Cosa vuol dire essere un’arancia meccanica spiegato da Burgess e Stanley Kubrick

Arancia Meccanica è quella storia distopica che tutti conoscono. Non si può non conoscerla, ormai è entrata a pieno titolo nella cultura popolare. Alcuni, molti, la conoscono perché hanno visto il famosissimo film di Stanley Kubrick, altri perché hanno letto il libro di Anthony Burgess. 

 

scena del vecchio mendicante malmenato

Ma quelle scene, quegli episodi sarebbero rimasti indelebili sia nella storia del cinema, che letteraria. Quella strana lingua gergale, frutto di un miscuglio di due lingue diversissime, il russo e l’inglese, avrebbe caratterizzato profondamente i personaggi. E la loro violenza avrebbe avuto un suo senso se vista attraverso la prospettiva di Burgess.

 

ARANCIA MECCANICA DI ANTHONY BURGESS

Anthony Burgess

Burgess in una intervista dice:

Il mio eroe, o antieroe, Alex, è veramente malvagio, a un livello forse inconcepibile, ma la sua cattiveria non è il prodotto di un condizionamento teorico o sociale: è una sua impresa personale in cui si è imbarcato in piena lucidità. La mia parabola, e quella di Kubrick, vogliono affermare che è preferibile un mondo di violenza assunta scientificamente a un mondo programmato per essere buono o inoffensivo… Arancia Meccanica doveva essere una sorta di manifesto sull’importanza di poter scegliere. 

Burgess parla di violenza, per di più immotivata. Questo è il sentimento che muove Alex, il protagonista. Infatti la storia di Arancia Meccanica forse potrebbe essere riassunta solo con quella parola, violenza. Ma forse c’è di più.

Il libro ha come ambientazione iniziale un luogo rimasto celebre sia nella letteratura che nel cinema, il Korova Milkbar, un locale dove Alex e i suoi ”drughi” (amici) si ritrovavano per ricaricarsi, prima di una qualche bravata. Infatti al Korova non si beveva un latte normale, ma corretto da mescalina.

Non avevano la licenza per i liquori, ma non c’era ancora una legge contro l’aggiunta di quelle trucche nuove che si sbattevano dentro il vecchio mommo, così lo glutare con la sintemesc o la drenacom o il vellecet o un paio d’altre robette che ti davano un quindici minuti tranquilli tranquilli di cinebrivido stando ad ammirare Zio e tutti gli angeli e i santi.

Ma il Korova, come ho detto prima, era il punto di partenza del gruppo di teppisti. Dopo il Korova infatti, senza nessuna apparente ragione, i ragazzi avrebbero bighellonato per la città e avrebbero trovato qualcuno da rapinare, da picchiare o da molestare.

Si aveva le tasche piene di denghi (soldi) e così non c’era proprio una gran necessità, dal punto di vista caccia alla bella maria, di festare qualche vecchio poldo in un vicolo e locchiarlo nuotar nel sangue mentre noi si faceva la conta dell’incasso e lo si divideva per quattro, né di fare gli ultraviolenti con qualche tremante semprocchia in un negozio e poi alzare il tacco col budellame della cassa. Ma, come dicono, il denaro non è tutto.

Infatti non era il denaro che cercavano, non avevano interessi economici nelle loro azioni. Ciò che davvero muoveva le loro gambe era quell’assurda voglia di procurare dolore agli altri, e lo facevano.

Una delle prime scene, famosa perché riprodotta anche nel film di Kubrick, è quella del vecchio mendicante, che si trovava in un luogo oscuro, nascosto, ma non abbastanza per non trarre l’attenzione dei quattro ragazzi. Infatti, senza nessun motivo, il vecchio sarà picchiato, perché così i ragazzi volevano fare, questo stavano scegliendo di fare.

Stava come appiattito contro il muro e aveva le palandre che erano uno schifo, tutte stazzonate e in disordine e coperte di fango e sguana e robaccia. Così gli saltammo addosso e gli assestammo dei begli sbiffoni cinebrivido, ma lui continuò a cantare. Ma quando Bamba gli mollò un paio di pugni su quel fetente truglio da ubriacone, lui smise di cantare.

