘comma‘. Un elenco riassuntivo degli articoli può essere così rappresentato:

  • Il 1° e 2° rappresentano rispettivamente la pronuncia di scioglimento del matrimonio, e il conseguente accertamento di esso da parte del giudice.
  • Il 3° e 4° descrivono la domanda di scioglimento del matrimonio secondo gli effetti civili e religiosi. Entrambi hanno delle casistiche nella quale l’annullamento di esso può essere effettuato, tra cui i procedimenti penali a carico di uno, la presenza di un avvocato difensore, il divorzio in uno stato estero ecc…
  • Il regola la disciplina divorzistica del tribunale.
  • Il 6° e 7° pone delle obbligazioni ai genitori per il mantenimento dei figli e la loro educazione. In particolare il settimo che è una modifica all’art.252 del Codice Civile.
  • L’8°, il 9° e il 10° garantiscono le libertà personali della coppia divorziata e mettono dei paletti alle questioni extra-coniugali, volte a gestire il divorzio. Una specie di prescrizione del giudice.
  • Il 12° invece ritrae le disposizioni che il Codice Civile può attuare nel caso di violazione di una delle norme prescritte.

Il referendum abrogativo e la vittoria della ragione

La legge Fortuna-Baslini incontrò non poche contestazioni da parte dei gruppi politici di destra e di centro. Se da un lato il Partito Socialista, il Partito Comunista, il Partito Repubblicano e il Partito Liberale poterono festeggiare ad una riforma considerata come una vittoria della libertà, Democrazia Cristiana e il MSI si irrigidirono, cercando in tutti i modi di bocciare l’avvenuta norma. In particolare possiamo ricordare della celebre retorica del leader Amintore Fanfani qui riportata:

Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l’aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!

Si passò quindi ad un referendum abrogativo nel 1974. Gli italiani avrebbero dovuto votare il 12 maggio l’annullamento della legge Fortuna-Baslini dall’ordinamento giuridico, e quindi non l’approvazione.
La campagna elettorale che ne seguì fu asprissima. Basti pensare che il leader del MSI Giorgio Almirante per l’occasione stampò migliaia di manifesti con scritto

Contro gli amici delle Brigate Rosse il 12 maggio vota sì

E che persino lo stesso papa Paolo VI si mobilitò durante la messa della domenica, pronunciando queste frasi:

Noi non romperemo ora il silenzio di questa giornata, destinata per gli italiani alla riflessione decisiva, in rapporto con uno dei più gravi doveri per i credenti e per i cittadini, in ordine al bene della famiglia. Noi inviteremo soltanto a mettere questa espressa intenzione, implorante sapienza, nella nostra odierna preghiera alla Madonna

Nonostante ciò, la sinistra italiana mantenne una posizione salda, accomunando anche nelle loro politiche persino ideologie femministe e radicali. Il risultato fu che quasi l’88% degli aventi diritto al voto si presentò alle urne. E, come nel più grande lieto fine di una storia travagliata, vinse il no con il 59,3%! L’Italia scelse di conseguenza di approvare la legge Fortuna-Baslini. La stessa legge venne poi modificata nel 1978, nel 1987 e infine nel 2015 con l’introduzione del cosiddetto ‘divorzio breve’. Questi tre cambiamenti riguardarono le tempistiche del divorzio stesso, in modo da renderlo accessibile a chiunque, e le condizioni che la persona deve rispettare in ambito etico.
Qui di seguito il video dei caroselli a favore del divorzio, dove parteciparono Gianni Morandi, Pino Caruso, Nino Manfredi e Gigi Proietti.

Chi furono i protagonisti del Sì?

