Cos’è il conformismo? Analizziamolo con ”Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano, Pasolini ed Asch

Conosci il significato della canzone ”Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano e le opere di Pasolini?
In un’era in cui i giovani vogliono essere alternativi, analizziamo il conformismo con questi due grandi autori del passato e la psicologia sociale.

Pier Paolo Pasolini dopo una partita di calcio

L’arte da sempre è forma di: ribellione, contestazione, volontà di distinguersi dalla massa.
Rino Gaetano con ”Mio fratello è figlio unico”e Pasolini già negli anni ’70 ci parlarono della piaga del conformismo nell’era moderna. Scopriamo cosa hanno da insegnarci.

Rino Gaetano

Mio fratello è figlio unico

Chi di noi non ha mai cantato almeno una volta ”Gianna” o ”Ma il cielo è sempre più blu”?
Rino Gaetano a quasi 40 anni dalla scomparsa con la sua voce graffiata, i suoi testi provocatori ed ironici fa ancora sognare e cantare i giovani. Proprio negli anni 2000 le sue canzoni hanno raggiunto il culmine del successo restando più vive ed attuali che mai.

Dietro l’apparente ironia e doppi sensi, nei testi di Rino Gaetano stanno grandi riflessioni e denunce sulla società del suo tempo. L’Italia degli anni’ 70, nel pieno del boom economico, viene sbeffeggiata nelle sue canzoni.
Egli mette in risalto la superficialità, le contraddizioni del suo tempo, l’omologazione.
Tutti si professavano moderni, ma in realtà erano ancora pieni di pregiudizi; ad esempio verso le persone del sud Italia. Rino Gaetano era molto legato alla sua terra natia, la Calabria.
Le lotte operaie, la politica corrotta, la nuova gioventù italiana figlia del ’68 e la discriminazione nei confronti di chi non seguiva le mode del tempo fanno da sfondo ai suoi testi.

”Mio fratello è figlio unico”  del 1976  è una delle canzoni più significative di Rino Gaetano, leggiamone un estratto:

”Mio fratello è figlio unico
perché non hai mai trovato il coraggio di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l’amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto-Ancona
E non ha mai criticato un film
senza prima vederlo (…)
Mio fratello è figlio unico
sfruttato, represso, calpestato,odiato
e ti amo Mario

Cosa vuole dirci questo titolo apparentemente illogico: ”Mio fratello è figlio unico”?
Egli ci fa un elenco degli status symbol della società degli anni ’70, sottolineando che ”suo fratello” non li ha seguiti.
Attraverso il primo verso Rino Gaetano rivela che Mio fratello è figlio unico, poiché è diverso, non si è conformato, è unico.
Il cantautore condanna l’ipocrisia di una massa che è disposta a fingere per mostrarsi meglio di ciò che è realmente per elevarsi, che parla senza cognizione di causa ma solo per sentito dire.

Con il suo essere completamente diverso dalla realtà che lo circonda, quindi, questo fratello sembra quasi trasformarsi nell’ unico individuo capace di essere indipendente, un uomo che continua a rifiutare coraggiosamente il conformismo della massa, un eroe che sconta silenziosamente la condanna del suo impavido gesto di indipendenza e ribellione verso un mondo a cui sente di non appartenere.

“E ti amo Mario” rimanderebbe a parlami d’ amore Mario, ti amo perché sei unico, diverso”. Mario è in realtà Rino Gaetano stesso, il suo autoritratto.
Questa canzone è un inno ad essere se stessi in una società di uguali.

Pasolini, l’anticonformista per eccellenza

Pier Paolo Pasolini è uno di quei personaggi che restano nella storia tra mito e leggenda: una delle personalità più controverse del secolo scorso.
Intellettuale eclettico fu:  un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista.
Un uomo eccentrico che fece discutere per la sua omosessualità, le sue idee innovative e le sue denunce sociali contro la classe borghese.
Il suo misterioso omicidio nel 1975  contribuì a fomentarne la leggenda, furono in molti a credere che la causa dell’ uccisione fosse la sua omosessualità o altre teorie del complotto.

Attraverso i suoi film, le sue interviste, le sue poesie, Pasolini ci parla della corruzione del suo tempo senza freni inibitori. Parole che arrivano dritte al punto, senza mezzi termini, ma espresse con gran eleganza. Un esempio significativo di ciò è la poesia: ”La ballata delle madri” del 1971.

Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Nell’estratto di questa lunga poesia, Pasolini fa un richiamo agli uomini del suo tempo. Li invita a riflettere, a guardarsi dentro, a chiedersi se loro madri sarebbero orgogliose degli uomini che sono diventati; uomini che si sono lasciati corrompere dai vizzi della società moderna in cui vivano, che si sono allontanati dai principi insegnati dalle loro madri. Intellettuali che in realtà per il potere non scrivono in modo originale, ma bensì sui dettami della classe borghese bigotta. Pasolini ci sta dicendo che anche il mondo della cultura oramai era corrotto.

