Il Superuovo

28 anni fa avvenne la strage di via dei Georgofili: vediamone i momenti salienti

28 anni fa avvenne la strage di via dei Georgofili: vediamone i momenti salienti

Forse non sarà un attentato particolarmente conosciuto. Ma di certo l’evento rappresenta ancora oggi una traccia della crudeltà mafiosa durante i primi anni ’90. 

Strage di via dei Georgofili, 17 anni dopo Firenze non dim… | Flickr

Il 27 maggio del 1993 un attentato di stampo mafioso scosse la città di Firenze. La bomba venne fatta esplodere nella via, provocando la morte di 5 persone. I responsabili si identificarono tutti come appartenenti a Cosa Nostra. Analizziamo meglio l’accaduto.

I retroscena di Cosa Nostra prima dell’esplosione

La strage dei Georgofili purtroppo ancora non entra nel nostro immaginario collettivo, come successo con quella di Capaci e di via D’Amelio. L’attentato passò spesso in sordina, anche a causa del periodo. Dal 1992 al 1993, i morti per mano della mafia furono 21. La trattativa stato-mafia progredì in maniera spedita, ma senza trovare un punto di stazionamento. Tuttavia, la questione mafiosa non riguardò solo la Sicilia. Le esplosioni avvennero anche nel Lazio, in Lombardia e, appunto, in Toscana.
Personaggi come Bernardo Provenzano, Toto Riina, Leoluca Bagarella e altri tennero sotto scacco l’Italia nei primi anni novanta. Cosa Nostra in quel periodo diventò il simbolo della malavita. La paura nelle istituzioni arrivò a livelli inimmaginabili, nonostante il clima già teso nel “lodo Tangentopoli“. Solo 10 anni prima circa, si assistettero alle prime stragi, durante gli anni di piombo. La storia in quel momento sembrò ripetersi, seppur con minor intensità. Eventi come la strage dei Georgofili diventò un esempio ben chiaro.

Toto Riina, parrain redouté de la mafia sicilienne, meurt en prison | Monde | Actualités | Le Soleil - Québec
Il boss Salvatore Riina.

L’esplosione dell’autobomba e i danni alle opere d’arte

All’1:30 di notte, nei pressi della Galleria degli Uffizi, un’auto imbottita di esplosivo venne fatta detonare. L’esplosione portò alla morte di 5 persone: due coniugi, le loro figlie e uno studente. Altre 48 persone vennero ferite lievemente, a causa del gettito delle macerie.
L’attentato provocò la parziale caduta della Torre dei Pulci, un edificio storico sede dell’Accademia dei Georgofili. La giovane famiglia Nencioni (il cognome della famiglia) abitò al terzo piano, quando lo scoppio li uccise sul colpo. Lo studente invece morì dopo che un incendio si propagò all’interno della torre. Tanto bastò per portare un clima di assoluta psicosi collettiva nella culla rinascimentale.
Paura, mista anche a tanto sdegno. L’attentato portò alcuni quadri della Galleria degli Uffizi a risultare gravemente danneggiati. Per l’esattezza, circa il 30% delle opere che percorrono il Corridoio Vasariano ebbe un deterioramento irrimediabile. Tra queste ne abbiamo due di Bartolomeo Manfredi, il massimo esponente del caravaggismo. La via invece diventò un cumulo di calcinacci.
Quel giorno, “Firenze sognò”, citando una canzone dei Liftiba. Sognò un incubo.

I giocatori di carte, del pittore Bartolomeo Manfredi. Ancora oggi l’opera risulta semidistrutta.

Le indagini e i processi: la mafia colpì ancora

Non ci volle molto per capire che i colpevoli furono degli esponenti di Cosa Nostra. Tra questi nomi, ce ne fu uno in particolare che catturò l’attenzione degli inquirenti: Gaspare Spatuzza. L’uomo, braccio destro della famiglia Graviano, fu lo stesso che rubò la Fiat 126 che divenne l’autobomba durante la strage di via d’Amelio. Ma soprattutto, fu l’esecutore dell’omicidio di Pino Puglisi e, in maniera più drammatica, il rapitore del piccolo Giuseppe di Matteo.
Nel 2008, Spatuzza diventò un collaboratore di giustizia, rivelando anche dei dettagli piuttosto importanti, riguardo a cosa successe quella notte. Assieme a Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro e Francesco Tagliavia, decisero il luogo da colpire durante una riunione avvenuta tra boss e sicari. Il modo però in cui si scelse Firenze fu piuttosto curioso. Si procedette alla selezione, attraverso dei volantini turistici, il tutto in maniera casuale.
I giudici condannarono all’ergastolo Tagliavia e Cosimo D’Amato, il fornitore dell’esplosivo, rispettivamente nel 2011 e nel 2013. Negli stessi anni, l’associazione dei familiari delle vittime venne ammessa come parte integrante della trattativa stato-mafia. Una trattativa che però, nel 2016, secondo gli inquirenti andò oltre Cosa Nostra, in quanto ad ordinare l’iniziativa, furono degli uomini di Stato.

Stragi, il pentito Spatuzza: perseguitato dalla morte di quella bimba
Il pentito Gaspare Spatuzza, detto “u tignusu” per via della sua alopecia.

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