Wittgenstein e il Dio della Genesi: linguaggio e realtà nella creazione biblica

“Dio disse ‘Sia la luce’, e luce fu.” Che lingua parla Dio? Quale linguaggio è così potente da creare il mondo?

 

 

 

Alla domanda sul ‘perchè’ Dio abbia creato il mondo è stata rivolta molta attenzione da parte di interpreti dei libri sacri, filosofi, filologi e uomini di chiesa. Meno fortunata è stata, forse, la domanda sul ‘come’ Dio abbia creato la sua opera, nonostante quest’ultima inneschi profonde riflessioni sul rapporto tra linguaggio e realtà…

Dio disse: ‘Sia la luce’…

In principio, viene raccontato nei versi iniziali del libro della Genesi, Dio creò il cielo e la terra; ma nessun ulteriore dettaglio viene fornito su come sia avvenuta la creazione da parte di Dio. Soltanto qualche verso più avanti il mistero del come della creazione comincia a dissolversi: “Dio disse: – l’autore racconta –  ‘Sia la Luce’, e luce fu.”. Sembrerebbe, allora, che la creazione da parte di Dio coincida con un atto linguistico: Dio crea nominando le cose del mondo. Così, la medesima formula ricorre per la creazione degli animali terrestri e marini (“Dio disse: ‘Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra’. “) , la creazione degli astri (“Dio disse: ‘Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo’.[…] E così avvenne “), ma anche per conferire una struttura al creato, come la separazione di cielo e terra: “Dio disse: ‘Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque.'[…] E così avvenne. “. Tutto ciò che Dio proferisce si realizza esattamente nel modo in cui Lui lo ha detto; il mondo creato è, in questo senso, uno specchio del linguaggio di Dio: ciò che Dio dice è, e cio che è (il mondo) è ciò che Dio dice. Il mondo altro non è che una storia raccontata da Dio.

 

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, che lingua parla Dio: quale lingua è così potente da creare il mondo e descrivere esattamente e in maniera veritiera come il mondo è fatto?

 

L’uomo è dotato di linguaggio tramite cui riesce a descrivere la realtà e, a volte, anche a manipolarla; basti pensare, ad esempio, al linguaggio matematico con il quale l’uomo è riuscito a descrivere e prevedere un largo numero di fenomeni. Con il linguaggio della matemica (e della fisica) l’uomo è addirittura riuscito a creare: ha costruito macchine, grattacieli , ha innalzato ponti etc. Eppure, il linguaggio dell’uomo ancora non è del tutto scevro dall’errore: alcune sue predizioni si rivelano erronee (e.g. previsioni metereologiche) e le teorie atte a descrivere la realtà (e.g. la fisica meccanica) si rivelano spesso fallaci e falsibicabili. Sembrerebbe che il linguaggio dell’uomo sia ancora molto lontano dal linguaggio perfettto e potente di Dio: la realtà falsifica il linguaggio dell’uomo.

 

 

Linguaggio e realtà

 

Che connessione c’è tra linguaggio e realtà? Linguaggio e realtà sono due dimensioni che non possono essere del tutto separate. Infatti, alcune proprietà del nostro linguaggio, come verità e falsità dipendono profondamente dall’attuale configurazione delle cose nel mondo: possiamo distinguere una frase vera  (e.g. ‘Amsterdam è una città piovosa’) da una frase falsa (e.g ‘L’Africa è un continete con un clima prelaventemente polare’) soltanto in base a ciò che avviene nella realtà. Analogamente, comprendere come funziona il mondo corrisponde a capire e selezionare le proposizioni vere nel nostro linguaggio (e. g. comprendere che la Terra gira intorno al sole corrisponde a capire che la proposizione ‘il Sole gira intorno alla terra’ è falsa).

Il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein nel suo Tractatus logico-philosophicus ha investigato la profonda relazione che sussiste tra linguaggio e realtà. Pur essendo condannato alla fallibilità, l’uomo, secondo Wittgenstein, è comunque in grado di proferire verità necessarie sulla  configurazione del mondo, ossia verità che non potranno mai essere confutate. In questa categoria di verità rientrano le tautologie della logica, ossia proposizioni che rimangono sempre vere indipendetemente dall’attuale configuarazione del mondo. Ad esempio, la proposizione ‘Piove oppure non piove’ (p o non-p) è tautologica in quanto risulta essere sempre verificata (indipendentemente da se piova o meno). Questo tipo di verità, però, risultano essere poco informative: esse si riferiscono soltanto alla struttura necessaria del mondo ma non riescono ad esprimere, in maniera positiva, la configurazione fattuale  della realtà. Ad esempio, ‘Piove oppure non piove’  non riesce a dirci nulla sul reale stato delle cose (cioè se piove o meno) ma rappresenta, in maniera veritiera, il fatto che il mondo è strutturato in modo che sia dia il caso che piova o meno.

 

 

 

“…e luce fu!

Al contrario di Dio, il linguaggio dell’uomo è limitato, così come è limitata la natura umana. Come Wittgenstein afferma nel suo Tractatus: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo” (5.6). La realtà, ossia l’insieme delle cose vere nel mondo, è delimitata per l’uomo dai limiti del suo stesso linguaggio: l’uomo è condannato all’errore e può conoscere e comunicare, in maniera veritiera, soltanto un piccolo frammento del mondo.

“Che il mondo è il mio mondo – Wittgensten afferma –  si mostra in ciò, che i limiti del linguaggio (del solo linguaggio che io comprendo) significano i limiti del mio mondo”: lì dove si ferma la verità del mio linguaggio, si ferma anche la conoscenza autentica del mondo.

Il problema della connessione e corrispondenza di linguaggio e realtà sembra non sussistere, invece, dalla prospettiva di Dio: il linguaggio di Dio in un certo senso coincide con l’intera realtà. Dio non è condannato all’errore poichè qualsiasi cosa lui proferisca avviene: se Dio disse luce, allora, con certezza, luce fu. La realtà, l’essere si esaurisce del tutto nelle parole di Dio; questa caratteristica sembra riecheggiare anche nel Vangelo di Giovanni: ” In principio era il Verbo – dal latino verbum, parola – ed il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. Quasi a voler affermare che l’essere è il linguaggio, e il linguaggio, quello vero, è esclusiva di Dio: Dio, essere e linguaggio vero sono, in principio, un tutt’uno

 

 

 

 

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