Il Superuovo

Le controindicazioni della filosofia: un foglietto illustrativo sul perché denigrare i filosofi

Le controindicazioni della filosofia: un foglietto illustrativo sul perché denigrare i filosofi

Ogni facoltà universitaria con la disciplina corrispondente ha la propria popolazione e le proprie caratteristiche. Affermare ciò significa in un certo senso generalizzare e confermare stereotipi e pregiudizi, che da un lato tuttavia risultano essere un modo aproblematico di prendersi in giro.

Per questo motivo giustamente molti possono vedere i medici come elitari della società, iper-impegnati, oppure gli ingegneri come i soliti ragazzi che magicamente entro il terzo anno di corso allargano la propria fronte, liberandola dall’ingombro dei capelli, degni di fiducia in forza al motto “trust me, I’m an engineer” e per i quali l’orizzonte delle creature mitologiche si allarga di una nuova specie, il genere femminile (si fa per scherzare, ovviamente).

E quale pregiudizio regna sulla fronte dei nostri cari amici (si fa per dire, ovviamente) filosofi? Pesa come un macigno, è l’inutilità. Dove sta l’utilità della filosofia? Ma al di là anche della semplice utilità, dove sta la filosofia? Cosa studia precisamente? Cosa te ne fai dopo? I pregiudizi spesso si fermano alla loro semplice affermazione, senza che si volga lo sguardo precisamente alle loro ragioni fondanti, motivo per cui poi essi necessitano spesso di essere smontati e mostrati come falsi.

Ecco, ora è necessario fare il contrario. Ecco solo alcuni dei motivi per i quali nella nostra società odierna si rende necessario denigrare la filosofia ed etichettarla definitivamente come inutile, superflua e in un certo senso fastidiosa.

La filosofia ci fa dubitare di ogni verità

Davanti ad ogni verità un filosofo andrà sempre a cercare di trovare cosa la renda o non la renda effettivamente una verità. Che si parli di validità intrinseca della verità o del suo fondamento poco cambia, ogni certezza agli occhi del filosofo è come la cinta dei pantaloni prima di passare attraverso il controllo aeroportuale: la si dà per scontata, ma essa causerà comunque problemi.

Un filosofo non si accontenterà mai di osservare la bellezza di una casa ben costruita, ma vorrà per forza capire quanto solide siano le sue basi. Cartesio, per esempio, nelle sue Meditazioni metafisiche è riuscito a dubitare persino del fondamento delle verità matematiche, chiedendosi se forse non sia possibile che ci si inganni sulla loro validità. Nulla di più assurdo, insomma.

Come può un simile “atteggiamento filosofico” essere utile e funzionale alla nostra società?

Mettere in dubbio una verità è così tremendamente difficile al giorno d’oggi, che poi non si saprebbe neanche più dove guardare. Del resto la fiducia negli altri è il collante di cui abbiamo bisogno al giorno d’oggi per creare una società unita, quindi perché andare ad impantanarsi in profonde sabbie mobili di verità quando abbiamo siti, personalità politiche, “capitani”, giornali e telegiornali che sfornano verità da inghiottire giorno dopo giorno? Nulla di più comodo!

In questo screenshot, un post in cui il Ministro dell’Interno Matteo Salvini attacca un gruppo di migranti che a Vicenza avrebbe richiesto un abbonamento alla piattaforma Sky. La notizia è poi stata smentita dai dati della Prefettura di Vicenza, che invece non aveva registrato alcuna richiesta simile.

Sarà mica quindi il momento di finirla con questa storia del “ma da dove arriva questa notizia?”, “dove sta il fondamento di un simile dato?”. Troppa fatica, e di certo il gioco non vale la candela. Risultato: ignorabile.

I filosofi sono fastidiosi

Oggi ognuno ha la possibilità di esprimere la propria idea indisturbato online, e avere un’opinione su tutto non è mai stato così facile. E se a ciò si aggiunge anche il pubblico che ascolta indisturbato e legge le nostre idee, allora ci si accorge che è veramente un sogno. Se non fosse per alcuni particolari.

Un atteggiamento filosofico diffuso non potrebbe che rovinare questa situazione. Insomma, una simile libertà di stronzat… cioè di opinione non c’è mai stata, perché limitarla? I filosofi infatti sono sempre pronti ad attaccare le opinioni altrui e a saggiarne la validità e solidità, per cercare di capire effettivamente le possibilità di un’idea.

