Il Superuovo

‘Una scommessa’ di Anton Čechov racconta la disillusione da reclusione: l’individuo e la quarantena

‘Una scommessa’ di Anton Čechov racconta la disillusione da reclusione: l’individuo e la quarantena

Nelle varie forme di reclusione, la solitudine e l’indagine dei propri spazi interiori può generare una visione disincantata del mondo.

Donna con mascherina alla finestra/innovationclub.it

Nel racconto Una scommessa, Čechov indaga gli effetti della reclusione prolungata su un individuo. Un lettore che appartenga alla specie dell’homo covidensis può scorgervi un’acuta riflessione su quella condizione esistenziale deteriorata e disillusa con cui ultimamente facciamo spesso i conti.

Anton Čechov/artspecialday.com

UNA SCOMMESSA

Un vecchio banchiere e un giovane giurista si trovano a discutere su quale pena sia più accettabile tra la morte e la reclusione a vita. Nonostante il pensiero comune sia orientato sull’immoralità di entrambi i castighi, ci sono delle divergenze. Il primo è convinto che la pena di morte sia più umana perché indolore. Il secondo ritiene che vivere, anche se non del tutto, sia meglio che non vivere affatto. I due arrivano a fare una scommessa, dopo la discussione. Il vecchio banchiere pagherà al giovane la somma di due milioni se questo riuscirà a sopravvivere solo e recluso per quindici anni. Così avrebbe dimostrato la sua tesi, dando prova di poter rinunciare alla sua libertà per un lungo arco di tempo. Il giovane avrebbe vissuto i successivi quindici anni in uno dei padiglioni costruiti nel giardino del banchiere. Sorvegliato, non avrebbe potuto uscire prima del tempo, pena la sconfitta.

CONDIZIONI E CONCESSIONI

È interessante notare quali siano le condizioni pattuite. Il detenuto non potrà comunicare con altri esseri umani se non attraverso una finestra e con dei biglietti. Avrebbe avuto a disposizione il necessario per sostentare corpo, nervi e anima. Cibo, vino, tabacco, musica e libri. Soprattutto libri. Nei lunghi anni all’interno della sua piccola stanza, che come abbiamo imparato, col tempo diventa un universo sempre più grande, il giovane impara a dosare i suoi bisogni. L’equilibrio della mente è il primo obiettivo da raggiungere se non si vuole soccombere. E per sentirsi meno solo, e vivere un po’ il mondo come avrebbe potuto fare fuori da quella finestra se solo si fosse trovato in un’altra condizione, legge. Libri su libri, discipline su discipline, lingue su lingue, divora centinaia di volumi alla luce della sua candela. Passano gli anni, mentre il suo corpo perde vigore e la sua mente acquista saggezza.

LA DISILLUSIONE

Il giorno prima dello scadere dei quindici anni, il banchiere si accorge che per l’imminente sconfitta non dispone della somma pattuita. Perciò premedita l’omicidio del suo avversario. Ma accade qualcosa di straordinario. In una lettera, il giovane esprime la sua volontà di spezzare l’accordo, lanciandosi in un’appassionata disamina dei suoi anni di reclusione. All’interno dei libri, ha trovato tutto ciò che l’umano ha potuto raggiungere e conquistare. In qualche modo ha avuto un’esperienza, sebbene non diretta, della realtà. Ma questo non lo rende dissimile da tutti gli altri. Poiché tutti apparteniamo alla medesima condizione di finitudine, dal momento che la morte annulla tutte le nostre conquiste e tutti i beni del mondo. Ebbene in ragione di questo, il giovane decide di rifiutare la sua condizione di uomo nel mondo, e per provarlo, rifiuta di vincere i due milioni. La sua volontà è quella di uscire cinque ore prima.

L’UOMO NEL MONDO

La decisione di quell’uomo di rinunciare al denaro, in qualche modo gli rende salva anche la vita: se non avesse espresso quelle volontà, il suo avversario lo avrebbe ucciso. Ma non è tanto questo risvolto a interessare. Anche perché una fine del genere sarebbe stata coerente con le mancate aspettative del giovane, che era partito con un’elogio potente della vita, e che finisce per dissacrarla. Ciò in cui l’umanità dei giorni nostri può riconoscersi maggiormente, è proprio il sentimento di inadeguatezza nei confronti dell’esistenza. In una società che bene o male ci ha coccolato con le sue certezze, questa pandemia ci ha posto di nuovo di fronte alla cruda realtà delle cose. E adesso sta a noi reagire, e forse non sta a nessuno suggerire come. Ma in questa assoluta mancanza di certezze, possiamo trovare degli appigli. E scoprire che la vera libertà spesso risiede già dentro di noi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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