Carlo Goldoni e i Rumatera: quando essere veneti diventa un’arte

Il dialetto in arte? Scelta rischiosa, certo, ma a volte anche fortunata.

La statua dedicata a Carlo Goldoni in piazza San Bartolomeo a Venezia, Wikipedia

Dalla commedia al punk rock, dal 1700 agli anni 2000, dalle “Baruffe chiozzotte” e “I Rusteghi” a “La Grande V” e “Na seen”: il dialetto veneto è veicolo artistico e con Carlo Goldoni e i Rumatera capiremo perché.

La lingua veneta come prisma

Quella di oggi non vuol essere una “scrittura campanilistica” bensì una semplice riflessione linguistica non faziosa, riproponibile per le altre diciannove casistiche italiche. Doveroso dirlo? Forse no, ma intanto le mani avanti sono state poste. Protagonista assoluta di oggi è la lingua, un’entità affascinante quanto ingarbugliata, coinquilina conosciuta ma in mutamento costante, madre dalla prole sterminata e eternamente gravida di nuova vita. Nonostante questa sua fluidità identitaria, l’”homo studiosus” ha tentato e tenta tutt’ora di ricostruire la natura dei cambiamenti linguistici partendo dalla lingua odierna. La nostra Italia è culla di moltissimi idiomi diversi tra loro e spesso, all’interno di una singola unità, convivono varianti riscontrabili anche a pochi chilometri di distanza e questo è il caso del dialetto veneto. Prima di addentrarci nel tema, è necessario tracciare una sintetica carta d’identità del Veneto. Situata a nord-est dello stivale, la regione conta poco meno di cinque milioni di abitanti e ha come capoluogo Venezia, alla quale si aggiungono le province di Padova, Rovigo, Treviso, Verona, Vicenza e Belluno. Al di là delle naturali differenze che intercorrono tra le città, interessante risulta individuare delle zone linguistiche più ampie in grado di scavallare il confine politico e indirizzare diversamente il nostro ragionamento. Da questo si può dedurre quanto sia forte la permeabilità”, caratteristica fondante del rapporto tra parlate contigue. Nell’indagine è fondamentale anche il  riconoscimento di elementi comuni ereditati da una matrice originaria. Il dialetto esprime quindi radici territoriali determinate su piccola scala ma, allo stesso tempo, identità culturale condivisa su larga scala. Parlando in un certo modo definiamo chi siamo: quale tramite migliore dell’arte per esprimere sé stessi?

Mappa dei dialetti veneti, venetinelmondo.org

Carlo Goldoni e le commedie veneziane

“Ella pure nel nostro Veneto idioma; ma colla scelta delle parole, e colla robustezza dei sentimenti, ha fatto conoscere che la lingua nostra è capace di tutta la forza e di tutte le grazie dell’arte oratoria e poetica, e che usata anch’essa da mano maestra, non ha che invidiare alla più elegante Toscana.” Poche righe sono sufficienti per comprendere chi possa essere stato ad esprimersi in questa via: Carlo Goldoni. Vissuto in pieno ‘700, egli è un autore cardine della letteratura italiana grazie soprattutto alla sua attività di commediografo che lo renderà celebre in tutta Europa. Nella prima parte della sua vita svolge l’attività di avvocato per dedicarsi poi alle lettere anche come librettista e poeta. Nel suo percorso artistico egli si delinea come il vero rivoluzionatore della commedia: da un tipo di commedia d’arte fondata sull’improvvisazione, l’applicazione scenica di canovacci ripetitivi e la rappresentazione di personaggi spesso triviali, si passa ad una commedia moderna basata su un copione scritto e sulla tipizzazione dei caratteri. Innovativa sarà inoltre la scelta goldoniana di utilizzare il dialetto veneziano, lingua ufficiale della Repubblica di Venezia: una scelta coraggiosa con la quale darà alla luce le sue due commedie più riuscite ovvero “I Rusteghi” e le “Baruffe chiozzotte”. La prima opera, che trasposta in italiano diviene: “I Rustici”, vede come protagonisti principali i ruvidi e irosi Lunardo, Canciano, Simone e Maurizio. Questi rusteghi rappresentano il passato in quanto portatori di valori tradizionali oramai superati e sono strenui difensori della struttura familiare patriarcale, che si declina in imposizioni verso le donne della famiglia, ad esempio il divieto di uscire di casa. I personaggi femminili incarnano invece una mentalità aperta ed elastica, cozzando duramente con l’ideologia maschile. Le “Baruffe chiozzotte” già dal titolo individuano il punto focale di tutta la rappresentazione scenica. La “baruffa” è la schermaglia, lo scontro confusionario, ambientata nello spazio preciso di Chioggia, cittadina lagunare in provincia di Venezia. I protagonisti di queste zuffe sono un gruppo di popolani che vivono il sentimento dell’amore in modo istintivo e sincero, connotando l’opera di un respiro corale che ben rappresenta il mondo reale, fine a cui tende Goldoni con la sua arte. A questa volontà ideologica concorre l’uso del dialetto, mezzo linguistico espressivo e saldamente radicato alle situazioni della quotidianità, in grado quindi di rendere con maggiore veridicità le vicende trattate. Una lingua calzante e artistica che: “Non ha a che invidiare alla più elegante Toscana”.

