Il Superuovo

Indaghiamo con De Andrè e Foucault i lati d’ombra della giustizia moderna

Indaghiamo con De Andrè e Foucault i lati d’ombra della giustizia moderna

Una tendenza della legge è quella di auto ergersi retoricamente come garante della verità, definendo appunto cosa è giusto e sbaglio. Cosa è male e cosa è bene. 

Da Nietzsche è cominciato uno scavo genealogico che punta ad andare al di là del bene e del male. Vediamo quali sono le zone in ombra della giustizia.

Come nasce la giustizia?

La giustizia e la legge è un tema da sempre presente nel pensiero umano. Sin dai profeti ebraici esistono discussioni a proposito, e il Levitico è un intero testo dedicato alla legge e ai precetti giuridici, in una commistione di sacro e legale. Il pensiero moderno può essere letto come uno sforzo teso alla secolarizzazione e alla presa di distanza tra la chiesa e lo stato, tra la religione e la politica. Vediamo quindi cosa dicono i padri della filosofia moderna riguardo al concetto di giustizia.

Hume, filosofo moderno, è tra i più ottimisti e sostiene che la giustizia nasca dalle simpatie individuali, che naturalmente sono predisposte per interessarsi al benessere comune e alle questioni di interesse generale. Secondo un’altra linea però, che vede d’accordo Locke, Smith e J.S. Mill la giustizia nasce dal risentimento e dal desiderio di vendetta. La giustizia è quindi un sentimento di vendetta che colpisce colui che arreca del male, istituzionalizzato dentro la legge e le istituzioni dello stato.

Da Carl Schmitt a Foucault si è parlato infatti di questo processo che è stato centrale nella costruzione dello stato moderno. La faida (lotta tra famiglie, che andavano avanti a vendicarsi con una serie di omicidi e violenze) era frequentissima nel medioevo, e tutti i codici prevedevano come regolarla. Uno degli obiettivi degli stati moderni, fu proprio quello di regolamentare il conflitto, in modo che solo lo Stato, tramite la polizia e la giurisprudenza, potesse intervenire in queste questioni. Non a caso Locke sostiene che tutti siamo liberi di fare tutto, tranne di farci giustizia da soli.

Una linea critica per leggere la giustizia

Questa visione è una visione molto ottimista della giustizia e della legge. La giustizia serve per alimentare e tutelare il bene comune, per fare gli interessi di tutti. Ma chi sono questi tutti? Questa è la domanda centrale che si è posto nel XIX secolo Karl Marx. Marx sostiene infatti che la giustizia non tutela tutti, ma i borghesi, e che gli interessi generali non sono affatto generali ma di pochi. Lo stesso parlamento, sostiene sempre Marx, non è un’istanza democratica ma un assemblea di notabili, dove questi notabili discutono i loro ristretti interessi, non considerando sistematicamente le classi più povere.

Un’altra linea critica è quella di Nietzsche. Il quale con tono polemico e caustico, come sempre, sostiene che la legge altro non è che una congiura dei deboli nei confronti dei più forti, proprio per impedire a questi ultimi di esercitare la loro forza. Al di là delle sue critiche più o meno radicali, Nietzsche è il primo a ipotizzare un collegamento diretto tra le costruzioni della metafisica e la vita reale, la psicologia, il corpo e la vita. Troppo disincantato per credere che la legge sia una costruzione cristallina, indaga come essa reprima le spinte originali degli individui, per cercare di conformarli.

“Un giudice” di De Andrè e Michel Foucault

Nella canzone “Un giudiceDe Andrè racconta di un nano da sempre preso in giro e poco considerato negli incontri mondani. A volte avvicinato solo perché una ragazza ha un dubbio irriverente: vuole sapere se è vero ciò che si dice intorno ai nani, cioè che siano dotati della virtù meno apparente. Questo nano, di un metro e mezzo di statura, passa le notti insonni vegliate al lume del rancore, per preparare gli esami e diventare procuratore. Appare qui evidente quanto già Nietzsche aveva detto: il motore della giustizia lungi dall’essere un cristallino interesse per il bene, è il rancore.

Foucault è uno dei più grandi intellettuali dello scorso secolo, che si è interessato in modo sistematico al tema della giustizia. Influenzato sia da Marx che da Nietzsche, con grande acume indaga sistematicamente sia come la giustizia tuteli gli interessi di pochi, sia come sia intrisa di spinte e desideri tutto tranne che cristalline.

Uno degli aspetti più interessanti e più di rinnovamento rispetto al pensiero di Karl Marx è infatti il tema della normalizzazione. Se infatti Marx metteva al centro la struttura economica, da cui tutto dipende e che tutto influenza, lasciando cultura e tutto il resto a una sovrastruttura poco importante, Foucault crede che non possa esistere un potere di per sé e si interessa ad aspetti che Marx definirebbe sovrastrutturali.

Un esempio è appunto il tema della norma, ovvero indaga come il potere crei delle norme che garantiscano il suo equilibrio e il suo mantenimento e come gli individui debbano adeguarsi a quelle norme se non vogliono passare come anormali, matti, malati e quindi sistematicamente esclusi dalla vita sociale se non propriamente perseguitati.

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