E’ un genocidio quello che si sta consumando dal 2002 a questa parte in Venezuela. Sparizioni, torture, omicidi, violenze sessuali sono i crimini di cui viene accusato il governo di Caracas, presieduto da Nicolas Maduro, eletto nell’aprile 2013 in seguito alla sconfitta di Capriles, leader del partito di centro-sinistra venezuelano.

Sono accuse gravi e pesanti quelle che colpiscono l’esecutivo del paese sudamericano, accuse queste che sommate alla difficile situazione economica del paese rappresentano il deterioramento del sistema governativo venezuelano e inducono milioni di cittadini ad un esodo spaventoso.

Si conta infatti che il 12% della popolazione sia emigrata in altri stati dell’ America Latina  a causa dell’estrema povertà che sta uccidendo uomini, donne, bambini e mettendo in ginocchio l’intero paese. Viene definito l’esodo più grande della storia sudamericana e paragonato alla migrazione di massa che sta, in egual maniera, colpendo, dall’altra parte del mondo, lo Stato siriano. Un’economia paralizzata, una spaventosa inflazione, corruzione in ogni ambito sociale e politico sono i motori che da ormai vent’anni muovono il paese verso il basso, costringendo la popolazione venezuelana a vivere in povertà estrema, negandole beni di prima necessità come cibo, medicinali e strutture ospedaliere adeguate ad ogni tipo di emergenza. 

Ma la povertà non è l’unica motivazione che spinge milioni di venezuelani a lasciare la patria in vista di nuove rotte e di una vita migliore. Il soffocante regime del presidente Maduro non lascia spazio a dubbi e ripropone un sistema passato, che non passa mai. L’avvocata venezuelana Tamara Suju, che da 14 anni si occupa di documentare e registrare ogni sorta di crimine o violenza governativa, paragona l’attuale sistema politico del Venezuela ai vecchi regimi nazista e stalinista, storicamente celebri per la loro intolleranza verso l’opposizione.

E’ ciò che oggi sta accadendo in Venezuela.

“Un campo di concentramento a cielo aperto” così definisce il Venezuela l’avvocata, nonché giornalista e attivista politica, Tamara Suju, che nel 2016 ha presentato ufficialmente casi, dati e ricerche che incriminassero il governo venezuelano davanti alla Corte Penale Internazionale (CPI), dichiarando 70 casi tra torture e omicidi, che nel 2017 sono saliti a 289. Centinaia di oppositori politici, dissidenti, “traditori”, come vengono definiti dal governo, rappresentanti la voce di un popolo ormai stremato dalla fame, dilaniato da una corruzione politica e un’instabilità sociale che sembra non trovare soluzione da quasi vent’anni. Una crisi finanziaria che è sfociata in una crisi umanitaria, intensificatasi in seguito alla vittoria presidenziale di Maduro, ennesimo portavoce di una sinistra corrotta e insensibile ai problemi del popolo.

L’unica soluzione possibile per poter ritrovare la libertà sembra la fuga, che ha infatti interessato un’ esponenziale fetta di popolazione venezuelana e ha di conseguenza sensibilizzato gli stati circostanti ad un intervento immediato che ponesse un freno a questa situazione disumana. 

Sono sei gli stati che, ad oggi, hanno deciso di prendere posizione contro il governo venezuelano accusandolo di crimini contro l’umanità. Sei stati a cui si dovrebbe aggiungere anche l’Italia, che diventerebbe così il primo paese europeo ad opporsi ufficialmente al regime del terrore venezuelano. Si è infatti conclusa da poco la conferenza stampa indetta dai maggiori esponenti di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, dove è stata espressa la volontà di presentare una mozione contro lo stato venezuelano davanti alla Corte Penale Internazionale e di iniziare così un percorso che potrebbe a breve coinvolgere altri stati europei. L’avvocata Suju si è detta molto contenta dell’aiuto che l’Italia sta dimostrando e spera nell’approvazione della mozione da parte del governo.

Un’azione questa che potrebbe contribuire a salvare un paese e a rendere manifesto un regime, di fatto dittatoriale, che sta sottomettendo il Venezuela senza che nessuno se ne accorga, a causa della violenta censura impiegata.

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