La sezione 377
Da circa vent’anni era in corso il dibattito sulla possibilità di rimuovere la Sezione 377 del codice penale dalla legislazione indiana. Essa sarebbe la responsabile dello stigma e della punibilità dell’omosessualità in India, questo non per una esplicita accusa verso il suddetto orientamento sessuale, ma per la dicitura “intercorsi carnali che vanno contro la legge naturale” presente nell’Articolo: la scrittura è da sempre stata interpretata come una denuncia di tutti quei rapporti che non rientrassero nel canone ‘eterosessuale’.
Le proteste contro la Sezione, o Articolo, 377 sono iniziate nel 2001, quando la ONG ‘Naaz Foundation’ approcciò l’Alta Corte di Delhi : questa sarà in seguito la responsabile della depenalizzazione dei rapporti sessuali tra persone consenzienti del medesimo sesso, sostenendo che la pena posta su suddetto atto sia del tutto illegale. La Sezione 377 non sarebbe neppure originaria dello stato Indiano autonomo, in quanto risalirebbe al periodo del colonialismo Britannico e fu introdotta nella regione proprio per volere dell’Impero anglosassone, che cercava di imporre rispettabilità e completa repressione dei vizi. I comportamenti e gli orientamenti omosessuali in India, prima dell’arrivo della regina Vittoria, erano sempre stati accettati dalla comunità.

Cominciano le proteste
Dal 2001 cominciarono una serie di colpi e contraccolpi tra il Parlamento, la Corte Suprema, gli attivisti e l’Alta Corte di Delhi. Nel 2009 l’Alta Corte di Delhi depenalizzò l’omosessualità, ma nel 2013, per motivi legati a proteste da parte di gruppi religiosi conservatori, la Corte Suprema rimbalzò la propria decisione finale al Parlamento.
Il tutto finì in una fase di stasi che si sbloccò finalmente due anni fa, quando la ballerina N.S. Johnar, il giornalista Sunil Mehra, lo chef Ritu Dalmia e il proprietario di hotel Aman Nath assieme alla collega Ayesha Kapur redissero una petizione che sosteneva come la Sezione 377 fosse una violazione della privacy e della libertà personale di ogni cittadino indiano. Benché i processi fatti con l’utilizzo della suddetta Sezione fossero molto pochi, essa era stata comunque usata frequentemente per minacciare e stigmatizzare, oltre che per marginalizzare, le comunità LGBT.

La depenalizzazione dell’omosessualità
Oggi, 6 settembre 2018, arriva il tanto atteso il decreto finale: la Corte Suprema dichiara l’omosessualità completamente legale e la Sezione 377 privata di qualsiasi potere. La decisione dei cinque giudici è stata unanime. “La sezione 377 è irrazionale, arbitraria e incomprensibile, in quanto incatena il diritto di uguaglianza per le comunità LGBT. Questa comunità possiede la stessa uguaglianza di qualsiasi altro cittadino”, ha detto il Capo della Giustizia in India Dipak Misra. Misra, poi, assieme al giudice Khanwilkar ha aggiunto: “ Quello che la società pensa non ha alcun diritto di incidere nella libertà delle altre persone.” “La società deve una scusa alla comunità LGBT”, ha concluso il giudice Malhitra.
Le reazioni al di fuori della corte sono state esplosive. Appena gli attivisti hanno visto il messaggio di un giornalista che stava partecipando alla seduta, le grida di contentezza sono tracimate, con tanto di ‘assalti’ di fronte alle telecamere appostate assieme a loro. Un ragazzino indiano di 19 anni, universitario, ha dichiarato al The Guardian: “ Non siamo più criminali nella nostra stessa nazione.”

Nonostante le continue lotte, sono ancora molti i paesi del mondo che considerano l’omosessualità illegale, in alcuni è addirittura punibile con la pena di morte. Oggi, il conto totale di questi paesi scende di uno: ne rimangono ancora 71. La giustificazione è sempre quella che certi atti siano “contro le leggi della natura”. Aengus Carroll, co-autore del resoconto ILGA, ha riferito al The Guardian: “ Il cambiamento nelle legislazioni arriva abbastanza lentamente, ma l’attitudine della società, in particolare di quegli argomenti taboo, è elefantiaco”. Tuttavia, ha fatto notare come in molte nazioni, come ad esempio il Kenya e la Tunisia, siano stati fatti molti passi avanti. Ci sono stati anche grandissimi cambiamenti positivi sulla questione dell’orientamento sessuale e sull’identità gender in tutto il mondo.
Al termine di questa giornata così piena di emozioni, Meenakshi Ganguly, la direttrice del dipartimento dell’Asia del Sud per l’Human Rights Watch, ha scritto su Twitter: “Grazie a tutti coloro che si sono battuti per questo, affrontando con coraggio i più crudeli pregiudizi. Oggi è un grande giorno per i diritti umani”.