In molte interviste egli affermava quanto temesse che la mediazione delle televisione finisse per essere tutto:
”In tutto il mondo ciò che viene dall’alto è più forte di ciò che si vuole dal basso, non c’è parola che un operaio pronunzi che non sia venuta dall’alto. Ciò che resta originario nell’operaio è ciò che non è verbale. Non considero niente di più feroce della banalissima televisione. Il video è una terribile gabbia che tiene prigioniera la sfera dell’opinione pubblica. Tutto viene presentato come dentro un involucro protettore con il distacco e il tono didascalico con cui si discute di qualcosa già accaduta da poco.
Quell’acculturazione, omologazione che il fascismo non è riuscito ad ottenere, il potere di oggi, della società dei consumi riesce ad ottenerla perfettamente distruggendo le varie realtà particolari, i vari modi di essere uomini che l’Italia ha prodotto in modo storicamente differenziato” diceva.

Incredibile pensare che queste parole pronunciate negli anni ’70 siano ancora più attuali che all’epoca.
Pasolini vedeva l’Italia cambiare e incolpò i nuovi mezzi di comunicazione in mano alla classe dirigente come responsabili. Inutile dire che all’epoca i suoi pensieri, il suo modo di essere, destava scalpore e disprezzo ma egli fino all’ultimo rimase sempre coerente e fedele a se stesso.

I Beatles rivoluzionarono la musica negli anni ’60

Cos’è il conformismo?

La psicologia sociale definisce il conformismo come un cambiamento profondo, personale e duraturo nel comportamento e negli atteggiamenti dovuto alla pressione del gruppo.

Conformista è colui che rinunciando ad essere se stesso e ai propri gusti personali, si adegua e si adatta al suo gruppo di appartenenza sia nelle idee, che nel modo di vivere o nelle mode estetiche.
L’anticonformista al contrario ha un atteggiamento di rifiuto verso le idee ed i comportamenti prevalenti della massa. Vuole distinguersi da essa ed esprimersi liberamente.

Lo psicologo Asch riteneva il conformismo un processo relativamente razionale in cui le persone costruiscono una norma a partire dal comportamento degli altri, per determinare il corretto ed appropriato comportamento da adottare loro stesse.
Gli esperimenti che egli condusse lo portarono a concludere che una ragione per cui le persone si conformano alle opposizioni della maggioranza, anche quando la scelta corretta è evidente, può essere quella di evitare la censura, il ridicolo e la disapprovazione sociale. Si tratta di autentica paura.
Tuttavia risultati contraddittori suggeriscono che le persone che si conformano in una situazione non lo fanno in un’altra, cosicché nel conformismo i fattori situazionali contano più della personalità.

Due fattori indagati in profondità sono stati la dimensione del gruppo e la sua unanimità: gli individui dissenzienti e coloro che formulano opinioni devianti possono avere efficacia nel ridurre il conformismo, poiché infrangono l’unanimità della maggioranza e di conseguenza  rendono legittima la possibilità di risposte o comportamenti alternativi. Più la maggioranza è numerosa all’interno di un gruppo più influenza ha.

Nella società i gruppi che diffondono punti di vista minoritari sono spesso stigmatizzati dalla maggioranza in quanto etichettati come gruppi devianti. Le loro opinioni sono rifiutate poiché irrilevanti, spesso ridicolizzate e banalizzate nel tentativo di screditarle.
Nelle interviste televisive dei talk show, infatti,  vediamo che i presentatori e gli ospiti stessi cercavano di zittire e screditare le idee di Pasolini.

Moscovici parlò di come l’influenza della maggioranza produca acquiescenza pubblica diretta.
Le opinioni della maggioranza sono accettate passivamente senza pensarci molto su. Al contrario l’influenza della minoranza produce nell’opinione un cambiamento privato, latente, dovuto al conflitto cognitivo ed alla riorganizzazione derivati dalle idee devianti. Le opinioni della minoranza ci spingono a riflettere maggiormente.

Oltre a Pasolini anche  Fromm parlò della pericolosità dei mezzi di comunicazione che veicolano messaggi e valori della classe dominante in maniera invisibile. La pubblicità ci porta ad acquistare beni, suscitare bisogni sulla base delle esigenze del capitalismo alienandoci dal nostro essere, dalle cose essenziali.
Ci abituiamo a dare per scontato le notizie che ascoltiamo, senza riflettere, senza mantenere il nostro pensiero critico sul mondo.

Avete mai notato  che anche gli anticonformisti sono simili tra loro?
Jonthan Touboul coniò il termine effetto Hipster, sottolineando che con la volontà di opporsi al mainstream  porta gli anticonformisti a seguire percorsi e scelte simili fra loro. Tramite l’informazione chi si riconosce nel loro modo di pensare tenderà ad imitarli, ed ecco che un movimento di protesta diviene tendenza.
Un chiaro esempio furono i primi hipsters, da cui prende il nome questa teoria, che si lasciavano crescere la barba ed i capelli lunghi per differenziarsi dagli uomini che seguivano le regole e si mostravano sempre perfettamente rasati.
Oggi quelle grida di ribellione sono diventate la nuova moda, cessando di essere un segno d’originalità.

Nella storia da sempre gli anticonformisti sono stati: gli artisti, i politici, gli scienziati ed i folli.
La società dei consumi ed i mezzi di comunicazione non ci hanno solo resi più conformisti, ma anche più informati e colti rispetto al passato; è nella capacità di mantenere sempre un buon senso critico personale che sta la differenza tra essere manipolati o meno dalla società moderna. Per mantenerlo vivo possiamo aiutarci attraverso la conoscenza dei grandi autori.
La bellezza dell’arte, della cultura, sta proprio nel suo essere senza tempo, continua ad ispirarci anche dopo secoli o decenni; Rino Gaetano e Pasolini ne sono l’esempio.

 

 

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