Ma la cattiveria e la violenza, in qualche modo, prima o poi, si ritorcono sempre contro chi ne fa uso. Infatti, in uno dei colpi successivi, una rapina nella casa di una anziana donna che morirà, Alex verrà arrestato. E la causa sarà proprio il tradimento dei suoi ”drughi”, in particolare Bamba, il quale, all’arrivo della polizia, tirerà un pugno al protagonista e lo lascerà lì, per terra, pronto per essere acchiappato dai ”rozzi”.

Il motivo di questo tradimento era stato il comportamento troppo autoritario di Alex verso il gruppo. Infatti, quando sembrava che Bamba potesse diventare il nuovo capo della bricca, Alex ha reagito gettandolo nel Tamigi e ferendogli una mano.

La situazione di Alex in quel momento, allora, era preoccupante. Si trovava in prigione e ci doveva rimanere per ben quattordici anni, la sua vita sembrava sempre di più legata a quel luogo. Se non che improvvisamente venne scelto da un nuovo ministro inglese per sottoporsi ad una cura sperimentale contro la violenza.

Questa cura avrebbe potuto renderlo immediatamente idoneo alla vita nella società, e pertanto lo avrebbe portato fuori dal carcere subito dopo.

– Ma cos’è esattamente che mi farete, signore? – 

– Oh – disse il dottor Branom, con lo steto freddo che mi scendeva giù per la schiena, – è piuttosto semplice. Ti facciamo solo vedere dei film (…) Si tratta di film speciali.

I film in questione associavano la musica preferita di Alex, le sinfonie di Bethoveen, a scene di estrema violenza. Gli fecero visionare risse, omicidi, stupri, e ancora omicidi, violenza, dolore. Tutto al fine di portarlo a quel culmine, a quell’apice, che in qualche modo lo avrebbe dovuto rendere riluttante alla violenza, anzi, non solo riluttante, ma proprio impossibilitato a compiere qualsiasi gesto di violenza. E fu proprio così.

Ciò che ne consegue per Alex, nel momento in cui poi torna nella società, è il vivere senza poter scegliere le proprie azioni. Verrà picchiato e malmenato, prima dai vecchi drughi e poi addirittura da quel vecchio mendicante di cui parlavo prima, senza poter in nessun modo reagire.

In una di queste violenze a lui fatte si ritroverà nella campagna inglese attorno a Londra e verrà soccorso da un giornalista, che pareva avere tutte le intenzioni di sfruttare il ragazzo per attaccare il ministro di cui parlavo prima. Ma quell’uomo aveva già incontrato Alex e l’incontro non fu molto piacevole.

Infatti, Alex e i suoi drughi erano entrati in casa sua, lo avevano picchiato e addirittura erano arrivati ad uccidere sua moglie.

Allora, appena scoperta l’identità del giovane, la rabbia e il sentimento di odio in quel momento presero in modo viscerale il giornalista, che decise di chiudere a chiave Alex in una stanza e mettere a tutto volume la nona sinfonia di Bethoveen, musica che a causa della cura Alex non poteva sentire più senza impazzire.

L’esito fu che Alex decise di lanciarsi dalla finestra, pur di scappare dall’odiosa musica. E questa azione lo portò a ferirsi in modo grave.

Naturalmente il fatto accaduto sarebbe uscito sui giornali il giorno dopo, al fine di testimoniare la brutalità della cura e attaccare la parte politica che la procacciava.

Eppure, grazie ad una offerta molto generosa, il ministro, riuscirà a zittire Alex, e non renderlo un oggetto di propaganda per il partito avversario. Ma il nodo centrale della vicenda, e di tutto il libro forse, è la questione della scelta.

Un uomo ad un certo punto viene privato artificialmente della possibilità di scegliere se essere buono o essere cattivo, se vivere in un certo modo o nell’altro ed è proprio l’istituzione, il governo a fare ciò. Allora che cos’è la libertà?

Decidere di fare del male non è forse comunque una decisione, per quanto sbagliata sia.

Decidere invece di vivere in un certo modo, diverso da quello proposto dalla società, non è forse un modo per scegliere?

Ma la domanda vera è: nella nostra società noi possiamo scegliere? O alla fine non siamo altro che delle arance meccaniche?

