5 battaglie a colpi di argomentazione che hanno segnato il corso della storia filosofica

H.M. Chalibaus, allievo del celebre Hegel, insegna che non può darsi sintesi, quindi risultato, senza una precedente opposizione tesi-antitesi. Vediamo dunque alcuni dei più importanti “scontri” del panorama filosofico occidentale! 

Foto presa da Skuola.net: “Schopenhauer non la prendeva con filosofia”.

In principio, la filosofia si viveva “in piazza”. Nella caotica atmosfera mediterranea delle pòlis, si dibatteva in lungo e in largo. Socrate ad esempio, come si può ben apprezzare nel film a lui dedicato e diretto da Rossellini, si muove alla ricerca di un confronto dialogico per competere alla verità ( dal latino con- e petere= arrivare insieme), affermando che è il confronto che genera un risultato ulteriore e più vicino a un senso comune di “verità delle cose”. Tuttavia, i filosofi subiscono lo stereotipo della presunzione e, ogni tanto, è presente un fondo di verità dietro queste affermazioni.

Foto presa da Skuola.net: “Sofisti”.

Filosofia e sofistica

In via del tutto generale, si può cominciare la top five delle “battaglie” alludendo in primo luogo alla guerra per antonomasia. Da una parte il sofista, colui che “smercia” il sapere in vista di un utile e il filosofo, colui che non vuole mettere le mani sull’essere (manipolandolo a proprio vantaggio) e si preoccupa di mirare all’essenza oggettiva della sfera dell’essente. Heidegger, tuttavia, insegna che non si dovrebbero separare in modo netto le due fazioni. Perché? Per il semplice fatto che filosofo e sofista sono più simili di quanto in realtà non si pensi. Per dirla in due battute, si pensi al ricorso della retorica e della persuasione da parte di entrambi!

Platone e Aristotele

In secondo luogo, lo scontro tra titani. Per non cadere nella banalità, si vuole subito mettere in chiaro che non si può considerare codesta una “battaglia all’ultimo sangue”. Infatti, Aristotele si propone, in quanto allievo di Platone, di attuare principalmente dei miglioramenti per poi orientarsi verso la propria dottrina. Prendendo in analisi generale le due correnti, si veda la questione della dialettica. Da una parte Platone, il maestro, prende spunto da Socrate. A questo riguardo, la dialettica corrisponde al confronto dialogico tra le opinioni che mira a ricercare la natura degli universali  del mondo ideale. Dall’altra Aristotele, il quale riporta “a terra” la dialettica privandola di quello che si può definire come il “carattere ontologico“: con lui ritorna ad essere la logica del dialogo.

Agostino e Tommaso d’Aquino

Con cosa conciliare la “creatio ex nihilo”? Con il platonismo oppure con l’aristotelismo? Agostino ha scelto la prima direzione, abbondando con le nozioni plotiniane: Dio crea il mondo da idee eterne che risiedono in lui. Riprendendo gli insegnamenti platonici, Agostino afferma che il mondo viene creato a partire da “lògoi” che provengono dall’essenza divina. Dall’altra parte, Tommaso, che sceglie la direzione opposta per giustificare in Dio il venire ad essere delle cose dall’oblio del nulla. Infatti, riprende gli insegnamenti aristotelici avvicinando essenza ed esistenza alla formula potenza e atto. È necessario che vi sia un “agente” per fare in modo che l’esistenza in potenza diventi atto… e questo agente è Dio.

Possibilitarismo e necessitarismo

È un importante salto nel tempo ma, detta  con Carlo Rovelli, il tempo come lo intendiamo noi cristiani legati alla Provvidenza… è scorretto. Dunque, uno scontro duro che schiera da una parte il mondo del soggetto con un ventaglio di possibilità di scelta  e il soggetto come manifestazione dello spirito della storia, vincolato dalla necessità. Concretamente? Hegel contro Kierkegaard. Da che parte scegliete di stare? La risposta la troverete solo se provate a mettere in questione la vostra concezione di destino: possiamo cambiare le carte del mazzo della nostra vita oppure siamo soggiogati rispetto a quel mazzo già deciso da una necessità dirompente?

Heidegger e Carnap

Chiudiamo questa serie di scontri-confronti nel secolo scorso. La battaglia vede da una parte l’analitica e dell’altra la fenomenologia del Dasein. La battaglia è propriamente linguistica: Carnap critica Heidegger di usare un linguaggio scorretto secondo due punti: i termini che utilizza non hanno alcun riferimento e senso. Come può affermare che “il Niente nientifica“? Non vuol dire assolutamente nulla. Certamente la risposta di Heidegger non è mancata all’appello e, in “Che cos’è Metafisica“, propone un’analisi dello svelamento del Nulla a partire dalla “Befindlichkeit” e dall’angoscia che lascerebbe a bocca aperta qualsiasi neopositivista o analitico (forse eccezion fatta per Wittgenstein!).

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: