La rabbia ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nello schiaffo di Will Smith la notte degli oscar. Approfondiamo questo sentimento così presente nella nostra quotidianità.

Arrivato come un fulmine a ciel sereno, lo schiaffo di Will Smith durante la cerimonia degli Oscar rappresenta il culmine di quella che è un’emozione a noi forse troppo conosciuta: la rabbia. Questo sentimento è uno dei più intensi ed è capace di condizionarci a tal punto da impossibilitare la nostra capacità di pensare e agire razionalmente.
Utile per i nostri antenati, ingombrante per noi
La rabbia è una delle emozioni principali, ovvero una di quelle emozioni legate ad istinti primordiali e il cui funzionamento è stato affinato nel corso dello sviluppo del genere umano. Oltre alla rabbia, con la sua teoria delle emozioni, Carroll Izard, psicologo statunitense, ne evidenzia altre 9 (come felicità, tristezza,vergogna…), capaci di combinarsi tra loro con vari risultati.
La rabbia è strettamente legata alla nostra sopravvivenza, e al piano di azione “fight, flight, freeze” (“combatti, scappa, fingiti morto”), comportamento base, supportato dal sistema nervoso simpatico (quello che, per intenderci, si attiva in situazioni di stress aumentando sudorazione e battito, dilatando le pupille, eliminando gas, ecc…). In poche parole, veniamo messi in condizione di combattere.
Questo meccanismo però al giorno d’oggi si rivela il più delle volte inadeguato alle situazioni in cui ci troviamo, portando a delle conseguenze spiacevoli, come nel caso dello schiaffo del celebre attore.
Quando ci arrabbiamo?
Possono essere diverse le cause che portano a farci sperimentare questo sentimento così intenso, ed in tutto è possile indviduarne indicativamente quattro.
Il primo motivo può essere la frustrazione causata da un ostacolo o un impedimento che si interpone fra sé ed un obiettivo, rendendo più difficile il raggiungimento di quest’ultimo. Il sentimento di rabbia che verrà provato in questo caso sarà funzionale ad eliminare l’ostacolo, e se non sarà possibile fare ciò, la frustrazione si intensificherà. Ma anche se si riuscisse a realizzare questo scopo, non è detto che la rabbia cesserà, in quanto questa potrebbe continuare ad essere provata nei confronti della limitazione, di chi l’ha provocata o di un altro fattore esterno, un caprio espiatorio.
Il secondo motivo è una minaccia fisica. La rabbia, grazie anche all’attivazione del sistema simpatico sopracitato, ci fornisce gli strumenti per attaccare direttamente il problema o scappare.
Una terza causa è il ricevere un danno emotivo più o meno intenso, come un rifiuto o un offesa. In questo caso la difesa può essere fisica o verbale. Se chi ci offende è però una persona a noi vicina o a cui teniamo, tenderemo a provare rabbia mista a tristezza, o semplicemente tristezza, mentre se amiamo molto questa persona potremmo arrivare a provare senso di colpa, di fatto quindi provando una “rabbia verso se stessi”.
Possiamo individuare un quarto motivo nelle azioni di una persona, che vanno contro i nostri valori o non soddisfano le nostre aspettative, i nostri ideali. Un chiaro esempio può essere l’arrabbiarsi con il proprio partner perché, dopo un’intensa giornata passata al lavoro, non si degna neanche di accogliervi a casa con il pacchetto cena romantica-tappeto di rose-bagno a lume di candela.
Come “raffreddarsi”?
Come quindi diminuire l’impatto di quest’emozione così forte su di noi?
La meditazione potrebbe essere una buona soluzione. No, non vi si chiede di mettersi a meditare tranquillamente mentre ricevete insulti, ma di usare questa come un allenamento, che ripetuto tutti i giorni cominciando da 5-10 minuti, vi renderà più consapevoli delle vostre emozioni e capaci di controllarle (non eliminarle, non vogliamo mica diventare robot apatici).
Cambiare o modificare l’ambiente in cui si passa una buona parte del proprio tempo. Troppe esperienze negative o rapporti in un determinato ambiente (anche fisico, come un determinato posto) potrebbero rendere più predisposti a provare gli stessi sentimenti in futuro.
Fare attività fisica, oltre a dare l’opportuintà di intrattenere relazione più “rilassate” rispetto a quelle lavorative o, in alcuni casi, familiari (anche se non sempre è vero nella sfera agonistica), mantiene i livelli di cortisolo (ormone dello stress) sotto controllo, e quindi ci rende più inclini a mantenere la calma.
A volte la rabbia potrebbe essere giustificata da problemi effettivi che non possono semplicemente essere ignorati. In questo caso la soluzione è il problem solving, quindi cominciare risolvere i problemi, passo dopo passo e senza auto-frustrarsi. In questo caso la metafora raccontata proprio da Will Smith qualche anno fa cade a fagiolo: non bisogna pensare di costruire un muro, ma cominciare a mettere giù ogni mattone nella maniera più perfetta possibile, giorno dopo giorno, e ben presto ci si ritroverà con un muro.