Il Superuovo

Viviamo in un mondo dominato dal destino o dal caso? Rispondono Pievani e “WALL•E”

Viviamo in un mondo dominato dal destino o dal caso? Rispondono Pievani e “WALL•E”

Il filosofo Telmo Pievani e il film d’animazione della Pixar ci parlano del nostro rapporto con il pianeta. 

Telmo Pievani (fonte: dialoghisulluomo.it)

Viviamo in un mondo perfettamente ordinato e diretto verso uno scopo?  E, in ogni caso, in che modo stiamo contribuendo a renderlo migliore? Proviamo a rispondere. 

Era destino

Chiunque, almeno una volta, si è lasciato trasportare dalla bellezza di un cielo stellato, dall’armonia con cui l’intero cosmo sembra perfettamente ordinato, quasi come un orologio che segue dei meccanismi prestabiliti. “É dimostrato che le cose non possono essere altrimenti: poiché, tutto essendo fatto per un fine, tutto è necessariamente per il fine migliore” scriveva Voltaire nel Candido. Quante possibilità c’erano che si creassero le condizioni ideali per lo sviluppo della vita sulla Terra? La verità è che era sin dal principio deciso così: era destino. Ciò che esiste, oltre a essere necessario, è anche buono: la perfezione della natura fa presagire che tutto sia diretto verso uno scopo, come se i fili della storia stiano tessendo una tela con al centro l’umanità. Se fosse davvero così, risulterebbe in contrasto con il film d’animazione della Disney PixarWALL•E, nome dell’unico robot rimasto a sistemare l’immondizia del pianeta dopo che l’intera umanità è fuggita nello spazio grazie all’astronave Axiom: le condizioni ambientali erano ormai insostenibili… ma non andava tutto bene? 

Imperfezioni 

Il filosofo della scienza Telmo Pievani, partendo dagli studi sull’evoluzione e la selezione naturale nel testo Imperfezione, ci ricorda che non la necessità, ma le diverse contingenze hanno segnato la vita dell’uomo e del pianeta. La sua storia è fatta da un insieme di combinazioni che si sono rivelate favorevoli e che lo hanno condotto sin qui: cambiamenti per nulla perfetti. L’evoluzione naturale deve scendere a compromessi con il materiale che ha a disposizione, non progetta a tavolino il suo prodotto, ma è simile al bricolage: ricicla in continuazione gli elementi. Sarebbe bocciata a un qualsiasi esame di ingegneria, ed è simile a quegli allenatori di calcio ai quali non comprano grandi giocatori, e si accontenta di fare con quelli che ha, cambiando spesso modulo. Ricorda anche il protagonista del film, WALL•E, quando sostituisce il suo occhio o le sue ruote con i pezzi che trova in giro, o quando, durante il lavoro di pulizia, raccoglie alcuni oggetti lasciati sulla Terra dagli umani per portarli nel suo garage: videocassette, lampadine, forchette, tutto ciò che attira la sua attenzione e che utilizza in altri modi, creando un luminoso micro-cosmo all’interno di un pianeta ormai abbandonato. E così, la nostra è una storia di imperfezioni che, in qualche modo, hanno funzionato.

WALL•E e l’amica EVE osservano una lampadina

La Regina Rossa

Per supplire a questa sua strutturale imperfezione l’uomo, nel corso della sua storia, ha stravolto ciò che gli sta intorno attraverso la tecnica. Il problema è che, oltre ai vantaggi che non stiamo e elencare, le tecnologie stanno modificando l’ambiente a tal punto che l’uomo sta rimanendo indietro! Pievani prende come esempio il personaggio della Regina Rossa di una fiaba di Lewis Carroll (che deve correre all’infinito e sempre più velocemente per poter rimanere sempre nello stesso posto) per affermare una di quelle che nel libro chiama leggi dell’imperfezione:

“Quando l’ambiente corre più veloce di noi, ci ritroviamo evolutivamente sfasati, e dunque un po’ inadatti, imperfetti”.

Nel cartone della Pixar tutto ciò ha portato l’uomo ad abbandonare la Terra per vivere sull’astronave Axiom, dove sta seduto su delle comode poltrone fluttuanti con monitor incorporato, è servito in tutto da macchine progettate ad hoc, e non si accorge nemmeno dell’esistenza di un’enorme piscina che sta letteralmente davanti ai suoi occhi (se solo non ci fosse il monitor). Questo stile di vita lo ha condotto alla deformazione del proprio corpo e all’incapacità di reggersi in piedi per camminare. 

Gli uomini nella Axiom (fonte: digitalpatmos.com)

Il senno di poi 

Gli uomini che vivono nella Axiom hanno smarrito il mondo a favore del comfort, e per sentirsi sempre più veloci e fluidi grazie alle macchine hanno finito per appesantire il loro corpo. Eppure, se si guarda tutto dal punto di vista del destino, tutto è dove deve essere, e si potrebbe accettare anche questa condizione come necessaria, e i bambini che nasceranno nella Axiom saranno convinti che il loro cielo è fatto di metallo. Ci deve essere allora qualcosa di profondamente contraddittorio in questa concezione: a prescindere dal credere o meno se sia stato un Dio a crearla, ammirare adesso la natura e pensare che dovesse fin dal principio essere in questo modo, significa guardarla solo con il senno di poi, senza notare gli esiti alternativi che sarebbero potuti accadere a partire dalle medesime condizioni. É estremamente comodo: che peso hanno le nostre azioni se tutto è già deciso? Che senso ha intervenire, credere in un cambiamento? 

La piantina dentro la scarpa (fonte: greenonions.altervista.org)

É curioso il fatto che nel film una speranza sia rappresentata da una piantina cresciuta in un vecchio e logoro scarpone, che WALL•E nota per caso fra i rifiuti, prova del fatto che è possibile un ritorno sulla Terra. Che cosa c’è di più bizzarro e imperfetto di una piantina cresciuta in una scarpa? Eppure è simbolo dell’evoluzione, della nostra storia: che non è destino e nemmeno puro caso, ma, come dice Pievani, è la trasformazione del possibile, e dimenticarlo significa arrendersi al senno di poi, chiudere ogni porta al cambiamento, voltare le spalle a quella piantina che, proprio perché è fuori posto, è capace di sistemare le cose. Grazie a lei:

“Non vedremmo soltanto l’unico presente che si è realizzato, per poi giustificarlo come necessario, predeterminato, “naturale”, persino inevitabile, alla luce del passato, ma apprezzeremmo la bellezza di tutte le storie possibili che non si sono realizzate”. (Imperfezione. Una storia naturale).

 

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