“Us + Them”, Lyotard e Foucault spiegano il nuovo concerto di Roger Waters

Si è conclusa pochi giorni fa la triade di giornate in cui il nuovo film-concerto di Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) “Us + Them” è arrivato al cinema. Il suo spettacolo è un inno all’empatia e al restare umani, temi che sono fondanti anche negli studi di Lyotard e Foucault.

Un unico coro. È quello che chiede per tutta la durata del capolavoro-concerto Roger Waters, che in “Us + Them” si supera e rende reale uno spettacolo, che è tale per gli occhi e le orecchie. Musica di una qualità elevatissima, illuminazione ad un livello pazzesco, temi trattati e scenografia spiazzante e, al contempo, carica di particolari: è un tutt’uno col pubblico che risponde presente al richiamo dell’ex bassista dei Pink Floyd. Non perdere di vista la natura umana è quanto di più vicino agli studi di Michel Foucault, mentre l’interesse per il post-umano lo possiamo rintracciare nei seminari condotti dal filosofo francese Jean-François Lyotard.

Noi o loro?

Il film-concerto di Waters si articola entro due binari principali che chiameremo tecnicamente set. Il primo set è costituito da una dozzina di pezzi, (non tutti presenti nel film) molti dei quali tratti da “The Dark Side of the Moon”, lo storico album dei Pink Floyd datato 1973, con brani del calibro di “Breathe”, “Time” e “The Great Gig in the Sky”. È proprio con questi brani che il fruitore del concerto viene introdotto in un viaggio che lo accompagnerà per le successive due ore e mezza, dimenticandosi di ogni altro apparecchio elettronico che non sia il proiettore che trasmette il film al cinema. “Us + Them” è un’esperienza coinvolgente e lo diviene ancor di più quando dal soffitto del Pepsi Center (il concerto è stato registrato a Denver, in Colorado (USA), tra il 3 e il 4 giugno del 2017, ndr.) scende un’ enorme ciminiera attorno alla quale è appeso un maiale con su scritto “Restiamo Umani” in varie lingue del globo. È un chiaro riferimento al decimo album in studio dei Pink Floyd, Animals”, che proprio sulla copertina reca le ormai celebri ciminiere della Battersea Power Station di Londra.

La locandina del film-concerto “Us + Them” di Roger Waters, presentato quest’anno “fuori concorso” a Venezia 76

Noi e loro

È con questo effetto scenografico magistrale che Waters inaugura il secondo set, il più feroce e diretto dal punto di vista politico. Dapprima sulle note di “Dogs” e successivamente su quelle di “Pigs”, sui maxischermi del palazzetto campeggiano i volti dei più grandi leader mondiali, con un particolare interesse nei confronti di Donald Trump. Poi è la volta di “Money” e il pubblico torna a gridare e farsi forza l’un l’altro urlando l’incipit del brano: “Money, get away” e, per concludere in bellezza, “Us + Them”, il motivo del perché Waters ha voluto realizzare e condividere questo particolarissimo viaggio con i propri fan. Speranza: è questo il messaggio che vuole far passare il bassista in questo che tanto concerto non é, quanto una denuncia corale musicata alla perfezione, che ha come obiettivo comune il volersi bene, al di là di ogni tipo di discriminante e discriminazione. Dopo aver visto il concerto ti resta dentro un ideale: diventare tutti un unico coro per salvare il pianeta. Se è proprio Roger Waters a dirlo non possiamo che ascoltarlo in silenzio e rimboccarci le maniche.

Le famose ciminiere e il maiale volante sono una delle tante sorprese scenografiche che i fan di Waters hanno trovato nel suo ultimo tour mondiale “Us + Them”

Noi più loro: insieme

L’uomo ha perso totalmente le caratteristiche di centralità nel pianeta: manca, infatti, quella figura antropocentrica dell’essere umano come fattore geologico e di produzione fondamentale per la sopravvivenza della Terra. Come Roger Waters, anche il filosofo francese Lyotard perora a favore di una visione centrale di tutti gli esseri umani senza discriminazioni di genere, razza, orientamento religioso e politico. Lyotard ritiene che l’uomo abbia perso la capacità di indagare se stesso e questo porta ad una condizione di inumanità. In continuità con queste diagnosi, è fondamentale capire allora la soluzione che propone il filosofo francese: è la locuzione di postumano la parola chiave alla quale appellarsi in questi difficili momenti di crisi generalizzata, perché è solo guardando al futuro, anche a quello più prossimo, che si riesce a possedere e gestire una visione d’insieme. In definitiva, bisogna rinnovare le coordinate entro cui pensare l’umano stesso e insieme aprire a una prospettiva che si distanzi dalla portata distruttiva e violenta che non è propria della natura umana. È proprio su questa “nature humaine” che Michel Foucault basa i suoi studi: da un lato, la robotica e la tecnologia così avanzata hanno permesso di ripensare l’ambito d’azione dell’essere umano, dall’altro, Foucault tiene a sottolineare quanto molte pratiche e caratteristiche prima di natura totalmente esclusiva dell’uomo, al giorno d’oggi sono potenzialmente manipolabili e attribuibili ad enti extraumani. Sembra proprio di riascoltare e rivedere “Us + Them” quando Foucault puntualizza che un tempo l’uomo era vero proprietario del proprio corpo e che era capace di trasformare a proprio vantaggio l’ambiente circostante per trarne giovamento. Per fermarsi da questa turbolenta discesa bisogna essere uniti, non basta essere “Noi e Loro”, dobbiamo essere omogenei e cosa c’è di più calzante del segno aritmetico “più” per stare tutti insieme e in armonia? È questo il fine ultimo del film-concerto di Waters e delle teorie di Lyotard e Foucault: è solamente ripensando il concetto di essere umano come unitario e specifico (con le proprie caratteristiche) che esso può nuovamente rigirare il mondo in suo favore e tornare ad essere padrone di se stesso.

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