Il Superuovo

200 anni dalla morte di Napoleone, colui che è stato considerato come l’imperatore della Rivoluzione

200 anni dalla morte di Napoleone, colui che è stato considerato come l’imperatore della Rivoluzione

Il 5 maggio 1821 moriva all’Isola di Sant’Elena, Napoleone Bonaparte, politico e generale francese, nonché fondatore del Primo Impero Francese.

Protagonista indiscusso della prima fase della storia contemporanea europea, Napoleone è stato considerato il più grande stratega della storia e come il più grande dei grandi. Grazie al suo sistema di alleanze e a una serie di brillanti vittorie contro le potenze europee, conquistò e governò larga parte dell’Europa continentale, esportando gli ideali rivoluzionari di rinnovamento sociale e arrivando a controllare numerosi Regni tramite persone a lui fedeli.

L’imperatore della Rivoluzione e le sue innovazioni nel campo bellico

Napoleone è stato il dio della guerra, l’imperatore della Rivoluzione. Egli ha fatto la differenza, non perché abbia introdotto delle grandi novità teoriche, ma semplicemente perché è stato il più bravo di tutti. La sua singolarità ha prodotto effetti sul campo di battaglia che altri non sono stati in grado. La Rivoluzione francese ha compenetrato lo sviluppo della guerra, trasformandola. La politica interna e l’espansione verso l’esterno tramite la guerra sono diventate estremamente connesse. In questo contesto, lo Stato è diventato lo strumento delle masse, che hanno acquisito cittadinanza e sapevano di poter scrivere la storia. Lo Stato non è  più un’emanazione del sovrano, ma l’incarnazione di un bene più grande, della libertà, della rivoluzione stessa, del trionfo della massa. La Rivoluzione della guerra ha significato combattere con furore rivoluzionario. Questo esercito rivoluzionario era composto da una parte con un élite di professionisti e dall’altra con la forza dei numeri. Il popolo è entrato in massa nell’esercito, vi è stata una coscrizione universale, sebbene i professionisti siano rimasti lo stesso. Questa forza d’urto sconosciuta ha sconfitto i più piccoli eserciti professionisti presenti nel Settecento. Napoleone ha risollevato l’esercito rivoluzionario. La Francia, nel 1794 ha potuto contare su un milione di arruolati sul suo suolo, ma non è riuscita più a sostenere economicamente questo numero. Quindi Napoleone, si è posto alla testa delle forze armate francesi a cui ha prestato servizio, motivando fortemente i suoi soldati, promettendo loro gloria, fama e ricchezza, portandoli nelle più ricche e accoglienti pianure che ci siano. Infatti, con la forza dei numeri, i francesi hanno sconfitto gli austriaci per ondate, vincendole tutte. Vinta la campagna italiana, Napoleone ha premiato effettivamente i soldati e apre loro i gradi militari, promuovendo i più valorosi, facendoli saccheggiare le terre conquistate. Napoleone, dunque, ha capito come istituzionalizzare i vantaggi sorti dalla Rivoluzione. Con Napoleone, si è cominciata a combattere la guerra della Nazione, trasformando il suo furore in patriottismo. Napoleone è stato un ottimo perfezionatore e valido esecutore. Con l’esplosione dei numeri, Napoleone ha riorganizzato le truppe, attraverso i corpi d’armata, un raggruppamento più grande rispetto a quelli conosciuti sino al Settecento, e questi corpi vengono strutturati in unità interforze: al proprio interno vi sono state tutte le componenti delle forze armate, rendendoli così un piccolo esercito, in grado di combattere da solo. Sono stati completi in loro stessi, in modo di riuscire anche a difendersi all’occorrenza e a non farsi cogliere alla sprovvista. Quest’organizzazione è stata importante perché le infrastrutture europee non riuscivano a sostenere lo spostamento di eserciti che sono esplosi di numeri. I gruppi d’armata potevano viaggiare parallelamente e coordinatamente in modo da potersi riunire e soccorsi velocemente, ma senza la necessità di spostarsi tutti insieme. Questa è stata un’innovazione che ha Napoleone fa sua e ne fa un uso sistemica. Anche l’artiglieria fa un salto di qualità, integrata in ciascun corpo d’armata e utilizzata in maniera concentrata sull’obiettivo. Dunque, l’imperatore corso è stato sì un generale, ma è stato anche un generale che ha avuto una visione di statista e ha pensato all’organizzazione militare a tutto tondo. C’è stata una fusione di visione politica e visione militare. In quest’ottica, la guerra è stata lo strumento principale per la politica di Napoleone, che è stata politica estera, molto aggressiva. Lui ha concepito le sue strategie a livello europeo in maniera costantemente espansionistica. C’è stata una forte integrazione tra guerra e politica.

Ma come combatteva Napoleone?

