La riscoperta di uno dei più famosi supereroi del panorama cinematografico.

Abituati al Batman di Christian Bale, il nuovo film della DC ci cala in una dimensione con un taglio differente: Robert Pattison evidenzia radici più oscure, entrando nelle trame nascoste di Bruce Wayne. Ma cosa rappresenta il nuovo eroe?
La paura
“Io sono vendetta”. Così esordisce Bruce Wayne, alias Batman, nelle scene iniziali del nuovo film diretto da Matt Reeves. Il segnale luminoso raffigurante un pipistrello nero, che aleggia sul cielo notturno di Gotham, è un avvertimento e allo stesso tempo un presagio per il crimine della città. No, non è “l’amichevole Spider-Man di quartiere”. Quando nell’oscurità si impone il suo simbolo, i criminali avvertono di non avere possibilità, di dover scegliere la via della fuga. Chi non lo comprende, beh, tanto peggio per lui…
Batman sembra l’antitesi dell’eroe, eppure è chiamato a difendere gli innocenti dalla violenza. É il mezzo che utilizza che lo rende differente dagli altri eroi, così simile ai malvagi. Si nutre di uno dei più basilari sentimenti umani: la paura.

“Io sono l’ombra”
Batman non è il primo a sperimentare e conoscere gli effetti che un’emozione come la paura scaturisce nelle persone: il filosofo Thomas Hobbes, nel corso del Seicento, ne ha analizzato il potere, descrivendo cosa la gente è disposta a fare in preda al timore. Che non è terrore, ci tiene a sottolineare lo studioso inglese. Il terrore paralizza, blocca, ci travolge. La paura sembra una passione meno forte, ma pervade maggiormente la vita, causa maggiori conseguenze. Essa non solo può causare la fuga momentanea, ma può far emergere il sospetto, la diffidenza, il pensiero, l’allerta che ci fa riflettere, che ci fa essere prudenti. É a partire dal timore dell’altro, dalla possibile aggressività altrui, che nasce lo Stato. Secondo Hobbes, l’ordine civile è frutto della paura umana e naturale di perdere la vita, così ci sottoponiamo a un ente superiore per garantire la nostra stabilità.
Batman sfrutta le stesse potenzialità della paura: affinché il crimine rimanga sotto controllo, l’eroe crea intorno a sé un alone di mistero e, soprattutto, una costante ansia nei criminali. Provate anche solo a rubare una caramella a un bambino sapendo che nella vostra città, magari proprio nel vicolo buio alle vostre spalle, potrebbe nascondersi un pericoloso uomo mascherato pronto a darvele di santa ragione.
“É una grande città: non posso essere ovunque, ma loro non sanno dove sono io. Abbiamo un segnale adesso, per quando c’è bisogno di me. Ma quella luce nel cielo non è solo un richiamo, è un avvertimento: per loro. La paura è uno strumento: credono che io mi nasconda nell’ombra. Ma io sono l’ombra”. Dal film “The Batman”.

L’altra strada
Tuttavia, Batman non è solamente questo. L’evoluzione del personaggio è evidente per chiunque veda il film: incontrando nuovi nemici e fantasmi del suo passato, si rende conto che la paura può mantenere le cose sotto controllo, ma non cambierà mai Gotham. I cittadini, dice l’eroe, hanno bisogno di speranza. E di questo avviso è anche il filosofo Ernst Bloch:
“L’importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. Lo sperare, superiore all’aver paura, non è né passivo come questo sentimento né, anzi meno che mai, bloccato nel nulla. L’affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli”. Da “Il principio speranza”, Bloch.
No, non si tratta di essere ingenui e credere che “andrà tutto bene”. Una frase che, ultimamente, abbiamo sentito tutti fin troppo. Si tratta di avere il coraggio di andare oltre un presente problematico e contraddittorio, non appiattendoci alla realtà che ci è già data e si è costituita. Speranza è tensione verso un mondo che ancora non c’è. É questo che rappresenta Batman. La speranza di non accettare le ingiustizie del presente, di non fermarsi staticamente al mondo attuale ritenendolo necessario, ma di costruire una realtà che possa essere più autentica. Guardando anche all’impossibile. È questa l’altra strada che Bruce ha scelto, dopo essere uscito dalle trame oscure di se stesso. Perché, come scrive il sociologo Max Weber:
“É certo del tutto esatto, e confermato da ogni esperienza storica, che non si realizzerebbe ciò che è possibile se nel mondo non si aspirasse sempre all’impossibile”. Da “La politica come professione”, Weber.