Il Superuovo

A 200 anni dal mortal sospiro di Napoleone, Manzoni è il miglior modo per commemorarlo

A 200 anni dal mortal sospiro di Napoleone, Manzoni è il miglior modo per commemorarlo

200 anni fa Ei fu. Ecco perché il celebre componimento di Alessandro Manzoni è ancora il miglior modo per commemorare Napoleone.

Ei fu, esattamente duecento anni fa. Napoleone Bonaparte diede il mortal sospiro il 5 maggio 1821, mentre si trovava relegato nell’isola di Sant’Elena. Moriva su quell’isola un uomo che ha segnato la storia europea e che, come buona parte dei grandi della storia, affascina e divide.

Commemorare Napoleone

Assodato che la memoria storica sia fondamentale e che nell’analisi di ogni evento e personaggio della storia ciò che conta sia il mantenimento di un giusto spirito critico, in un periodo in cui sempre più spesso si sfocia in un eccessivo e decontestualizzato moralismo sono state numerose le controversie sulle commemorazioni della morte di Napoleone. Dietro l’uomo ambizioso e determinato che è stato il più grande stratega militare europeo dell’Ottocento è stato delineato un profilo razzista, schiavista e che si colloca tra i più grandi misogini della storia, ed è stata dunque messa in dubbio la legittimità delle celebrazioni del bicentenario della sua morte. Fa chiarezza, nella politica francese, Hubert Védrine: “Commemorare, ma non celebrare“: seppure con il giusto spirito critico, la storia va ricordata.

A Parigi, la tomba monumentale di Napoleone Bonaparte.

L’atteggiamento di Manzoni

Difficile da credere o forse no, visto il rinomato valore poetico di Alessandro Manzoni: se esiste un modo più adeguato degli altri per commemorare Napoleone è quello adottato dal poeta nel componimento Il cinque maggio. Non cita il suo nome, Manzoni, non esprime approvazione, lascia ai posteri l’ardua sentenza. Sintetizza tutte le imprese della sua vita in pochi versi, condensa in qualche parola l’energia della personalità dell’uom fatale, e lo dota, dinanzi alla morte, di un’immensa umanità. Quella dedicata a Napoleone non sembra nemmeno un’ode politica, tanto è dominata da una precisa visione della storia e dall’idea di trasmettere determinati valori.

Il cinque maggio

La notizia della morte di Napoleone non giunge subito in Italia. Manzoni viene a saperlo solo il 16 luglio, dalla “Gazzetta di Milano” e in soli tre giorni, da 18 al 20 luglio, compone Il cinque maggio. Si tratta di un caso isolato nella produzione dell’autore, che raramente concludeva in tempi tanto rapidi le sue opere. L’ode avrà vasta risonanza in Europa, e l’anno successivo Goethe ne pubblicherà la traduzione in tedesco. Con il noto “ei fu“, Manzoni costruisce il componimento intorno alla morte di Napoleone, che non cita mai per nome. Questo contribuisce a delinearne una profonda umanità: da solo, su un’isola, in procinto di morire, si trova assalito dai ricordi e ripercorre le tappe della sua vita. Che sia un grande della storia e che abbia avuto potere, adesso, non conta più. Non tralascia, Manzoni, nella descrizione di Napoleone, neppure la descrizione di una certa superbia che lo ha contraddistinto. Egli ha creduto di poter essere l’unico artefice della propria sorte, eppure alla fine anche lui ha dovuto cedere di fronte a Dio, a cui solo appartiene la vittoria. Così la terra sta attonita, alla notizia della morte di Napoleone. E non può non ricordarlo, nel bicentenario di quel giorno, nonostante tutto. Se poi fu vera gloria…ai posteri, l’ardua sentenza!

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