Il premier Conte a Bruxelles

Dopo mesi di trattative, giorni di scontri, di schieramenti e di lotta tra nazioni, finalmente l’Europa risponde compatta all’intensificante fenomeno migratorio, sotto la spinta decisa di Giuseppe Conte.

Nella notte è arrivata la conferma da Bruxelles che al vertice europeo qualcosa si era mosso, dopo tredici lunghe ore di faccia a faccia tra i rappresentanti di 28 paesi dell’Europa, tra cui spiccano la Merkel, Conte e Macron. Verrebbe proprio da questi ultimi due lo slancio per (tentare di) risolvere l’emergenza immigrazione che, come ogni estate, si fa sempre più pressante. L’accordo in 12 punti vede il coinvolgimento di dieci paesi, tra quelli di ‘primo ingresso’ e quelli di ‘secondo’, nell’istituzione di ‘centri volontari’ atti all’ospitalità dei rifugiati, i quali sbarchi verranno gestiti nel clima di una collaborazione internazionale, senza lasciare nessuno da solo.

Questa ‘coalizione di volenterosi’ (e volontari) è composta da Italia, Francia, Germania, Belgio, Spagna, Svezia, Irlanda, Croazia, Malta e Slovenia. Tutti paesi che si sono posti come obiettivo quello di cercare una soluzione comunitaria alla situazione odierna, ingestibile individualmente. L’Italia si vedrà dunque finalmente accompagnata nella gestione del flusso migratorio dalle altre nazioni componenti dell’UE. Per questo si dice soddisfatto il Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano, che si è impuntato fortemente durante il summit al fine di far sentire la sua voce.

Con un piano descritto su dieci punti ed in un abito blu impeccabile, Giuseppe Conte ha rifiutato ardentemente tutti i compromessi che non rispettassero i bisogni italiani di sostegno negli sbarchi, arrivando a promettere un suo veto su un’eventuale conclusione alternativa. Stessa determinazione per quanto riguarda l’argomento del Fondo fiduciario per l’Africa, che attendeva nuovi versamenti. Questo atteggiamento combattivo ha portato, quasi, i risultati sperati, con un accordo non troppo distante da quello idealmente prefissato da Conte stesso.

Oltre a queste importanti svolte, il vertice si è anche visto luogo di accordo per quanto riguarda le multe contro la Russia, a causa degli avvenimenti svoltisi in Ucraina. Le sanzioni di natura economica per questa grande potenza non sarebbero ancora concluse, ed il tutto è ufficialmente nelle mani dei 28 rappresentanti.

 

Lente di ingrandimento

Cosa comporta esattamente questo accordo? Inizialmente, i salvataggi saranno effettuati, come ovvio, secondo le leggi internazionali da una comunione di stati, che organizzerà il loro spostamento nei centri volontari delle nazioni. In questi ‘centri chiusi’ ci sarà una distinzione tra i clandestini, immediatamente rimpatriati, ed i profughi che necessitano di una qualche sorta di protezione dagli stati europei, che verranno accolti secondo il ‘principio di solidarietà’ e ridistribuiti tra gli stati che hanno accolto il piano.

 

Le reazioni dei capi di stato

Ma come si diceva, tra i dieci paesi troviamo sia quelli di ‘primo ingresso’, cioè protagonisti diretti degli sbarchi e con uno sbocco sul Mediterraneo, sia quelli di ‘secondo ingresso’, soggetti alle migrazioni via terra dei profughi una volta attraccati in Europa. Tra questi, svetta senza alcun dubbio la Germania, che pone una rigida regola: se la condivisione di responsabilità non sarà rispettata, il paese colpevole verrà escluso dall’accordo Schengen. Una proposta molto drastica quella della cancelliera tedesca, che però con questa coalizione si sta giocando il tutto e per tutto in un tentativo di mantenere stabile il suo governo. È proprio lei che sostiene che, nonostante tutto, il duro lavoro non è ancora finito.

Il presidente del consiglio Conte e Macron

Anche Macron, come gli altri, si dice contento del risultato europeo, soprattutto perché finalmente vede una svolta nei suoi rapporti con lo Stivale, con cui ultimamente non aveva avuto che scontri. È suo, inoltre, il tentativo di trovare un qualche legame anche con i paesi Visegrad, così da avere un accordo unanime.