Il Superuovo

Vediamo come l’essenza conflittuale della politica rischia di venire opacizzata tra economica, statistiche e decreti

Vediamo come l’essenza conflittuale della politica rischia di venire opacizzata tra economica, statistiche e decreti

La situazione pandemica ha reso evidente agli occhi di tutti come la scienza diventa sempre più importante al fine di prendere decisioni politiche, ma può essere esclusiva?

Tutti i giorni sentiamo parlare di indici, dati, numeri e calcoli. I nostri dotti e uomini di scienza discutono su quale sia la cosa migliore da fare, ma in che senso viene definito questo migliore? Migliore per chi?

Che cos’è il politico?

Secondo una lunga tradizione, che mette d’accordo (seppure in modo diverso) classici come Marx, Weber e Carl Schmitt, il politico è il conflitto. Lo spazio politico, proprio della decisione politica, è lo spazio proprio del conflitto. Lo spazio dove si incontrano diversi individui, gruppi, classi, che portano avanti i loro interessi, le loro visioni del mondo e le loro idee. Le quali ovviamente si scontrano con altri interessi, visioni del mondo e idee.

La posta in gioco, ovvero l’obiettivo conteso nell’arena politica, non è necessariamente materiale. Certo i conflitti materiali rappresentano il lato forse più evidente: un azienda X vuole pagare meno i dipendenti, mentre questi tramite i sindacati portano la questione a essere dibattuta in parlamento. C’è un conflitto e c’è uno scontro, la posta in gioco è materiale e riguarda il salario, è evidente.

Non sempre però le cose sono così facili. Molto spesso la posta in gioco riguarda un’idea, un’ideologia, una visione del mondo. Possono essere generazioni che si scontrano, liberisti contro interventisti, animalisti contro chi ama la caccia. In tutti questi esempi la questione non può essere ridotta al mero aspetto economico, ma ha molto altro al suo interno.

Il tema della depoliticizzazione e il neoliberismo

La parola depoliticizzazione ha preso molto piede nelle scienze sociali negli ultimi anni. Abbiamo detto che la politica è un’arena dove si scontrano diversi agenti, ebbene con depoliticizzazione intendiamo il venine meno dello scontro. O meglio, lo scontro non viene meno, viene invece oscurato, opacizzato. Molto spesso la decisione politica viene presentata come neutra, come imparziale, mentre invece è una decisione che, come ogni decisione politica, porta avanti (o nasconde) uno scontro.

Un altro tema molto connesso a quello della depoliticizzazione nelle scienze sociali è quello del neoliberismo. Con neoliberismo si intende quella fase storica aperta dagli anni ’80 dalle politiche di Margaret Thatcher negli UK e Donald Reagan negli USA. I welfare state che avevano caratterizzato l’Europa sono piano piano stati erosi in nome della libertà economica di imprese e industrie.

Questa decisione è stata portata avanti come neutrale e imparziale. La retorica, chiamata trickle down economics è stata che tale decisione politica sarebbe servita a tutti, imprese e cittadini: perché le imprese libere di fare imprenditoria, avrebbero avuto maggiori profitti che avrebbero poi restituito ai loro dipendenti. Sul primo punto non ci sono stati grossi dubbi, sul secondo invece molti.

La depoliticizzazione ai tempi del COVID: medicina e decreti legge

In questo periodo questo tema è emerso con molta chiarezza e lucidità. Stiamo affrontando una situazione pandemica che ci ha colto tutti alla sprovvista, governi e parlamenti non meno degli altri. Eppure bisognava (e bisogna tutt’ora) agire in fretta. Cosa chiudere? Per quanto? Che cosa deve avere la priorità e che cosa invece può aspettare? Tutte queste domande si sono imposte con una forza enorme, e non hanno mai lasciato troppo tempo per decidere.

Ci si è domandato che cosa è giusto fare, ma un’altra domanda centrale è stata: cosa è giusto, per chi? Perché la scena ideale sarebbe una scelta che mettesse tutti d’accordo e che andasse incontro agli interessi di tutti, giovani, adulti, anziani, sanitari, imprese e settore alberghiero. Purtroppo però quel mondo ancora deve esserci. Così che chiudere le scuole può significare un danno enorme per la salute psicosociale dei bambini, aprirle e rischiare un’impennata dei contagi invece un danno soprattutto per coloro che stanno più avanti con gli anni.

Qui non si vuole ovviamente stilare una lista di priorità, si vuole invece far riflettere sull’intimo carattere conflittuale delle scelte politiche. Ricordando che purtroppo è una vana illusione cercare di affidarsi a indici, tabelle e scienziati, sperando così di arrivare alla decisione perfetta. Ovviamente la scienza è una conquista umana che ci può mostrare tante cose, ma poi nel momento della decisione bisogna rendersi conto dei conflitti esistenti e della necessità di prendere una scelta.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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