“però non mi ralegra fior nè foglia” l’assenza dell’amore e la sofferenza della costrizione raccontata da Compiuta Donzella

Essere condannati a una vita priva di amore vero, di solitudine e “marrimenti”: Compiuta donzella, senhal medievale della prima poetessa in volgare della letteratura italiana, ci illumina circa questi argomenti.

La scrittrice nobile nata agli albori della storia della letteratura italiana, a causa della sua esperienza di vita travagliata e colmo d’afflizione, riesce a gettare luce non solo sulla sfavorevole posizione delle donne in amore, ma anche su cosa significa dover condurre una vita senza un compagno con cui condividerla.

Chi era Compiuta Donzella?

Le notizie biografiche su di lei sono assai scarse, a partire dal suo nome che sembrerebbe essere un “senhal”, dal momento che era usato frequentemente a Firenze con il significato di “perfetta, piena di virtù”, mentre Donzella alluderebbe al suo status di signorina; la sua autenticità verrebbe confermata dalla presenza del suo nome fra i sonetti del medico Mastro Torrigiano, del poeta Mastro Rinuccino e da un alquanto esplicito richiamo a lei in una lettera di Guittone d’Arezzo. Pur essendo poco propenso a valorizzare eventuali espressioni d’arte femminili, il vivace ambiente culturale fiorentino dovette quindi riconoscere e apprezzare le singolari doti artistiche della rimatrice. Le poesie, di maniera provenzaleggiante, passata per l’esperienza della Scuola poetica siciliana, dimostrano che aveva ricevuto un’educazione e una cultura rare in tempi in cui l’analfabetismo era molto diffuso, specialmente tra le donne.  I sonetti da noi pervenuti , ossia “A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora”, “Lasciar vorria lo mondo” e “Dio servire Ornato di gran pregio e di valenza” presentano un carattere influenzato dalla lirica provenzale,  della fin amor, e l’opporsi al volere del padre, dunque, di un senso di inadeguatezza e tristezza.

la parola poetica: espressione più intima per comunicare l’angoscia della solitudine.

La lirica che s’intitola “a la stagion che ‘l mondo foglia e fiora” e fu scritta verso la fine del 13° secolo da compiuta Donzella:  la prima voce femminile della letteratura italiana volgare, nota attraverso questo pseudonimo che ne nasconde la vera identità.  Il sonetto presenta un’avvenente eleganza, dovuta alla scrupolosa attenzione di ogni particolare;  Ad esempio: il sintagma “e me” è precisamente posizionato al centro della poesia, per enfatizzare il suo dolore che tosto viene introdotto in contrapposizione alla natura amena che invita ad amare. Pertanto, la lirica presenta le tematiche amorose di provenzali e siciliani, tuttavia arricchita dall’ originale eleganza della poetessa e aggravata dal dolore dell’infausto destino. L’io lirico si esprime in prima persona, così facendo mette a nudo la sua afflizione: un travaglio che dura giorno e notte, perché data in moglie dal padre ad un uomo che lei non ama. Pertanto la prima parte del componimento contempla le caratterista del locus amoenus, ma la seconda parte è percorsa da un sentimento di amarezza, d’ impotenza, di travaglio sotto il quale l’io lirico è costretto a sottostare, e, dunque, si strugge . Si tratta di un sonetto composto da 14 versi, tutti endecasillabi, suddivisi in 4 strofe (due quartine e due terzine). La rima è alternata delle quartine e incatenata nelle terzine. Lo schema rimico è: ABAB, ABAB, CDC, DCD. Le parole chiave della poesia sono le due ultime parole dell’8° verso: marrimenti e pianti;  e del verso 14° verso: fior né foglia. Queste parole riassumono l’intero sonetto sublimemente: la loro incisività e ricchezza di levatura esplicano all’interno del sonetto i due più grandi sentimenti dominanti e contrastanti, parimenti  presentati nella poesia; a causa di questi contrasti, spicca all’interno della poesia la figura retorica dell’antitesi presenta al verso 8 e 7 tra marrimenti e pianti e gioia. La poetessa evoca magnificamente le immagini suggestivi del ameno creato che invita ad amare con una scrutinata descrizione, ma presenta crudamente la sua afflizione,  segno della sua sottomissione e impossibilità di sottrarsi da ciò; dunque, possiamo dedurre che il registro della lirica è evocativo. Il sonetto è legato dalla paratassi il senso d’immediatezza scaturito da questa scelta proietta il lettore repentineamente nella sfera dei sentimenti cupi del’ io lirico. Come figure dell’ordine c’è un enjambement strofico verso 11-12 che sottolinea, come se fosse una cesura, il contrasto tra la prima e la seconda parte della poesia. La prima parte della poesia, siccome deve trasmetter gioia di vivere d’amare, è arzigogolata dalla presenza di ritmi assonanti come le allitterazione  e il fono simbolismo della lettera “a” “e” che trasmettono letizia. Ma la seconda parte è  caratterizzata dalla presenza di suoni cupi come la  consonanti o e g.

“d’Amor sono e vogliolo ubidire”: il constante desiderio d’amore tra negazione e struggimento

Nel medioevo le donne erano vittime, sottomesse dagli uomini. Questo è il motivo che domina la poesia A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora scritta dalla poetessa fiorentina . Notiamo il contrasto tra il risveglio della natura, che risveglia a sua volta il desiderio di amare, e il dolore che prova la poetessa costretta dal padre a sposare un uomo che non ama. Questa lirica colpisce particolarmente, poiché la grande capacità descrittiva della poetessa permette di accedere nella sua sfera emotiva e d’ immedesimarmi nella sua afflizione desolatrice. Il senso di Travaglio e dolore che trapela dalla poesia e il contrasto con la fin amor trasportato indietro nel tempo e rende possibile intendere non solo il senso di frustrazione, ma anche il senso d’impotenza di Compiuta Donzella. Tuttavia, il sentimento di amore, di essere amata permane. Sentimenti contrastanti sono sempre presenti nelle sue tre liriche rimanenti e, dunque, non c’è mai una vera tregua per questa donna, per una persona assettata d’un amore che riempia e che dia un senso alla vita, come gli altri amanti che durante la primavera ritornano a vivere come la natura.

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