Crolla un viadotto sulla Torino-Savona: che cos’è la psicosi collettiva da crollo

Crollo sull’autostrada A6, sul tratto di strada tra Savona e Torino, a pochi chilometri dal casello di Savona. La paura si diffonde.

La paura è una delle emozioni più pervasive in assoluto, è facile quindi immaginare quindi quanto facile sia sviluppare uno stato d’ansia generalizzato a seguito dell’ennesimo crollo di un ponte. Paura, rabbia, isteria di massa, sono queste le componenti che aggravano un accadimento già di per sè tragico.

Le forze della natura

Pomeriggio di domenica 24 novembre, Liguria, un forte boato sconquassa la zona vicina al casello autostradale di Savona. Un fiume d’acqua, causato dalle piogge degli ultimi giorni ed ingrossato da fango e detriti, si abbatte all’improvviso sui piloni del tratto autostradale dell’A6 “Torino-Savona”, andando violentemente ad impattare con gli stessi e causandone la distruzione. A seguito del crollo dei piloni, crolla anche un tratto sopraelevato di quella stessa autostrada. All’alba di questo avvenimento, non soltanto si è aperta un’inchiesta rispetto all’effettiva ed accurata manutenzione del tratto sopraelevato in questione ma, soprattutto, si intende capire se posizionare dei piloni in quello specifico punto della collina potesse essere considerato “a rischio”. È facile immaginare quindi che i cittadini liguri (e non solo) pretendano di conoscere la verità ed ottenere giustizia, soprattutto visto ciò che era accaduto in occasione del crollo del ponte Morandi, a Genova.

Una catastrofe sfiorata, troppo simile a tante altre

Secondo fonti ANSA è solo una l’automobile dispersa, coinvolta nel crollo del viadotto sull’A6, fortunatamente quindi si è evitato il peggio. La memoria del crollo del ponte Morandi, a Genova, è ancora vivida: a seguito di quella catastrofe furono infatti 43 i morti e 566 gli sfollati. La triste notizia, porta come detto anche rabbia, non soltanto perché si tratta di un nuovo crollo, dopo pochissimi mesi da quello precedente avvenuto a Genova, ma anche e soprattutto perché si tratta di un ulteriore accadimento causato dalla natura, natura che spesso, troppo spesso, si è cercato di vincolare alle leggi dell’uomo. Quello che crea un maggiore stato di agitazione, tuttavia, è la sostanziale imprevedibilità degli eventi: non è dato sapere se e quando un evento simile si verificherà nuovamente, costringendo quindi i cittadini ad uno stato d’ansia

Psicosi collettiva: l’isteria psicologica di massa

Perché all’accadimento di un evento catastrofico come questo ci troviamo spesso impauriti o reticenti a frequentare ambienti dove quello stesso evento potrebbe verificarsi ancora? La motivazione è data dalla cosiddetta “psicosi collettiva”, nota anche come “isteria di massa”, ovvero una forma di profonda paura, ansia o terrore che però è generalizzata, colpisce cioè più persone pressochè simultaneamente ed è originata dallo stesso identico accadimento, comune a tutti. La storia recente è satura di accadimenti in grado di causare psicosi collettiva, basti pensare per esempio all’ascesa dell’autoproclamato “stato islamico” (ISIS), all’abbattimento delle torri gemelle del 11 settembre 2002 a seguito di una azione terroristica, alla paura per le scosse di terremoto dopo i sismi dell’Aquila nel 2009 o quelli ad Amatrice del 2016-2017. La paura è infatti una delle forme di emozione più ancestrali, dette “primitive” o “primarie”, così chiamate perché sono le prime a svilupparsi nei soggetti umani e sono anche le più profonde e pervasive. Un evento drammaticamente attuale, come quello qui citato, induce uno stato di paura all’interno dei soggetti, uno stato di paura che appare come pressochè identico in tutti e che quindi viene accentuato dalla comunalità dello stesso. Più persone sperimentano la stessa identica emozione, più questa sarà efficace e pervasiva.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.