Vagabondi ieri e vagabondi oggi: la trasformazione di un nobile in artista di strada

La denuncia sociale di un artista di strada ci riporta alla mente la critica di Parini alla classe nobiliare.

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Ci troviamo su Via del Corso, a Roma, in pieno centro. È qui che un ragazzo, Carlo Farina, “lavora“. Armato di una sdraio, un succo di frutta, uno spruzzino, una cassa per la musica e un provocante cartello dove appare la scritta “Pay me to do nothing“.

Cos’è il “pay me to do nothing”

Carlo si piazza lì intorno alle 3 del pomeriggio e rimane inamovibile nella sua postazione per le successive 4-5 ore. Accanto al cartone c’è un cappellino, tipico di coloro che chiedono l’elemosina. Ma Carlo non è d’accordo a chiamarla “elemosina”: lui se ne sta lì, senza chiedere nulla…il “Pay me” esposto sul cartello è una frase assertiva, diversa, a parere dell’artista, da una richiesta. Tutto è partito a Luglio, cercando un’idea per finanziare la sua passione per la musica. Infatti, nel “tempo libero”, fa il cantante della band “Hawaiki”, improntata su generi tropicali, che esaltano la spensieratezza come chiave di lettura per la vita. L’artista di strada, se così lo si vuol chiamare, è riuscito a mettere da parte un bel gruzzoletto, facendo due conti. Considerando che quest’attività dura ormai da 3 mesi e che ogni giorno l’artista afferma di guadagnare dai 40 agli 80 euro, si deduce che il nostro caro Carlo è come se avesse percepito durante l’estate uno stipendio statale medio. Ciò non fa che suscitare la rabbia di molti sul web (in particolare) e per strada, dove alcuni scherzosi passanti propongono un pagamento “a cazzotti e ceffoni”.

La risposta del pubblico

Ma tanti altri apprezzano, invece, e commentano di fronte a qualche giornalista pronto a diffondere la notizia con affermazioni del tipo “è un genio!” o un tanto sentito “perché non ci ho pensato prima io?”. L’idea piace e funziona, ed ecco il modo in cui anche un vagabondo, su una sdraio, quindi senza vagabondare, è riuscito a fare qualche soldo. Per strada e sul web si ironizza sulla supposizione che questa sia una sottile provocazione al reddito di cittadinanza, ma Carlo Farina ci tiene a ribadire l’unico scopo che ha la sua attività: sponsorizzare la sua band. Quando gli si viene dato del “parassita” lui risponde di essere d’accordo, ma ammette di non vederne il problema. La sua non è una semplice perdita di tempo. Ci spiega che se passasse quel tempo in un normale ufficio, la sera non riuscirebbe sicuramente a scrivere i testi per la sua musica. Il suo modo di affrontare la vita parte dalla ribellione nei confronti degli schemi fissi e di ciò che la società ci impone di fare per approdare a un libero arbitrio molto ampio, che non preclude la possibilità dell’ozio e non teme la disoccupazione.

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L’inerzia nobiliare denunciata da Parini

Nella letteratura italiana il dolce far niente è stato preso di mira da Giuseppe Parini, che nella sua opera più famosa, “Il giorno”, si scaglia contro la vuotezza e la superficialità della nobiltà. Parini ci descrive un “giovin signore” impegnato in tutte le sue occupazioni quotidiane. Queste vengono descritte in una maniera così minuziosa da suscitare le risa del lettore, che si accorge dell’inoperosità del giovin signore. La critica di Farina si avvicina molto a quella di Parini, perché lamenta dell‘inerzia che avvolge la società odierna così come avvolgeva nel ‘600 ogni strato della classe nobiliare. Sussiste, però, una sostanziale differenza: mentre Farina non è minimamente tentato dalla vita che svolgono i colletti bianchi, Parini subisce il fascino del lusso e del fasto nobiliare. D’altra parte, ciò che li lega, è senza dubbio l’ironia con cui viene espressa questa ribellione nei confronti del contesto sociale. Parini crede nella missione rieducativa della sua opera, che deve insegnare ai nobili l’utilità sociale, mettendo da parte l’ozio derivato dai benefici di cui si gode. Parini descrive il giovane nobile come colui “che da tutti servito a nullo serve“. Il web ha definito Carlo Farina “parassita” della società, poiché, appunto, inoperoso, improduttivo. In questo gioco di maschere e ribaltamento di ruoli, il tanto discusso artista di strada è da paragonare più a Parini o al giovin signore?

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