Una prigione di telecamere, un Panopticon moderno?

Cos’è il panopticon?

Il Panopticon nasce da un’idea del filosofo Jeremy Bentham nel 1791. Mai realizzata, questa struttura che prende il nome da due parole greche (pan=tutto e opticon=osserva) era concepita per permettere ad un solo guardiano di sorvegliare contemporaneamente tutti i detenuti. Il progetto prevedeva la costruzione di una torre centrale adibita a postazione di guardia e celle concentriche intorno ad essa dotate di una sola finestra. La concezione dell’edificio è razionale (tipica caratteristica del periodo illuminista) in quanto cerca la miglior conformazione possibile relativa allo scopo della prigione, ovvero il controllo. Il risultato non era solo quella di potere gestire l’intero complesso tramite l’impiego di un solo lavoratore, ma anche quello di spingere i detenuti e tenere un comportamento corretto anche a prescindere dal fatto che fossero sorvegliati o meno. Non potendo infatti sapere quando la guardia sarebbe stata nella torre e quando no, essi si sarebbero sempre e comunque sentiti sorvegliati.

La metafora del panopticon secondo Foucault

Se nella realizzazione pratica il progetto di Bentham non ha mai concretamente visto la luce, sul piano filosofico-metaforico ha avuto un grande successo. Il panopticon è diventato metafora di un potere senza volto e pervasivo utilizzata da grandi figure di diverse discipline come il linguista Noam Chomsky e il celebre scrittore George Orwell che ne ha fatto il modello di partenza per il suo romanzo ‘1984‘. L’autore di cui voglio riprendere il pensiero in merito è però Michel Foucault il quale parla del potere del panopticon nel suo ‘Sorvegliare e punire‘. Secondo Foucault questo tipo di potere è pervasivo e permeante ed ha risvolti differenti rispetto a quello imposto dall’alto. Se infatti il secondo ha una funzione meramente proibitiva e distruttiva (ed è quindi instabile e soggetto a rivolte da parte di chi lo subisce), il primo ha anche un tratto positivo in quanto è creatore di comportamenti: in altre parole trasforma il controllo in autocontrollo. Questo potere è tipico della società contemporanea in cui i diversi ruoli sociali che una persona assume sono dettati da un potere che inculca gli ideali di volta in volta del buon cittadino, del buon padre, del buon lavoratore e via dicendo. Per Foucault inoltre il potere non può essere posseduto ne quantificato: critica a Parsons, che vedeva il potere come il denaro cioè scambiabile e divisibile in quantità, e a Marx che lo concepiva solo come strumento repressivo della classe dominante. Il potere è dunque un qualcosa di incorporeo, permeante e impersonale, ed è ben rappresentato dall’immagine della burocrazia moderna ovvero un apparato spersonalizzato che induce il singolo a comportarsi in una certa maniera. Il paragone con il panopticon diventa ancora più calzante nella società odierna di massa dove l’individualità scompare ma nonostante l’uniformismo il singolo rimane comunque isolato come se fosse un detenuto del carcere.

Web e telecamere diffondono questo potere permeante?

interpretazione del potere dei social nella nostra società

Rapportandoci alla società odierna gli occhi del sorvegliante del panopticon sono stati sostituiti con gli occhi delle telecamere agli angoli delle strade e dal ben più invasivo occhio del web. Il livello di controllo del singolo individuo è sicuramente aumentato a dismisura ma questo non ha decretato la fine dei crimini ne il totale allineamento ad un comportamento standard da parte di tutti gli individui. Eppure è un’evidenza il fatto che molti crimini o comportamenti socialmente non accettabili siamo individuati, risolti o sventati proprio grazie all’utilizzo di telecamere o dalla cyber polizia. Alcuni individui sono intimoriti da questi strumenti di controllo e, quando ne intiuscono la presenza, seguono alla lettera le legge e le regole. Altri invece non cambiano il proprio comportamento: che ciò derivi da un’ignoranza circa la presenza o il funzionamento di questi dispositivi?                         Altri ancora li utilizzano coscientemente non per sottostare alle regolo ma a proprio vantaggio per scopi illegali. Nonostante il numero di questi individui sia ristretto, essi costituiscono la devianza: individui cioè che adottano un comportamento in controtendenza con la società in cui vivono e che sono responsabili dei vari cambiamenti sociali nel corso del tempo. Molti sociologi ritengono i soggetti devianti ineliminabili e imprescindibili per una società, ma con la loro presenza verrebbe meno la metafora del panopticon e del potere permeante che induce in tutti autocontrollo. Dunque si sta progredendo verso una società completante controllata tramite gli strumenti quali le telecamere e il web che riproducono e amplificano l’idea di base del panopticon, o la natura umana è di base in parte deviante e sarà sempre in grado di sfuggire, almeno in parte, ad un potere impersonale e pervasivo?

Lorenzo Giannetti

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