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“Vikings” e la magia del capitalismo: ecco l’illusione che vuole svelarci Marx

“Vikings” e la magia del capitalismo: ecco l’illusione che vuole svelarci Marx

Se il capitalismo avesse proprietà magiche come ce le hanno gli dei di Vikings? Marx ci svela questa illusione.

Cosa avranno mai in comune una serie come Vikings con il capitalismo di Marx? Niente di più lontano verrebbe da pensare. Eppure, la dimensione mitica che vivono i vichinghi nel loro rapporto con gli dei è lo stesso che secondo Marx c’è tra noi e il capitalismo. Scopriamo questa dimensione, passando attraverso il cosiddetto feticismo.

Marx: il capitalismo possiede proprietà magiche

Marx è un filosofo dell’ottocento che più di tutti si è dedicato ad analizzare la struttura economia in cui lui e noi siamo immersi: il capitalismo. Ciò che lo spinge a farlo sono le gravi disuguaglianze sociali in cui versano gli operai del suo tempo, e ciò lo porterà a scoprire che questo sistema economico è in realtà sostenuto da grandi elementi senza senso. Vi sono delle illusioni alla base di esso delle quali dobbiamo renderci conto per capire la struttura economica nella quale siamo dentro. Una di queste false convinzioni è l’idea che i soldi nel capitalismo si aumentino da soli, come se questa fosse una capacità interna al denaro stesso. Non è un qualcosa di magico? I motivi reali ci sono, ma l’idea che ne abbiamo è questa, come se si trattasse di una divinità o qualcosa del genere. Vediamo allora una serie televisiva che le divinità ce le ha al centro: Vikings.

“Vikings” ci racconta le vicende del popolo vichingo 

Visto che siamo arrivati a parlare di divinità vediamo la bellissima serie televisiva del regista Michael Hirst: Vikings. Essa si svolge nei territori del nord Europa, tra la Scandinavia e le isole inglesi, e tratta delle vicende del popolo dei vichinghi. È ambientata nel IX secolo e si occupa in particolare di una famiglia norrena il cui capostipite è il grande Ragnarr Loðbrók, i cui figli diventeranno grandi re e guerrieri. La prima stagione tratta della ascesa al potere proprio di Ragnarr, il quale da contadino quale era con sua moglie e alcuni amici arriva a conquistare il potere della sua città, per poi diventare il più importante re vichingo. Le vicende successive sono raccontate nei restanti episodi, nei quali in particolare abbiamo la successiva salita al potere dei figli, con tutti i conflitti che questo farà nascere. 

Le divinità vivono a contatto con gli uomini

Altro elemento centrale è quello della divinità. Gli dei vichinghi sono molteplici e la loro presenza è avvertita da loro in ogni momento della vita. Essi sono evocati prima di una guerra e li si cerca di rendere benevoli con sacrifici di ogni tipo. Stessa cosa avviene nel caso di lunghi viaggi per mare o di altri avvenimenti importanti. Un modo attraverso il quale entrano direttamente in contatto con gli uomini è mediante gli indovini. Costoro prevedono il futuro e danno consigli dando una direzione agli eventi. I fulmini che tuonano sono Thor che batte il suo martello ma anche le montagne, il sole, i lupi e il vento, insomma tutto è divinità, presente e la cui influenza è sentita direttamente dagli uomini. Questa dimensione mitica e affascinante, è anche quella che Marx vede nel capitalismo, ora cerchiamo di sfatarla.

Il Feticismo ha a che fare qualcosa con la magia

Abbiamo visto che per Marx l’idea che abbiamo del denaro che possa auto-aumentarsi è del tutto infondata al punto di essere paragonabile a un qualcosa di magico. Come chiama questo fatto di attribuire a cose proprietà che non le appartengono? Feticismo. Questo termine deriva da feticcio che per definizione è un particolare oggetto di culto al quale vengono attribuite proprietà appunto divine o magiche. Da questo capiamo ancora meglio della dimensione magica che ci può far paragonare il capitalismo con la religiosità di Vikings.

 

Marx: come uscire dall’illusione 

Quello che ci chiediamo ora è, da dove deriva allora questo aumento di valore? Prima di tutto osserviamo che il valore di una merce è dato dalla quantità di lavoro necessario per produrla. Il punto è che il lavoratore o proletario riceve un salario, ma esso è minore del valore che lui produce mediante il suo lavoro. In pratica è come se per una parte del suo tempo lui lavorasse gratis, questo è chiamato plus-lavoro ed è quello di cui si appropria il capitalista. Insomma, quell’aumento di denaro che all’inizio ci sembrava un qualcosa di magico è dovuto a questo, a una parte di lavoro che non viene pagata. Renderci conto di questo è quello che per Marx dobbiamo capire per uscire da una delle tante illusioni che sono alla base del capitalismo.

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