Partiamo dal presidente del Comitato per il referendum sul divorzio, Gabrio Lombardi. Spiccato intellettuale e pezzo importante del movimento Azione Cattolica, il giurista fu uno dei fautori per il sì al referendum. Allo stesso tempo però fu molto duro con Democrazia Cristiana, proprio per la scarsa incisività del partito stesso nel porre fine alla norma. Nonostante ciò non si può dire che tutti i cattolici fossero stati favorevoli all’abrogazione: un esempio furono le ACLI (Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani). La Chiesa stessa presentò dei progetti che avrebbe permesso solamente ai matrimoni civili di presentare il divorzio, e non quelli religiosi: progetto che piacque anche a Giulio Andreotti. Ed è lo stesso presidente che nonostante la sua posizione favorevole, avrebbe ammonito lo stesso Parlamento a rispettare la prassi.
Curiosamente, il regista Pier Paolo Pasolini si schierò contro la legge Fortuna-Baslini. Le motivazioni per cui lo fece però sarebbero da attribuirsi a delle cause anticonsumistiche, di cui lui lottò contro per tutta la vita.
Così com’è curioso che l’intellettuale Salvatore Satta, riformista convinto, avrebbe dato una visione pessimistica della legge stessa. Il famoso giurista si sarebbe anche limitato a non voler riconoscere alcun procedimento civile nel divorzio.
In poche parole, lo schieramento del Sì fu compatto. Ma non abbastanza.

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Chi furono i protagonisti del No?

Oltre ai già citati Loris Fortuna ed Antonio Baslini, i personaggi che hanno contornato la vittoria del No furono molteplici e di svariate idee politiche.
Uno di questi fu senza dubbio il leader del Partito Radicale Marco Pannella. Attivista temuto e rispettato da tutti gli schieramenti, la sua politica si basò sulla completa difesa dei diritti civili. Grazie a lui il tema del divorzio cominciò ad andare oltre alla semplice retorica, con manifestazioni e dibattiti nella Capitale. Una di queste, nel 1969, segnò il suo inizio allo sciopero della fame. Ma Pannella era molto di più di un semplice esponente. Nel 1965 creò la Lega per l’istituzione del Divorzio (LID) e grazie ad esso, riuscì pian piano ad entrare all’interno della fazione trasversale del Parlamento. Lanciò la doppia tessera, trasformando il radicalismo in una specie di ideologia accomunante. Pannella fu anche il primo personaggio pubblico che parlò di aborto e dell’omosessualità; lo fece nel 1974 in una tribuna politica trasmessa in tv. A quell’epoca simili concezioni furono considerate come anormali, e per questo la trasmissione venne sospesa. Pier Paolo Pasolini scrisse di lui:

La volgarità del realismo politico non trova alcun punto di connessione col candore di Pannella, e quindi la possibilità di esorcizzare e inglobare il suo scandalo. Il disprezzo teologico lo circonda. Da una parte Berlinguer e il Comitato centrale del Pci, dall’altra i vecchi potenti democristiani. Quanto al Vaticano è molto tempo ormai che lì i cattolici si sono dimenticati di essere cristiani. E’ il Partito Radicale, la LID (e il loro leader Marco Pannella) che sono i reali vincitori del referendum del 12 maggio. Ed è per l’appunto questo che non viene loro perdonato “da nessuno”. Anziché essere ricevuti e complimentati dal primo cittadino della Repubblica, Pannella e i suoi compagni vengono ricusati come intoccabili. Certo il Vaticano e Fanfani, i grandi sconfitti del referendum, non potranno mai ammettere che Pannella, semplicemente “esista”. Ma neanche Berlinguer e il PCI, gli altri sconfitti del referendum, potranno mai ammettere una simile esistenza. Pannella viene dunque “abrogato” dalla coscienza e dalla vita pubblica italiana

Il No trovò man forte anche tra i giornalisti, come Indro Montanelli ed Enzo Biagi; tra politici illustri di sinistra con Enrico Berlinguer e Nilde Iotti (di lei si ricorda il famoso discorso fatto alla camera nel 1969), ma anche di destra come Giovanni Malagodi, e di centro (il Partito Repubblicano fu tra i principali favoreggiatori). La stessa televisione italiana sollecitò al No, con personaggi come i sopracitati Gigi Proietti e Nino Manfredi. La campagna elettorale fu mastodontica, e si utilizzarono tutti i mezzi disponibili.
Insomma, è evidente che il divorzio fu una delle prime materie che mise d’accordo destra e sinistra, liberali e socialisti, grandi e piccoli associazioni, politici e popolo. L’Italia non fu mai così unita!

La famosa vignetta satirica di Giorgio Forattini, dove si vede Fanfani (preso di mira per la sua statura) che si fa ‘saltare in aria’ come un tappo.

 

 

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