Il vantaggio di Napoleone è stato che lui fosse più bravo degli altri. Una delle caratteristiche fondamentali di Napoleone è stata individuare il punto debole dell’esercito avversario e colpirlo in massa. La massa ha dovuto sempre esprimersi al massimo delle sue possibilità. Lui non ha mai fatto l’errore di non affiancare grandi mezzi militari ai suoi grandi mezzi politici: ha pensato in grande e ha combattuto in grande. È stato anche famoso per le sue manovre avvolgenti, che non erano sconosciute all’arte della guerra, ma Napoleone ha osato cose, manovre in situazioni che altri non avrebbero mai utilizzato. Napoleone ha concretizzato questa sua capacità di leadership a causa del suo essere generale, imperatore aggressivo. Egli ha cercato costantemente la sconfitta decisiva sul campo di battaglia dell’esercito avversario. Ha avuto chiaro che il valore di una sconfitta nello scontro decisivo è maggiore che prendere il capitale del nemico. Va, dunque, ricercato il punto decisivo, che è ricercato nel modo più naturale, ovvero, sfruttando la sua propensione all’attacco, con penetrazioni strategiche volte a provocare lo scontro col nemico, specialmente quando esso non fosse ancora pronto. Un esempio piuttosto concreto di questo pensiero strategico è stato possibile rintracciarlo in una delle sue famose battaglie, quella di Austerlitz del 1805. Qui, Napoleone ha creato convergenza di forze da un’iniziale dispersione. Le truppe napoleone, in parte in Francia, in parte in Germania, sono converse e hanno creato concentrazione. Le forze austriache sono state costrette ad accettare battaglia. Napoleone si è diretto verso il cuore dell’Austria, ha preso Vienna, sapendo che non sarebbe stata la mossa risolutiva, ed è andato in cerca del grosso delle masse, per tentare lo sprint decisivo, sfruttando la voglia degli austriaci di prendersi Vienna. Dunque, è andato alla ricerca di truppe austro-russe prima che diventino forti. Ha organizzato uno stratagemma: ha fatto finta di indietreggiare e ha indebolito un lato del suo schieramento per far credere al suo nemico che si stia indebolendo. Gli austriaci ci sono cascati e hanno attaccato quello che è sembrato il lato debole dei francesi, che notte tempo, però, è stato rinforzato e ha portato gli austriaci ad una sconfitta memorabile. Un’altra battaglia che merita di essere menzionata è indubbiamente quella di Jena, ex Prussia, del 1806. Napoleone aveva le truppe schierate in Francia e nel sud della Germania. Inizialmente, egli non ha voluto nemmeno combattere la battaglia di Prussia, ma si è sentito obbligato dopo Austerlitz. Quindi, anche qui ha cercato la battaglia decisiva. Dalla Francia e dal sud della Germania si è mosso verso Berlino, credendo fosse facile conquistare la capitale prussiana. Napoleone è avanzato in maniera parallela e ha preso i tedeschi sul fianco. I tedeschi hanno iniziato a ritirarsi verso Berlino, perché le truppe francesi sono sembrate sempre più decise. I tedeschi li hanno aspettati a Jena, ma hanno subito la tattica francese dell’aggiramento sul fianco, bloccando le vie di comunicazione da est a ovest.

L’eredità e i limiti di Napoleone

Però, anche il più grande dei grandi ha avuto i suoi limiti. Napoleone ha escluso guerre limitate per obiettivi circoscritti, limitando le sue scelte, senza stabilizzare ciò che ha ottenuto. Questo, però, da un lato ha messo in luce i limiti strutturali francesi nel sostenere l’impero e dall’altro, ha stimolato i nemici a sviluppare il proprio sistema economico interno. Ha incentivato anche la combattività di coloro che sono stati derubati delle loro risorse, sfociando in guerriglia, una piccola guerra combattuta con scarsi mezzi contro le truppe francesi che occupavano il territorio spagnolo. Gli spagnoli gli hanno reso impossibile la stabilizzazione nella penisola iberica. Non solo: la guerriglia spagnola è stata finanziata anche dagli inglesi. Il sistema di comando è collassato, senza comunicazioni di strategie. Ma ci sono stati anche problemi di risorse. Napoleone non ha saputo dove fermarsi e concettualizzare l’assetto definitivo del suo impero: la guerra non è stata più strumento della politica e ha preso sopravvento sull’imperatore della Rivoluzione. Napoleone non è stata più una guida politica. Napoleone non si è mai saputo fermare, nonostante ciò, ha continuato a essere studiato e preso d’esempio per oltre cent’anni. I primi studiosi di Napoleone si sono concentrati più sugli aspetti tattici o strategici, sul vivere la guerra più che sulla visione ampia. Napoleone è diventato il profeta della massa, della penetrazione strategica. Il che è vero. Però, questo studio di napoleone viene fatto senza interpretazione e comprensione profonda: si è cercato di imitarlo in maniera superficiale, perché, a metà dell’Ottocento, “fare Napoleone” è stato stato molto semplice, perché il sistema infrastrutturale europeo ha avuto molti miglioramenti a metà dell’Ottocento. Questo fa perdere di vista un problema: il fatto che nel frattempo gli eserciti sono cresciuti ulteriormente assieme ai campi di battaglia. Fare napoleone sarà più semplice in teoria, ma diventerà impossibile in pratica, perché in Europa non ci sarà più spazio dove combattere. L’eccessiva semplicità causa un blocco strategico. Si è compreso meno la parte dello slancio ideale che Napoleone ha sfruttato e accentuato nelle proprie truppe. Lo si capirà in parte, utilizzando il Nazionalismo nell’Ottocento.

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