Vittorio Sereni e l’avanguardia: ecco qual è stata l’evoluzione della poesia italiana nel secondo dopoguerra

Vittorio Sereni è stato un poeta italiano importante nel secondo dopoguerra italiano.

Un’immagine di un giovane Vittorio Sereni (Google)

Il poeta, negli anni ‘60, ha rivoluzionato il modo di fare poesia, ritornando alle origini.

Vittorio Sereni e la neoavanguardia

Il secondo dopoguerra è stato un periodo di rivoluzione storica e culturale.
La crisi colpì la società intera: dalla politica alla letteratura.
Vittorio Sereni, che era stato prigioniero in Algeria durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva assaporato il vento del cambiamento.
In quel periodo la cultura era dominata dalla neoavanguardia, un movimento che ha caratterizzato una parte della storia letteraria italiana.
Essa prevedeva un ritorno al realismo e all’impegno in prima linea del poeta.
Sereni, oltre ad applicare questo schema alle sue poesie, cercava un più intimo e segreto modo di esprimere se stesso e la nuova società che cambiava.
Il ricordo, il paesaggio, la morte, ma anche l’industria che omologa merci e persone, fecero parte dell’importante composizione di Sereni.

Un’immagine di Vittorio Sereni (Google)

La “nuova” poesia di Vittorio Sereni

La raccolta più importante di sereni è “Gli strumenti umani”.
Qui, nei suoi scritti, Sereni cerca quindi un riferimento al presente che muta, ma tornando spesso al passato.
Il ricordo e la memoria assumono un ruolo importante, così come l’amore e l’amicizia, le uniche emozioni che possono salvare l’uomo.
Importante ruolo assume la morte, vista come un “luogo” onirico e salvifico.
Sono molti i richiami ad una letteratura passata: Dante e Seneca assumono un ruolo importante nella sua poesia, così come i più recenti Saba e Leopardi.
Per Sereni la poesia deve raccontare un passaggio ed essere utile, un punto comune a tutta la comunità.

Vittorio Sereni e la società degli anni Sessanta

Gli anni Sessanta del 1900 sono stati importanti nella cultura e nella letteratura italiana.
Il boom del secondo dopoguerra faceva intravedere una nuova rinascita ed erano molte le aspettative per il futuro.
Sereni patisce un po’ questa nuova idea di futuro, per lui dominata solo dal consumismo e dai “nuovi padroni”: i dirigenti di fabbrica.
Dopotutto, Sereni non è andato lontano della realtà.
Nelle sue poesie, quindi, cerca di aggrapparsi a situazioni conosciute, come il ricordo e il paesaggio, per rifuggire ad un futuro secondo lui incerto e asettico.
Vittorio Sereni è stato un importante anello di congiungimento tra le “vecchia” e la “nuova” poesia, mescolando sensazioni positive e ricordi all’incertezza del domani.

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