Ecco svelato il ruolo del bar all’interno della democrazia.Tra buona conversazione e controllo sociale così si manifesta la vera essenza della democrazia

Ralph Waldo Emerson una volta definì Parigi “il centro sociale del mondo” nonché “la città delle conversazione e dei caffè”. Aveva intravisto nel dinamismo di quella città un’opportunità di socializzazione capace di permettere il più piacevole degli scambi: la conversazione. I luoghi d’incontro informali o “posti terzi” come li definisce Oldenburg sono diversi da altri luoghi d’incontro come la famiglia o il lavoro per un semplice fattore: gli utenti conversano su un piano di parità. Il caffè la mattina lo prende l’operaio come il giornalista o il dottore.  Al lavoro invece la gerarchia influenza i rapporti, modera le opinioni e gli argomenti tendono ad essere specifici, riguardanti per lo più l’ambiente condiviso. Lo stesso accade in famiglia. I clienti del bar sono inoltre persone che in comune hanno solo la vicinanza fisica. Essenzialmente questo  permette al bar di essere un luogo di associazione tra persone di ogni tipo. Immaginatevi il cliente come la personificazione di ideali ed esperienze navigate e il bar come il porto che le accoglie e le mette in comunicazione.

La sede della Buona Conversazione

Perché un bar è ideale per lo sviluppo di una buona conversazione lo spiega Christopher Lasch nel suo libro intitolato “la ribellione dell’élite”. Innanzitutto l’assenza di distinzione sociale o gerarchica tra i clienti fa sì che le regole riconosciute dai clienti siano le norme del vivere civile. Il luogo terzo si classifica come una vera palestra delle virtù essenziali della vita civica: lealtà alle regole del vivere comune, fiducia che tutti rispettino le regole e responsabilità nell’assicurarsi che ciò avvenga sempre. Non c’è nessuno di più malvisto e sgradito di qualcuno che in pubblico non sa atteggiarsi. Il clima chiassoso ma accogliente fa sì che ci si senta a proprio agio e le bevande eccitanti o alcoliche  se consumate in maniera moderata permettono alle inibizioni iniziali di sciogliersi e alle idee di essere espresse nude e crude. Allo stesso modo però gli eccessi e l’arroganza vengono limitati dal giudizio degli ascoltatori, che possono intervenire o semplicemente distogliere l’attenzione. Il bar storicamente è sempre stato l’ambiente naturale di agitatori, giornalisti, rivoluzionari, uomini politici ed altri esperti nell’uso della parola.

Democrazia diretta o bisogno di partecipazione?

Oggi si fa un gran parlare di democrazia diretta. Il Movimento 5 Stelle guarda con interesse i metodi virtuali adottati dall’Estonia ed è alla ricerca di alleati in Europa che condividano questo intento. La democrazia diretta però è quel tipo di regime in cui il popolo esercita direttamente il potere. Non basterebbero piattaforme online e la maggioranza non sarebbe un criterio valido per risolvere le questioni. Tutti dovrebbero avere la possibilità di esprimersi ed essere d’accordo su ogni questione e con tutti intendiamo più di 60 milioni di italiani. I costi decisionali sarebbero ingestibili per uno stato moderno. Inoltre non tutti sono in grado di prendere decisioni coscienziosamente sulle questioni tecnico-politiche senza un adeguata preparazione. Che la democrazia diretta appartenga al passato non c’è dubbio, per lo meno è escluso che possa essere applicata ad uno stato moderno. Ciononostante la democrazia rappresentativa ha mostrato i suoi limiti e il bisogno di maggior partecipazione è comune alla maggior parte dei cittadini.

Partecipazione democratica nel luogo terzo

Forse è solo un caso, ma può darsi che questa necessità sia dovuta anche alla scomparsa dei luoghi terzi? la velocità imposta dai ritmi capitalistici ha fatto si che si diffondessero centri commerciali enormi e anonimi, negozi su internet che prescindono la socializzazione. Inoltre i bar e i ristoranti si dedicano al ricambio più veloce possibile di quanti più clienti possibili. Così è benvenuto chi compera e non ha tempo da perdere. La musica prende il posto della conversazione e i click il posto della chiacchiera con il commesso. Questa tendenza non può che eliminare dal menù delle nostre scelte quotidiane la possibilità di confrontarci con perfetti sconosciuti su un piano di parità informale o di esercitarci nelle abilita di conversazione e convivialità. Senza il dibattito o occasioni per praticarlo la democrazia si spoglia pian piano di tutte le sue virtù, come un albero in inverno. Restano solo  procedure e  riti meccanici senza la loro essenza, come un tronco secco è privo di linfa. Partecipazione in democrazia significa anche che le classi sociali comunicano tra di loro, si influenzano, si scambiano idee e dibattono appassionatamente e quando questo non è del tutto garantito dalle istituzioni allora i luoghi terzi informali devono continuare a svolgere il loro ruolo di mediazione.

Un brindisi alla democrazia

Pensaci la prossima volta che prendi un caffè con gli amici o davanti a una birra, che magari quella è un occasione perfetta per partecipare alla vita democratica, che non c’è alcun male a coinvolgere persone che non si conoscono in una discussione, che non sai quali lezioni ha in serbo la vita per te, ma che vuoi scoprirlo. Pensa a quanto sei stanco degli altri che prendono decisioni al posto tuo e prova a spiegare a qualcuno il perché, cosa faresti e come. Appare facile ma è più difficile di quanto sembri. Sembra di fare ben poco, ma per una democrazia vale già qualcosa.

 

Matteo Rossini

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