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Videogiochi: non più solo intrattenimento? La nuova frontiera del potenziamento della lettura nella dislessia

L’incubo di genitori e insegnanti di pomeriggi passati davanti ad uno schermo non è più tutto tempo sprecato: nuovi studi dimostrano l’utilità dei videogiochi nel potenziamento delle abilità di lettura.

I videogiochi diventano un utile alleato e non più da demonizzare: aiutano a potenziare le abilità di lettura. Alcuni dubbi sorgono spontanei: vanno tutti bene? Per quanto tempo devono essere utilizzati? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Dislessia, un disturbo diffuso

La dislessia rientra nei disturbi dell’apprendimento (DSA), i quali, secondo i dati forniti dal MIUR, nell’anno scolastico 2017/2018, hanno riguardato il 3,2% della popolazione scolastica. La legge 170 del 2010 definisce la dislessia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura. Secondo la Teoria del Deficit Attentivo, uno degli approcci di studio, il deficit primario del disturbo della lettura riguarda una collocazione non adeguata delle risorse attentive per l’elaborazione di stimoli visivi e/o uditivi. Nello sviluppo e apprendimento tipico ciò diventa automatico, divenendo così meno dispendioso dal punto di vista cognitivo. Nei bambini e ragazzi dislessici, invece, questa automatizzazione risulta più lenta e, dunque, richiede un maggior sforzo attentivo. Qui entrano in gioco i videogiochi. E’ possibile potenziare le capacità di lettura allenando l’attenzione attraverso i videogiochi?

Gli action games non più solo per l’intrattenimento

Diversi studi hanno evidenziato come l’utilizzo di videogiochi d’azione, action games, possa migliorare le performance in compiti volti alla misurazione delle competenze visuo-spaziali. In particolare, è stato dimostrato che l’utilizzo di questi videogiochi ha potenziato le abilità di:

  • Multitasking;
  • Distribuzione dell’attenzione nello spazio;
  • Diminuzione dei tempi di risposta a stimoli visivi
  • Rivelazione ed identificazione di stimoli veloci
  • Riconoscimento e tracciamento di oggetti multipli in movimento.

Queste potenzialità, però, si perdono con l’utilizzo di altre tipologie di videogiochi. Solo gli action games richiedono di riconoscere e colpire bersagli in movimento, di prendere decisioni velocemente, di concentrare la propria attenzione su più stimoli. E’ stato fatto uno studio presso l’Università di Padova, che ha diviso 2o bambini con uguale QI in due gruppi. Il primo ha utilizzato action games, l’altro videogiochi di altro tipo. I risultati hanno mostrato come solo il primo gruppo abbia avuto un incremento della velocità di lettura. Inoltre, gli studi hanno riportato che tali risultati non sono solo applicabili ai contesti interni alla realtà virtuale. Sono generalizzabili, infatti, anche ad altre situazioni, compresa la lettura. Un altro vantaggio è l’interesse dimostrato dai bambini e ragazzi, più invogliati a potenziare le loro abilità di lettura divertendosi, piuttosto che con i metodi i classici.

Tutti gli action games vanno bene?

Nonostante le potenzialità cognitive, è necessario considerare un aspetto fondamentale: il contenuto. Molti videogiochi non sono adatti ad un pubblico giovane, certamente non sono stati progettati per questo. Per sopperire a ciò sono stati creati i serious game, concepiti per essere educativi in toto. In ogni caso, è importante che l’utilizzo di qualsiasi videogioco non sia prolungato per un tempo eccessivo. In questo modo si rischierebbe, infatti, di incorrere in altre problematiche, come le dipendenze o l’isolamento. Nel caso della dislessia, inoltre, il loro utilizzo deve essere inserito all’interno di un percorso clinico.

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