Upstart Crow: William Shakespeare era uno sfigato ma ha comunque cambiato il mondo

Dimenticate tutto quello che sapete su William Shakespeare e accettate la nuda verità. “Il bardo” era uno sfigato, ma ha comunque cambiato il mondo. Ce lo racconta lui stesso nella serie tv firmata BBC “Upstart Crow”

 

Era di umili origini, non sapeva né il greco né il latino, e veniva da un piccolo paese- eppure William Shakespeare con le sue forze ha plasmato il mondo a suo piacimento, lasciando un’impronta tale da portare lo scrittore T. S. Elliot ad affermare che Dante e Shakespeare si sono divisi il mondo senza lasciare posto a un terzo. Ed aveva pienamente ragione.

 

Un semplice corvo

William Shakespeare ha reinventato il teatro e creato parole ed espressioni che usiamo ancora oggi nell’inglese contemporaneo. Eppure, volendo definirlo con parole moderne,  era un perdente.

Se la giornata non vi è andata bene, potrebbe consolarvi sapere che nemmeno il grande William Shakespeare se la passava meglio. Sembra strano, ma Shakespeare ai suoi tempi era considerato solo un mediocre tragediografo e uno scarso commediografo , che cercava ad ogni modo di affermarsi nel mondo di autori più noti di lui- ma probabilmente meno talentuosi.

Ben Elton, il creatore della serie tv “Upstart Crow” lo sa bene, tant’è che come titolo sceglie proprio una citazione di Robert Greene, scrittore coevo a Shakespeare che non nutriva particolare simpatia per “il Bardo”, al punto da definirlo:

un corvo venuto su dal basso, abbellito con le nostre piume, che, col suo Cuore di tigre avvolto in una pelle d’attoreritiene di essere capace di sparare fuori un verso come il migliore di voi (…)

 

Quello di Ben Elton è un lavoro di proporzioni inimmaginabili, per il quale probabilmente non ha chiuso occhio: Shakespeare è sacro ed intoccabile, o almeno così ci volevano far credere, e lui lo reinterpreta, lo rinnova e lo attualizza. La serie tv inizia nel 1592, quando Robert Greene pubblica appunto il suo pamphlet contro Shakespeare (ironia della sorte oggi nessuno sa più chi è Robert Greene, e la restante percentuale lo conosce come “quello che criticava Shakespeare”) e il giovane William, ironico, inesperto e dal cuore d’oro, aveva alle spalle solo poche opere come “I due gentiluomini di Verona” e “Tito Andronico”.  Le puntate seguono la vita dello scrittore, che si divide tra Londra e Stratford Upon-Avon, lamentando costantemente quanto siano pessimi i mezzi pubblici (le carrozze), quanto sia difficile la situazione politica e religiosa del tempo, quanto sia pesante la moglie Anne Hathaway, che aveva 10 anni in più di lui, e quanto sia difficile tenere testa a Robert Greene, al quale risponde al fuoco con il fuoco.

Robert Greene e William Shakespeare

 

Shakespeare fa più ridere di quanto immaginiate

Ad accompagnare David Mitchell, che interpreta Shakespeare, c’è una brillante Gemma Whelan, nota anche come Yara Greyjoy in Game of Thrones, che anima, la proto-femminista Kate, ragazza benestante e molto colta il cui più grande sogno è poter interpretare Giulietta, e che si innamorerà del migliore amico di William Shakespeare,  lo scrittore Christopher Marlowe. Questo è il biglietto d’ingresso di William alla notorietà: Marlowe è una vera celebrità, detta la moda ed è amato da tutti- è all’apice del successo grazie al suo “Tamerlano il grande” e al “Faust”, e insisterà affinchè Richard Burbage e la sua compagnia, tra i quali il celebre attore Will Kempe (importante attore della Commedia dell’arte italiana, che qui è il ritratto caricaturale di Ricky Gervais) mettano in scena le nuove opere alle quali Shakespeare sta lavorando, come Romeo e Giulietta, Re Lear o l’Amleto.

La serie tv ha avuto un successo straordinario in Inghilterra, anche se alcuni fanno notare che uno spettatore non particolarmente istruito su Shakespeare probabilmente non può cogliere tutti i particolari dell’incredibile lavoro svolto da Ben Elton. Le numerose e divertenti gag infatti, celano l’intento di raccontare come Shakespeare abbia lentamente cambiato la quotidianità, creando una buona parte di cose a noi familiari (come per esempio tutte le espressioni che in quest’articolo sono sottolineate- sì, le ha inventate lui). Tra gli innumerevoli sketch uno dei più noti è sicuramente quello in cui William si trova nel suo appartamento a Londra, e propone a Kate tutte le parole ed espressioni che ha creato e che “sicuramente entreranno nel vocabolario comune, e che lo renderanno immortale” per poi aggiungere un “Geoffrey Chauser, prendi questo!”

Kate, William Shakespeare e Christopher Marlowe

 

L’eredità del Bardo

Conclusione inevitabile è dunque quella di riconoscere ed ammettere quanto questo singolo uomo abbia fatto con la sua piuma e il suo inchiostro, modellando un nuovo modo di vedere le cose e gettando le fondamenta per i secoli che lo hanno seguito.

I lavori di Shakespeare hanno avuto una profonda influenza sul teatro e sulla letteratura successiva. In particolare, Shakespeare ampliò il potenziale drammatico della caratterizzazione dei personaggi, dell’intreccio e del linguaggio. I monologhi per la prima volta con Shakespeare acquistano una funzione fondamentale: quella di permetterci di esplorare la mente dei personaggi. Ciò influenzerà profondamente la letteratura successiva, a partire da i Romantici che tentarono di far rivivere i versi drammatici shakespeariani, fino ai monologhi del romanziere statunitense Herman Melville: il suo Capitano Achab di Moby Dick è un classico eroe tragico, ispirato a Re Lear.

Gli studiosi hanno identificato 20 000 brani musicali collegati con i lavori di Shakespeare, tra cui tre opere di Giuseppe Verdi, il Macbeth, l’Otello e il Falstaff e una miriade di opere di pittori, inclusi i romantici, tra cui Henry Fuseli, e i preraffaelliti- insomma, roba da lasciarci con il fiato sospeso.

 

La grandezza di Shakespeare è tutta qui: nel suo essere senza tempo. Ha dato vita a personaggi unici, nei quali al contempo possono immedesimarsi tutti. Da Giulietta a Cimbelino, da Otello a Re Lear; Shakespeare ci ha lasciato un patrimonio dal quale attingere all’infinito, per poterlo sempre rinnovare e reinterpretare, adattandolo al nostro mondo. È questo che ha provato a fare Ben Elson, portandoci indietro in una Londra elisabettiana che non è poi così lontana come credevamo, facendoci ridere assieme a William Shakespeare, impegnato- come tutti noi- a dividere il suo tempo tra lavoro, moglie assillante, i figli teenager, la taverna e gli amici.

Nei 50 anni di vita di Shakespeare si racchiude un universo infinito nel quale si muovono e si intrecciano storie che ci fanno ridere, commuovere e riflettere. Il suo linguaggio, che oscilla sempre tra quello del popolo e il solenne ci ha regalato versi immortali, che non smetteranno mai di farci sognare e che ci guidano tra gli innumerevoli interrogativi che costellano le opere del Bardo. Shakespeare costruisce dei puzzle che nutrono intelletto ed anima, a volte lasciandoci cercare una risposta legata ad una profonda riflessione morale, a volte fornendoci la soluzione nel finale, regalandoci una nuova chiave di lettura della realtà, tale da poter dire che tutto è bene quel che finisce bene.

 

 

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