I batteri buoni

Il microbiota umano, l’insieme di microorganismi simbiontici (virus, batteri, archea) che convivono con l’organismo umano senza danneggiarlo – conosciuto anche con il termine di flora intestinale – rappresenta il caso più importante di mutualismo, cioè “cooperazione tra differenti tipologie di organismi che apporta un vantaggio ad ognuno di essi”, tra uomo e microorganismo. La composizione del microbiota può essere molto variabile poiché suscettibile sia allo stile di vita (dieta più o meno bilanciata, abuso o normale consumo di alcool, stress), sia alle infezioni patogene; accanto a questi fattori, non si deve trascurare l’aspetto genetico dell’individuo.

(fonte: https://ubiome.com/blog/post/my-microbiome-in-the-jungle/)

Una funzione importante è la sintesi di sostanze indispensabili, ad esempio la vitamina K, che svolge un ruolo essenziale nella coagulazione del sangue. Disfunzioni nell’equilibrio tra questi microorganismi (disbiosi) sembrano essere causa d’importanti patologie come, ad esempio, di tipo immunologico e tumorale. Il microbiota inoltre è in grado di influenzare la concentrazione di minerali essenziali, come calcio, magnesio e ferro, quest’ultimo importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario e come micronutriente per i batteri stessi.

(fonte: https://labiotech.eu/medical/microbiome-therapies-seres-ser009/)

Il ruolo della banca

Proprio come la cassaforte mondiale dei semi in Norvegia – la Svalbard Global Seed Vault – questo prezioso archivio dovrebbe raccogliere e proteggere gli organismi benefici per la nostra salute, prelevandone campioni dalle popolazioni più remote della Terra, dove ancora proliferano indisturbati: la flora batterica intestinale delle comunità di cacciatori dell’Amazzonia è, per esempio, due volte più ricca e complessa di quella di un americano medio. Ma da dove nasce l’intenzione di allestire le mega-colture batteriche? Per gli scienziati una delle conseguenze dell’industrializzazione è proprio la perdità di biodiversità a cui i nostri microorganismi sono sottoposti giornalmente: l’industrializzazione è associata alla perdita di parte di questi batteri, attraverso cibo e acqua molto raffinati (quindi poveri di quei batteri buoni che, in giuste quantità, aiutano a vivere bene in salute), la somministrazione di antibiotici prima e dopo la nascita.

(fonte: https://www.tgtourism.tv/2017/05/svalbard-global-seed-vault-35086/)

Gli scienziati della Rutgers University del New Jersey e dell’Università di San Diego in California pensano che in futuro potrebbe essere possibile prevenire parte delle malattie moderne reintroducendo alcuni dei microbi perduti. Occorrono sicuramente uno sforzo internazionale e lauti finanziamenti per prelevare campioni dalle popolazioni remote e archiviarli in un progetto internazionale di tale portata.

Umberto Raiola

 

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