L’omicidio di Vanessa Russo e il femminicidio di Pamela Mastropietro non solo solo due casi di cronaca che hanno scosso le nostre coscienze, ma anche un appuntamento mancato su come non trasformare l’odio in altro odio.

Due vite che hanno incontrato la morte troppo presto, due storie che sono diventate cronaca. Nessuna lezione. Nessuno ha imparato nulla, se non ad odiare il prossimo, trasformando chi ti è accanto in un potenziale nemico, nell’avversario da affrontare.
NEMICI TRA NOI
La metropolitana di Roma affollata. Vanessa Russo è soltanto un puntino tra la gente. Deve raggiungere il suo posto di lavoro. Per mettersi qualche soldo da parte, Vanessa fa la gelataia. Ma il suo sogno è diventare infermiera. Doina Matei e Costantina sono altri due puntini in quella calca che aspetta l’apertura delle porte della metro con cui – insieme a Vanessa – stanno viaggiando. Si apre il portellone. Poi, più nulla. E’ una morte senza un perche’, una morte e una tragedia ‘assurda’, come l’ha definita il sindaco di Roma Walter Veltroni, la fine di Vanessa, la colpita all’occhio sinistro con la punta di un ombrello all’apertura delle porte del convoglio alla fermata nella stazione Termini. Forse era stata strattonata perche’ aveva reagito ad un tentativo di borseggio, forse aveva solo commentato ad alta voce la maleducazione delle due donne che poco prima l’avevano urtata. Forse, la morte di Vanessa è avvolta da tanti forse. Gli investigatori hanno tracciato gli identikit delle due ragazze attraverso i filmati delle telecamere del metro romano e di numerose testimonianze raccolte tra i passeggeri che hanno assistito al ferimento. Le trovano, l’ondata d’odio investe le due donne. Sono straniere. I funerali di Vanessa che dovevano essere un momento di celebrazione della breve vita della giovane, tramutano in una assemblea pubblica. Le signore romane ai microfoni dei cronisti parlano di una Roma cambiata, poco sicura. Vanessa potrebbe essere la prima di tante vittime. Il panico morale dilaga, i romani sentono il nemico tra loro.

LA LEGGENDA DELL’UOMO NERO
Pamela Mastropietro, 18 anni, vive in una struttura del Maceratese. Lunedì 29 gennaio si è allontanata portando con sé una grande valigia, tipo trolley, di colore rosso e blu. Non ha con sé i documenti né il telefono. Sta attraversando un momento di grande fragilità e potrebbe aver bisogno di aiuto. Tutti la cercano, poi l’amaro risveglio: “Spero tanto che non sia lei”. Così la madre di Pamela, la 18enne scomparsa il 29 gennaio da una struttura della provincia, alle prime ipotesi sull’identità dei resti in due valigie trovate nella zona di Pollenza. “Non ho idea del perché si sia allontanata dalla comunità – ha spiegato la donna – e di cosa sia accaduto”. Sulla base delle immagini delle telecamere e di testimonianze, i carabinieri hanno fermato un uomo nigeriano, di 29 anni, Innocent Oseghale, visto anche la sera del 30 gennaio con le due valigie. La rabbia è molta. Luca Traini, 28 anni incensurato e che non conosce Pamela, sente di dover fare ‘giustizia da solo’. A bordo della sua auto e con il tricolore attorno al collo, spara a sei immigrati. Sopravvivono, ma Luca ha un altro obiettivo: uccidere chi ha ucciso Pamela. Ma il piano fallisce, gli agenti lo fermano e l’attentato di Macerata finisce su tutti i giornali.
LE RADICI DELL’ODIO
La morte genera un mix di emozioni che facciamo ancora fatica a digerire. Non basta il tempo quando la rabbia e l’orgoglio penetrano nella testa, tramutando ogni pensiero nell’ipotesi più cruda. La scelta del bersaglio da colpire diventa una estrazione al lotto. Non ti conosco, ma tu mi ricordi qualcosa che non voglio ricordare. Luca Traini spara sulla folla, il nero della pelle di quei bersagli a due gambe è il pretesto, perché anche l’assassino di Pamela ha la pelle nera. Rumeni che potrebbero colpirti con un ombrello, senza ragione. Anche l’assassina di Vanessa è rumena. Il panico morale dilaga tra i lettori ogniqualvolta leggono una pagina di giornale. La mancanza di strumenti quali la comprensione e la ratio vengono a mancare quando leggono di due vite spezzate. Belle, giovani. Gli occhi di Vanessa e Pamela sembrano guardarci ancora attraverso lo schermo. Vogliono vendetta, perché le radici dell’odio sono profonde. Anche le ferite lo sono, quelle dei parenti delle vittime, le loro famiglie. I genitori di Vanessa dopo la scarcerazione di Matei chiedono ancora giustizia. La madre di Pamela indossa la maglia con la foto della figlia fatta a pezzi. Vanessa e Pamela sono morte, più di una volta. Quando la loro morte è diventata un pretesto per fare politica.