Il 10 novembre 1942,in seguito all’arrivo delle truppe americane in Nord Africa,Ernest Junger annotò sul suo diario di sentirsi partecipe della storia del suo tempo come uomo coinvolto non tanto in una guerra mondiale quanto in una ‘guerra civile mondiale’. Un siffatto conflitto era a suo avviso del tutto diverso dalle guerre altrimenti combattute tra diversi stati nazionali.Queste ultime verrebbero sbrigate,per così dire,incidentalmente.L’intuizione del poeta a proposito dell’inizio di una guerra civile mondiale trovò presto conferma.Pochi mesi dopo nel gennaio del 1943,Roosevelt e Churchill annunciarono alla conferenza di Casablanca la resa incondizionata,cioè si escludeva la possibilità di trattare con il nemico,pretendendo che le potenze dell’asse si arrendessero senza condizioni.Non fu un idea nuova quella proposta alla conferenza di Casablanca ma fu una proposta ripresa dalla storia interna Americana.Durante la guerra civile Americana il capo supremo delle armate del Nord (Ulysses S. Grant) impose la resa incondizionata al sud,questo fu il precedente al quale si ispirarono i partecipanti della conferenza .

 

Guerra civile e resa incondizionata

La resa incondizionata è una forma di sottomissione cui si assiste generalmente alla fine di una guerra civile.Queste guerre escludono un compromesso che permetta a entrambe le parti in causa di continuare a esistere,e ciò con la stessa logica che vieta la presenza di contemporanea di due governi in uno stesso stato, un unica comunità sociale non può avere più di una fazione che eserciti i poteri dello stato e del governo. In una guerra civile le rivalità si accusano fino alla sconfitta totale di uno dei due avversari.Generalmente le guerre civili sono caratterizzate da un antagonismo tra contenuti di fede,valori e diverse forme ideologiche,e tale antagonismo può contribuire ad accendere e legittimare la violenza. L’obiettivo dell’annientamento politico attraverso il rapporto di forza militare comporta una radicalizzazione quasi illimitata e segna una differenza fondamentale tra la guerra civile e la guerra tra stati. Gli stati sono in grado di riconoscersi a vicenda come avversari,dato che ogni stato ha una propria istituzione. La violenza imposta da uno all’altro è sottoposta a una certa regolarità ed è salvaguardata.Questa violenza non mira ad annientare l’avversario ma si limita a sottometterlo.

(GettyImages/Keystone)

 

Dalla spagna al conflitto mondiale

Le guerre civili sono anche guerre di valori. L’esempio a cui possiamo fare ricorso e che funge da preludio alla seconda guerra mondiale è proprio la guerra civile spagnola. In essa non si combattè per il semplice fatto di controllare un territorio o con l’obiettivo di  sottomettere una delle due parti,essa fu una guerra portata avanti per un ideologia,da un lato l’idea del fascismo franchista sostenuta militarmente e motivata moralmente da Hitler e Mussolini,dall’altro lato l’idea della rivoluzione comunista posta in servitù alla creazione di uno stato socialista ,appoggiata in parte dall’unione sovietica ma soprattutto da volontari dediti alla causa provenienti da tutto il mondo che militavano nelle file delle brigate internazionali(anche volti noti del mondo intellettuale come per esempio Pablo Neruda, E.Hemingway e G.Orwell,anche di artisti come Pablo Picasso). Analizzando lo scenario spagnolo è facile intravvedere il parallelismo con il secondo conflitto mondiale,ciò automaticamente è una fonte di sostegno dell’idea di Junger di definire la seconda guerra mondiale come guerra mondiale civile.Un secondo sostegno a suo favore è la totale mancanza di caratteri simili nelle cause e nello sviluppo della prima guerra mondiale.Nella grande guerra non si vede un antagonismo tra due avversari che rivendichino,ognuno per sè,il possesso di tutta la verità,non c’è una lotta tra valori e idee.

Nikola Hristov

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