Voglia di starsene in pace o profondo isolazionismo? L’Oriente e le sue città dimenticate

Di recente sono state ritrovate due grandi città tra le montagne della Via della Seta, ma questa non è la prima volta che la Cina viene dimenticata dal mondo. 

Sociologi, psicologi e chi più ne ha più ne metta parlano dell’essere umano come di un animale sociale, le cui azioni sono mosse dal desiderio di entrare in contatto con l’altro. Questa è la motivazione che ha spinto gli europei a costruire la Via della Seta, sebbene gli asiatici non fossero troppo d’accordo. Sulla Via della Seta sono di recente state rinvenute due città montane che raccontano la voglia asiatica di starsene “per i fatti propri”.

RESTARE IN CONTATTO PRIMA DI INTERNET (MA NON TROPPO)

La storia narra che tra il VI e l’XI secolo l’Eurasia abbia fatto enormi investimenti sulle strade sia di mare che di terra della Via della Seta. Ben prima, infatti, dell’avvento di Internet e dell’invenzione degli aeroplani, il nostro pianeta ha assistito ai primi accenni di una globalizzazione che si reggeva sulla sicurezza e la viabilità di strade come quella che univa l’Oriente e l’Occidente. Un Occidente medioevale, arretrato, che aveva bisogno dell’Oriente per non rimanere all’età della pietra. Ė in questo contesto che nascono le città di Tugunbulak e Tashbulak, che si racconta essere state due enormi centri urbani che hanno avuto un ruolo fondamentale lungo la Via della Seta, fino a quando qualcuno non ha deciso che il mare fosse alla moda e la montagna invece no. A quel punto Tugunbulak e Tashbulak sono tornate alla loro quiete tutta asiatica che, però, è stata la causa principale del loro declino ed oblio, almeno fino ad oggi. Un team di esperti guidato dal professor Michael Frachetti dell’Università di Washington, infatti, le ha da poco riscoperte, parlando di queste come grandissimi centri urbani, ricchi di materie prime, ma isolati dal resto del mondo da una catena montuosa che rappresentava un grandissimo ostacolo lungo la Via della Seta. Nonostante, infatti, la pianta di queste città fosse simile a quella delle altre città di pianura dell’epoca, questa non aveva zone residenziali al di fuori delle mura della città; la popolazione all’interno delle mura della città era completamente isolata e, una volta preferiti i commerci via mare a quelli via terra, venne completamente dimenticata. 

LA STORIA DI ISOLAMENTO (ED ISOLAZIONISMO) DELLA CINA

La storia di Tugunbulak e Tashbulak non è un caso isolato nella storia di un’Asia che si è sempre comportata come la vecchietta un po’ misantropa che ci guarda male da dietro le tende del soggiorno e che, sulla scorta di una Cina particolarmente egocentrica,  durante il XIX secolo ha avuto il coraggio di affrontare con spade di ferro gli europei con i cannoni. D’altronde il nome stesso della Cina in cinese avrebbe dovuto farci capire di che pasta è fatta. In cinese, Cina si dice 中国 (Zhōngguó), che letteralmente significa “paese al centro”. I cinesi credevano, infatti, che tutto ciò che si trovava al di fuori dei confini cinesi non fosse degno di attenzione, il risultato di arretratezza e barbarie, che andavano tenuti fuori dai confini dell’impero a tutti i costi – e così costruirono la Grande Muraglia. L’enorme ego dei cinesi non è cosa nuova, già nel III secolo a.C., infatti, questi costruirono mura alte e invalicabili che potessero proteggere i cittadini cinesi non da attacchi esterni, ma dalla barbarie culturale dell’Occidente. Risultato di duemila anni di rifacimenti e disfacimenti, costruzioni e ricostruzioni, se l’Europa è uscita dal Medioevo nel XIV secolo, il Medioevo cinese è una cosa che appartiene al secolo scorso, ed è il risultato di una completa chiusura. Quando, infatti, europei come Marco Polo, Matteo Ripa e Matteo Ricci arrivarono alle corti degli imperatori cinesi, questi ebbero tutto da imparare e niente da insegnare; per l’imperatore cinese, la “terra di mezzo” sapeva già tutto e non aveva bisogno di imparare da nessuno. Alla fine del XIX secolo, però, Inghilterra, Francia e Spagna, che avevano vissuto gli effetti delle due Rivoluzioni Industriali, attaccarono una Cina che non sapeva neanche cosa fosse la polvere da sparo. E la Cina fece una figuraccia. Il mondo si era dimenticato della Cina, le nuove tecniche sviluppate durante la Rivoluzione Industriale non sono mai arrivate in una Cina alla quale comunque non sarebbero piaciute e che fu costretta a cedere territori come quelli di Hong Kong perché invece di imparare dagli altri, era troppo occupata a guardarli male da dietro “la tenda” della Grande Muraglia.

L’ASIA COME CULLA DELL’ISOLAZIONISMO

La storia della Cina, di Tugunbulak e Tashbulak sono soltanto due degli innumerevoli esempi che potremmo citare nel racconto della storia del volontario isolamento asiatico, un isolamento che, come la vecchietta dietro la finestra, ha leso soltanto a sé stessa, troppo convinta che la realtà all’interno fosse meglio del mondo fuori che cambia ed evolve, senza aspettare nessuno. 

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