Una vita come il protagonita di Split: è possibile?

Una vita come il protagonita di Split: è possibile?

18 Gennaio 2019 0 Di Francesca Morelli

Chi è davvero Billy Milligan?

Il 27 ottobre 1977 la polizia arresta un uomo che dice di chiamarsi Billy Milligan nel suo appartamento, che pare non avere idea del motivo, nonostante le pesanti accuse di stupro e rapina. La perizia psichiatrica scopre una verità sconcertante: il vero Billy ha dentro di sé ben 24 identità distinte, di cui inizialmente solo 10 possono avere a turno il controllo della personalità ospitante. Ci sono persone che parlano lingue diverse, con passati diversi, donne, ragazzi, addirittura bambini, tutti “imprigionati” nel corpo di un uomo di cui possono controllare la coscienza. Il vero Billy, a seguito dei pesanti abusi sessuali subiti è stato protetto e addormentato dalle altre identità che hanno portato avanti la sua vita senza che se ne accorgesse. L’intera storia è stata messa insieme pezzo dopo pezzo dall’autore Daniel Keyes, parlando con le varie identità di cui Arthur l’inglese era il capo. Integrando le informazioni con le inchieste della polizia e gli atti processuali, Daniel ha potuto infine parlare con “il Maestro“, il vero Billy, che in via di guarigione riusciva a controllare le altre persone. In un’America in cui parlare di malattie mentali era ancora un tabù, il caso di Milligan fece scalpore portando alla prima assoluzione per malattie mentali.

La malattia di Milligan

Ciò di cui Milligan soffre è il disturbo dissociativo dell’identità, risultato delle forme più estreme di violenza cronica e perpetrata che il soggetto può subire a partire dalla primissima infanzia (come gli abusi continui subiti da bambino).  La caratteristica comune a questi disturbi, facilmente riconducibili al caso Milligan, è la presenza di due o più identità distinte con una conseguente compromissione della continuità del senso di sé: il soggetto ha difficoltà nelle relazioni umane, nei comportamenti, nella coscienza e nella memoria a cause di cui, spesso, ha lacune ricorrenti nel richiamo di eventi quotidiani o di informazioni personali importanti. I sintomi causano disagio e/o compromissione sociale, lavorativa o di altre importanti aree di funzionamento. Spesso i sintomi vengono riferiti da terzi proprio a causa delle perdite di memoria legate a questo disturbo, che non è in alcun modo riproducibile con sostanze o medicinali.

La guarigione è possibile

Il trattamento raccomandato è la psicoterapia, con lo scopo principale di ricondurre il paziente verso un migliore funzionamento integrato (il Maestro nel caso Milligan). Il terapeuta promuove l’idea che tutte le identità rappresentino tentativi di far fronte alle difficoltà incontrate quotidianamente. L’idea migliore è quella di aiutare le identità a conoscersi l’una con l’altra, accettandosi come parti legittime del e negoziando per risolvere i loro conflitti. In alcuni casi, per un tempo limitato, ad una terapia individuale si poi affiancare la terapia di gruppo, al fine di aiutare il paziente a sviluppare competenze sul trauma, sulla dissociazione e permettere di capire che non è il solo ad avere a che fare con i sintomi dissociativi e le memorie traumatiche. Non esistono farmaci specifici per questo disturbo, nonostante antidepressivi e antipsicotici possono aiutare, non portando, però, ad una guarigione, a meno che non ci sia una diretta partecipazione del paziente.

Un grande passo per la psicologia

Sicuramente una vita movimentata quella di chi, come Billy, cerca ogni giorno di ritrovare se stesso, ma grazie a questo caso e alla visibilità raggiunta, oggi è possibile considerare i disturbi dissociativi come veri e proprio disturbi mentali per cui si può essere addirittura assolti in tribunale. Il grande passo americano è stato quello di accettare Billy e di affiancarlo, nonostante i dubbi sulle sue condizioni, aprendo in questo modo le porte anche alle successive ricerche psicologiche e psichiatriche.

Francesca Morelli