MA COME CE LO SPIEGA BURGESS ”ARANCIA MECCANICA”?

la cura ludovico

In una lettera al Los Angeles Times del 1972 Burgess cerca di spiegare in qualche modo la sua opera. Comincia raccontando la storia del titolo, che nasce dalla frase di un ottantenne che sente in un bar: ”sono sballato come un’arancia meccanica”.

L’espressione era oltremodo surreale, stravagante, tanto da incuriosirlo al punto di dedicargli uno dei suoi libri.

Il progetto del libro nasce da un’insistente ricorrenza di notizie sull’aumento della criminalità in Inghilterra, e i fautori di questi crimini erano molto spesso dei giovani come Alex. Allora che fare? Peggiorare questi ragazzi, mandandoli in strutture correttive, oppure fare loro un lavaggio del cervello?

Infatti gli scienziati di quell’epoca proponevano soluzioni di questo tipo e molte persone parevano essere d’accordo. Ma la risposta di Burgess a questo tema risiede proprio nel suo libro. Infatti considera Arancia Meccanica come una sorta di manifesto sull’importanza di poter scegliere, e infatti dice:

Alex è cattivo, e non solo traviato, dunque in una società organizzata in modo corretto azioni crudeli come le sue devono essere punite. Però la sua cattiveria è umana (…) Alex rappresenta l’umanità in tre modi: è aggressivo, ama la bellezza, si serve del linguaggio. Egli possiede un intero vocabolario inventato, suo personale, un gergo di gruppo. Eppure non spende neanche una parola per ciò che riguarda la gestione della comunità, o l’organizzazione dello Stato: per lui quest’ultimo non è che un semplice oggetto, una cosa lontana come la luna, anche se meno passiva. Da un punto di vista teologico, il male non è misurabile. Eppure io credo nel principio che un’azione possa essere più malvagia di un’altra, e che l’atto ultimo del male sia la disumanizzazione, l’assassinio dell’anima, il che ci riporta a parlare della possibilità di scegliere tra azioni buone e cattive. Imponete a un individuo la possibilità di essere solo e soltanto buono, e ucciderete la sua anima in nome del bene presunto della stabilità sociale.

”ARANCIA MECCANICA” DI STANLEY KUBRICK

Arancia Meccanica, o Clockwork Orange, è un film diretto da Stanley Kubrick e uscito nel 1971, ed è tratto dal libro di Burgess.

I temi trattati sono pressoché gli stessi di Burgess, infatti Kubrick sposa alla perfezione lo stile sociologico e politico voluto dallo scrittore e allo stesso tempo riesce a rappresentare con la cinepresa la disperata violenza di quella società e il condizionamento del pensiero sistematico.

Quando il film fu distribuito nelle sale ricevette tantissime critiche. Infatti, quell’estrema cattiveria e violenza, così cruda e così scostante, avevano destato in una parte di pubblico una certa riprovazione. Ma il taglio originale del film, questo suo voler rappresentare un mondo che pare quasi lontano dalla realtà, in una sua dimensione perfettamente distopica, rende la pellicola un vero e proprio capolavoro, senza precedenti.

Il regista qui decide di avere un approccio caotico, tutto deve essere veloce e d’impatto. A volte arriva a filmare in prima persona le scene, con la cinepresa sulle spalle. Inoltre fa un grande uso del grandangolo, esasperando così tutte le prospettive.

Il design e la scenografia sono un altro punto interessante del film. Il film è pieno di riferimenti alla pop art e alla optical art. Inoltre presenta chiari riferimenti sessuali, dalla scultura in ceramica della signora anziana, alla forma dei gelati delle due ragazze che Alex conosce al negozio di dischi. Kubrick poi dirà di aver utilizzato questi riferimenti,    da una parte per risvegliare lo spettatore dal torpore, e dall’altra per criticare una società che sempre più utilizzava il corpo della donna come oggetto.

I costumi poi sono un altro elemento molto efficace. Infatti sono un incrocio tra la divisa di un poliziotto e quella di un supereroe perverso. Il bianco delle divise invece può rappresentare la purezza, ma in questo caso, sembra più raffigurare l’asetticità, la malattia. Il bianco che allora dovrebbe trasmettere sicurezza, in realtà, trasmette degenerazione. Ma il bianco non è poi caratteristico solo dei costumi, lo ritroviamo ad esempio nel latte alla mescalina del Korova Milkbar.

la casa dell’anziana

 

 

 

 

 

 

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