La vita divisa tra bianco e nero: il disturbo borderline di personalità

La vita divisa tra bianco e nero: il disturbo borderline di personalità

6 Settembre 2018 Off Di Martina Morello

Nel linguaggio comune spesso si utilizza il termine borderline per indicare qualcosa che sta al limite. Pochi però sanno che in realtà il termine in questione indica un disturbo di personalità, per l’appunto il disturbo borderline di personalità. Si trova nel DMS-5 ed è un disturbo piuttosto diffuso in ambito clinico, molto difficile da trattare per diversi motivi. Le caratteristiche principali del borderline sono l’impulsività e l’instabilità nelle relazioni interpersonali e nell’umore. Queste persone sono eccessivamente sensibili anche ai minimi cambiamenti degli stati emozionali delle persone ed il loro comportamento è estremamente imprevedibile, impulsivo e potenzialmente autolesivo. Spesso infatti si dedicano al gioco d’azzardo, alle spese insensate, all’attività sessuale indiscriminata e all’uso di sostanze.

Non sopportano di stare da sole e temono fortemente l’abbandono, ricercano costantemente l’attenzione degli altri e spesso vivono intensi periodi di depressione e vuoto emozionale. In periodi particolarmente stressanti inoltre possono manifestare sintomi psicotici e dissociativi. A causa della loro elevata impulsività, i comportamenti suicidari sono sempre dietro l’angolo. Quando un paziente borderline minaccia di togliersi la vita bisogna stare attenti perché potrebbe davvero compiere questo gesto estremo.

Chi soffre del disturbo borderline di personalità teme fortemente l’abbandono

Eziologia del disturbo borderline di personalità

Si tratta di una sindrome estremamente complessa dall’eziologia multifattoriale ed in parte ancora sconosciuta. Le informazioni di cui oggi disponiamo riguardano i fattori neurobiologici, i fattori sociali e la vulnerabilità genetica considerando la teoria diatesi-stress di Linehan.

Fattori neurobiologici

Alcuni studi riportano che alcuni fattori neurobiologici possano aumentare il rischio per l’intera sindrome, mentre ci sono altri fattori che contribuirebbero solo all’intensa emozionalità o all’impulsività. Per quanto riguarda la disregolazione generale, la causa è il sistema serotoninergico che ha una funzionalità inferiore rispetto alla norma. Per la disregolazione emozionale invece c’è un aumento dell’attività dell’amigdala, area cerebrale deputata all’elaborazione degli stimoli emozionali. Recentemente sono stati individuati anche un deficit della corteccia prefrontale che contribuisce all’impulsività ed un’interruzione della connettività tra la corteccia prefrontale e l’amigdala.

Fattori sociali e vulnerabilità genetica

Ci sono alcuni fattori sociali comuni a tutti i disturbi di personalità che possono aumentare la probabilità di sviluppare uno di questi disturbi. Questi fattori valgono anche per il disturbo borderline e tra questi troviamo l’abuso in età infantile. Tassi estremamente alti di trascuratezza, di abuso o di maltrattamento nell’infanzia aumentano il rischio di sviluppare tale disturbo, considerando anche la vulnerabilità genetica. L’abuso infatti non può essere l’unica causa di questo disturbo perché è un fattore che aumenta il rischio di sviluppare diversi disturbi mentali, non soltanto della personalità. Per cui bisogna considerare altri fattori, più specifici per il disturbo borderline. Se nei genitori è presente una tendenza geneticamente determinata all’impulsività, all’emotività o a cercare il rischio, ciò potrebbe far aumentare il rischio sia che avvengano abusi sia che si sviluppi un disturbo borderline di personalità.

La teoria diatesi-stress di Linehan

Recentemete è stata considerata anche la teoria diatesi-stress di Marsha Linehan per cercare di spiegare l’eziologia di questo disturbo. La teoria considera due fattori, la disregolazione emozionale e l’invalidazione, elementi che interagiscono tra loro in modo dinamico. Secondo la psicologa, il bambino presenta una diatesi (predisposizione allo sviluppo di un certo disturbo) biologica relativa alla difficoltà di riuscire a controllare le sue emozioni. Il piccolo inoltre si trova a vivere in un ambiente familiare che nega validità alle esperienze emozionali. Ciò significa che ogni volta che il bambino cerca di esprimere o manifestare una certa emozione, questa non solo viene ignorata, ma addirittura punita. Il bambino è quindi costretto a reprimere le sue emozioni, entrando in un circolo vizioso che può portarlo a sviluppare il disturbo borderline di personalità.

Chi soffre del disturbo borderline di personalità tende ad idealizzare o a svalutare tutto e tutti, senza vie di mezzo

Trattamento

Anche il trattamento di queste persone è molto complesso per diverse ragioni. Sono persone che solitamente non si fidano molto degli altri, quindi questa mancanza di fiducia entra anche nella relazione con il terapeuta. Per quest’ultimo quindi è difficile stabilire una buona relazione terapeutica e soprattutto mantenerla, visto che il paziente borderline tende spesso a idealizzare o a svalutare il terapeuta. Finora il tipo di terapia più efficace sviluppata per trattare i paziente borderline è la terapia dialettico-comportamentale.

La terapia, sviluppata da Marsha Linehan, combina diversi elementi che provengono da teorie e terapie differenti. L’empatia e l’accettazione propri dell’approccio centrato sul cliente con il problem-solving dell’approccio cognitivo-comportamentale, l’addestramento alle abilità sociali e le tecniche di regolazione emozionale. Il termine dialettico ha un duplice significato anzitutto perché il terapeuta deve accettare il paziente e contemporaneamente aiutarlo a cambiare. Il terapeuta inoltre deve aiutare il paziente a capire che il mondo non è divisibile in “buono” e “cattivo”, ma che tutto e tutti sono fatti sia di luce sia di oscurità. L’obiettivo è quindi far assumere al paziente una visione dialettica del mondo.