Il Superuovo

5 filosofi che dovrebbero essere studiati in quinta superiore

5 filosofi che dovrebbero essere studiati in quinta superiore

Il tempo come movimento del prima e del poi scorre ineluttabilmente e divora gli eventi. Accade anche nel programma di filosofia delle superiori e, a malincuore, molti grandi filosofi vengono a malapena citati. Di questi, 5 sono di fondamentale importanza!

La Scuola di Atene, affresco di Raffaello Sanzio, databile al 1509-1511.

Al centro di questa immagine Platone che indica il cielo e Aristotele che indica la terra. Molto semplicemente si è scelto l’affresco più rappresentativo dell’immaginario filosofico al fine di comunicare la completezza e l’armonia che derivano dalla visione di questa opera d’arte. Una completezza data dalla collettività di soggetti che riempie il tutto. Se fossero rappresentati solamente Platone e Aristotele, forse perderemmo il quadro generale e le misure che garantiscono ” l’armonia dell’intiero”. Analogamente accade lo stesso alle superiori. Si dedica molto tempo allo studio dei “più grandi” al fine di seguire un filo logico-cronologico che, tutto sommato, non può darsi in filosofia. Focalizzandosi sul quinto anno si rischiano dunque di perdere, “dovendo finire a tutti i costi il programma”, autori dal calibro di Heidegger, Wittgenstein, Weil, Adorno e Sartre.

M. Heidegger

Al primo posto, il celebre M. Heidegger. Uno dei più squalificati autori del ‘900 dagli studenti dell’ultimo anno perché trattato in una o due lezioni… Per i pochi fortunati. Autore della celebre opera “Sein und Zeit“, Heidegger si propone di ripensare l’ontologia tipicamente greca in ottica fenomenologica. Che vuol dire? Beh, difficile dirlo in un frammento di articolo. Tuttavia, in una battuta, l’essere è tempo e deve essere privilegiato in tutte le sfumature di esso, diventando così “Ereignis“… Evento. La tipica reazione da studente medio di quinta superiore è “ho capito di non aver capito, speriamo non me lo chieda all’orale.”

L. Wittgenstein

Ogni tanto qualche professore appassionato riesce a guadagnare un’oretta (o poco più) per parlare di uno degli autori più importanti della scena filosofica del ‘900 e non solo. È un autore spaziale che non si può racchiudere in poche parole poiché la sua indagine verte propriamente sul linguaggio in quanto tale. Sarebbe paradossale ridurlo a ciò, non credete? Tuttavia, per questo secondo posto ci si focalizza sull’opera per eccellenza: il “Tractatus Logico-Philosophicus”. Un’opera costruita come una quercia che si estende maestosamente in tutte le direzioni. Infatti, il Tractatus è costruito da proposizioni che si commentano tra loro giungendo all’ultima, la più fondamentale:” Di tutto ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.”

S. Weil

Una donna di una potenza dialettica a dir poco incredibile. Personalmente l’ho scoperta all’università, non so voi! In ogni caso, è difficile studiarla in quinta. Forse qualcuno l’avrà sentita nominare al liceo, ma più in letteratura che in filosofia. Tuttavia è l’autrice per eccellenza di questa scena filosofica al maschile. I temi che ricorrono sono la sofferenza, la dialettica del male, la forza, la necessità e il genio epico. Un’opera che rappresenta il tutto è intitolata “La Rivelazione Greca“, la quale si propone di far affiorare il genio epico dell’Iliade e in Platone e nel Nuovo Testamento: un’opera assolutamente brillante e visionaria!

Adorno

Tra i 5, forse questo filosofo è quello più citato a lezione in quanto si affronta quasi sempre la Scuola di Francoforte. “La dialettica negativa” è una delle opere più celebri di Adorno che fa i conti una volta per tutte con Hegel e il suo lascito. La dialettica della Scuola di Francoforte risulta essere l’alternativa a quella razionalità weberiana tecnico-dispositiva che sembrava senza via d’uscita. La dialettica dà alla realtà la parola, mostrando che il reale non è identico al concetto logico e che il pensiero edificante di Hegel non è poi così solido come si pensa.

J. P. Sartre

Autore de “l’essere e il nulla”, è più affrontato da un punto di vista letterario che filosofico ed è un gran peccato! Egli contribuisce a “svolgere” l’ontologia in chiave esistenziale. Introduce l’opera affermando l’apertura del mondo a partire dalla soggettività e chiude negando la riducibilità dell’uno all’altro. L’esito è la reificazione reciproca e l’impossibilità di rapporti, anche amorosi. Forse non sarà il massimo della gioia, ma di sicuro J. P. Sartre è una figura chiave del panorama filosofico e deve, insieme ai 4 sopracitati, essere conosciuto senza indugi!

In conclusione, ecco cosa perdiamo: un’occasione per capire noi stessi attraverso le parole dei grandi. Perché sì, i 5 appena descritti sono gli ultimi “grandi maestri” del Novecento, insieme all’immenso Emanuele Severino al quale spero venga riservata almeno una mezz’oretta nell’angosciante, frettoloso e terribile programma ministeriale della quinta superiore!

 

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