Risultato? Per chi desiderasse esprimere la propria opinione su qualcosa non vi è nulla di più fastidioso. Insomma, chiunque vorrebbe esprimersi in pace, senza essere messo in dubbio da nessuno. Se possiedo una convinzione, non vedo il motivo per cui debba per forza volgermi in riflessione intorno ad essa, quando invece voglio solamente esprimere il mio orgoglio per una convinzione, soprattutto se anti-convenzionale o portatrice di odio.

 

Conclusione? Fastidioso. L’atteggiamento tipico della filosofia ci negherebbe la bellezza del parlare senza pensare. Accettiamo che la nostra vita deve dirigersi principalmente verso la ricerca della felicità, e in questo senso ciò che provoca fastidio non può essere qualcosa di positivo.

La filosofia obbliga a guardarsi dentro

L’interiorità umana è qualcosa di semplicemente disgustoso e complicato. Io sono chi credo di essere, e scoprire la verità a riguardo è una sciccheria da radical chic che non può far altro che crearmi altra sofferenza, come se già non si soffrisse abbastanza.

Quale sarebbe a questo punto il motivo di scoprire la verità? Che problema ci sarebbe nel vivere una vita felice sebbene lontana dalla verità?

Perché non dovrebbe essere sufficiente aggrapparsi alla negazione di tutte le cose che non vanno bene? Tutto va sempre bene alla fine e non è vero che le cose che vanno male possono capitare anche a me.

Zeno Cosini, creatura del genio di Italo Svevo, è l’inetto per eccellenza, e forse un minimo di introspezione onesta lo avrebbe potuto aiutare.

Se odio qualcosa, allo stesso modo non avrebbe senso ricercare l’origine di un simile sentimento. Insomma, è un mio diritto pieno e perfetto quello di odiare, e di farlo come voglio. Come se capire e conoscere servisse a qualcosa, a rimediare o a fare odiare di meno. E invece secondo i filosofi “non esiste un effetto senza una causa”, o ancora “non si conosce qualcosa finché non se ne conosce la ragione prima”, e quindi ecco che è necessario per ogni cosa chiedersi il perché.

Molto meglio, invece, vivere in un mondo di sicurezza morale, cosa che andrebbe decisamente a farsi benedire attraverso un approfondito sguardo interiore. Lottare per cambiare è faticoso e anche di dubbia utilità. Un atteggiamento tipicamente filosofico presupporrebbe di guardarsi dentro per trovare la verità, ma ciò significherebbe perdere la tranquillità.

La verità non sempre coincide con la felicità

L’abbiamo già appurato, l’obiettivo della vita di tutti è la felicità, tutti noi cerchiamo sempre il meglio e il bene per noi stessi, che male c’è allora nell’essere egoisti a riguardo? Ecco, la verità delle cose non sempre coincide con la felicità.

Allora che senso ha sempre questa continua insistenza filosofica sui criteri di verità delle cose? È forse meglio la verità o la felicità? Non v’è dubbio su questo.

Un atteggiamento filosofico implica la costante ricerca della verità delle questioni, ma questo, di sicuro, ci allontanerebbe da ciò che ci rende felici, anche se costasse tanto quanto costa una bugia.

La filosofia implica il leggere libri

La diffusione del sapere filosofico avviene attraverso le lettere, o perlomeno soprattutto, oltre che con il discorso e la conversazione. Applicare un atteggiamento tipicamente filosofico presupporrebbe il leggere molti libri, commentarli, diffonderli. Nulla di più forzato, o comunque insensato. Nessuno ad oggi ha interesse a leggere libri, è una fatica che non ripaga. Leggere un libro presuppone comprensione, pensiero, linguaggio, concentrazione e soprattutto lontananza dai social. Vi sembra forse realizzabile un simile scenario?

Fonte: giudiziouniversale.it

Del resto ciò vale per quasi tutti le cosiddette humanities, e quindi il discorso si potrebbe allargare senza problemi.

 

La filosofia è una fatica che, come mostrato, serve a ben poco e in alcuni casi rappresenta anche un rischio per la nostra stabilità. Capace di destabilizzare tutta la tranquillità costruita, siamo sicuri di volerle dare una chance?

Se ancora non ve ne siete convinti, provate voi stessi. Andate nella prima biblioteca e chiedete di Cartesio, chiedete di Aristotele, di Spinoza o di Kant, chiedete se sono stati visti, dite che sono ricercati, leggetene e guardatevi dalle loro idee sediziose.

Giovanni Ciceri

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