Il contesto europeo

Quella dell’Unione Europea è una storia con alti e bassi, macchinosa, sotto alcuni punti di vista di successo, sotto altri un completo fallimento. Dal Manifesto di Ventotene ad oggi sono cambiati, con  gravi conseguenze, gran parte degli equilibri mondiali. La pervasività della dottrina liberista-monetarista  ha permesso l’allargamento del mercato unico, e la liberalizzazione dei movimenti di capitale,servizi e persone ma soprattutto ha introdotto la moneta unica.

Come qualsiasi moneta, se osservata da tutte le prospettive, presenta due facce diverse. Il Nobel per l’economia Joseph Stiglitz afferma “avrebbe dovuto portare una prosperità diffusa, che avrebbe dovuto aumentare la solidarietà e far avanzare l’obbiettivo dell’integrazione europea. Ha fatto il contrario, rallentando la crescita e seminando discordia.” Inoltre c’è un via vai continuo di commissari ed europarlamentari dalle istituzioni europee  ai principali gruppi d’interesse e viceversa. I “Burocrati di Bruxelles” accusava Grillo quando ancora era alla testa del movimento. In quelle affermazioni c’era un che di vero.

Cosa manca all’Unione?

Ciò che è venuto a mancare in questi anni è stata un’identità collettiva europea e una classe di rappresentanti oltre che di dirigenti. Un affare inestinguibile dall’operosità delle élite e un elemento essenziale per la definizione dell’identità politica. Senza non è possibile una governance europea in linea con le aspettative dei cittadini.

Scrive Pascal Riché sull’Obs riguardo alla manifestazione dei Gillet Gialli “è stata la protesta di un mondo nuovo, radicata nei grandi problemi di oggi: l’ambiente, le disuguaglianze, l’identità, ma senza una bussola“. Una bussola che per gran parte dei cittadini europei non riesce ad allinearsi con un polo politico adeguato. L’unica alternativa a quest’Europa tecnica e di pochi sembra essere l’opzione di exit, che accarezza l’appetito di molti leader europei. Ma è veramente così?

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L’alternativa: una sfida per l’Unione

Il professore di Scienza politica all’Università degli Studi di Trento, Gaspare Nevola, propone una via d’uscita nel suo libro “Democrazia,costituzione e identità”. La sfida che l’Europa non può evitare è quella di tradurre l’idea di Europa in un sistema identitario. L’integrazione europea è stata legittimata solo sulla base di criteri economici. Ora l’unione ha la possibilità di investire in una legittimazione politica. L’elemento necessario è un’identità collettiva, di secondo grado, fondata sul patrimonio culturale “con-diviso” europeo. L’intento è un sistema di cittadinanza più democratica, basato su lealtà a principi universalistici ed europei. Solo proponendo una più ampia dimensione civico-politica e volontaristica di cittadinanza è possibile costruire un’identità politica europea. Una condizione necessaria ma non sufficiente per un sistema politico democratico.

Servirebbero, secondo me, anche organizzazioni solide, movimenti forti che portino questa interpretazione di patriottismo multinazionale europeo nelle realtà dei cittadini europei e nell’arena politica. L’Unione deve mettere a disposizione istituzioni democratiche accessibili. Necessaria è pertanto la creazione di un rapporto di fiducia e di solidarietà tra europei che strutturi la domanda e dia risposte alle emergenze che ostacolano la quotidianità.

Prospettive per l’europeismo:

L’Europa non è finita, c’è ancora tanto da costruire e tanto di già costruito è bene preservarlo, ma c’è tanto anche da demolire. L’alternativa al sovranismo è di tipo qualitativo: si riferisce a cosa demolire e a cosa costruire.

Bisogna demolire le strutture di potere verticistico in mano alle élite. Va redistribuito il potere attraverso cariche che esercitano legittimamente e responsabilmente il potere. Non si nasce cittadini europei, si decide di esserlo, resta solo una domanda: chi si proporrà di rappresentare questo tipo d’insoddisfazione verso l’Unione? Chi rappresenterà i cittadini europeisti condividendo comunque un intento costruttivo e riformatore alle elezioni 2019 nel Parlamento Europeo?

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