Carlo Goldoni, artemusicavenezia.it

I “Tosi de Campagna”

Esprimere chi si è e quale sia il proprio mondo attraverso la lingua d’origine è, indubbiamente, uno strumento non convenzionale ma efficace. Il dialetto è incisivo, epigrammatico, ed è grazie a questa sua capacità comunicativa che trova anche un’applicazione nel campo delle arti. Carlo Goldoni intuì questa grande potenzialità e la impiegò al meglio, facendo la sua fortuna e quella del teatro intero. Compiendo un balzo in avanti di quasi 300 anni, notiamo che la verace genuinità del diaèto veneto non viene mai meno e, con i dovuti paragoni, anche al giorno d’oggi possiamo raccontare un esempio di simile postura artistica: i Rumatera. Prima di disambiguare questo termine, che merita una spiegazione puntuale, è giusto presentarli. I “Rumatera” sono una band punk-rock veneziana nata nel 2007 e tutt’ora in attività, con a referto ben sei dischi e più di 500 concerti in moltissimi paesi veneti e non. Tra le note particolari troviamo una serie televisiva che li vede protagonisti, “The Italian Dream”, una partecipazione al programma “B come Sabato” di Rai 2 condotto da Gabriele Corsi e l’apertura del “Jova Beach Party” di Jovanotti durante l’estate 2019. Ma veniamo ora al loro nome. Rumatera o meglio, il rumatera, è un pesce conosciuto in italiano come carassio che vive nei corsi d’acqua dolce muovendosi nel fondale fangoso; ecco spiegata la genesi del nome, che traduciamo per l’appunto con “scava terra”. Il nome racchiude in sé tutto lo spirito di questo insolito gruppo mosso dalla passione per la musica, in particolare il punk-rock anni ’90, e dalla volontà di raccontare la vita dei tosi de campagna cresciuti nelle campagne venete in modo semplice e ruspante. I loro brani cercano di trasmettere la spensieratezza di questa vita immancabilmente condita da uno spiccato desiderio di convivialità, un incondizionato amore per il gentil sesso e leggendarie avventure vissute tra amici , il tutto cantato con la nostalgia per una giovinezza autentica e votata alla semplicità. La canzone: “Nassare qua”( nascere qua) è emblema dell’amore per la propria terra, la propria tradizione e ovviamente la propria lingua: “Mi so inamorà del me quartiere, dea me xente del diaetto stretto che se parla qua”(Io sono innamorato del mio quartiere, della mia gente e del dialetto stretto che si parla qua). Detto ciò, buon ascolto a tutti!

I “Rumatera”, Cronaca Venezia

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: