Un tipo di giornalismo oramai fuori mercato, ma Google aiuta le piccole testate

Il giornalismo è in egual parte scoperta e racconto, ma cosa succede quando una prende il sopravvento sull’altra?

Il giornalismo è un mondo spesso percepito al contrario. Alla sua base infatti il giornalismo “puro” è la ricerca di fonti per avviare indagini, i cui risultati vanno riportati il più obbiettivamente possibile all’interno di articoli. Questo è il cosiddetto “giornalismo d’inchiesta” ed è il fondamento per il lavoro ben più noto del reporter che è colui, invece, che ha il compito, egualmente importante, di raccontare le notizie nel modo più diretto e rapido possibile. Per quanto in linea di principio anche il reporter condivide la stressa etica nel voler essere il più obbiettivo possibile, agendo il meno possibile sulla notizia; per svolgere al meglio la sua funzione di informare il pubblico, spesso ha necessità di ridurre la sua posizione di “arbitro super-partes” in favore di una più chiara esposizione degli eventi. In tutto questo il modello economico prevalentemente pubblicitario favorisce ovviamente chi le notizie le racconta, e riesce a farlo in modo accattivante senza un vero interesse per il lavoro di ricerca dietro le storie.

La nascita del problema

Il fenomeno delle fake news, è intrinsecamente legato a chi poniamo la nostra fiducia quando leggiamo qualcosa. Molti di noi infatti non hanno il tempo, le conoscenze, o semplicemente l’inclinazione, per andare a svolgere atti di fact-checking, o controllo delle fonti, per ogni notizia che ci passa davanti nell’arco della giornata. La pura mole di articoli che bisognerebbe controllare è sufficiente a rendere questa impresa, un vero e proprio lavoro a tempo pieno, per cui però l’unico guadagno è la certezza di non esser stati presi in giro da nessuno. Un sacco di lavoro quindi, per una ricompensa alla fine quasi inesistente, ed e ciò che spinge molti a semplicemente fidarsi delle fonti conosciute. Ma lasciando perdere quelli che le notizie le manipolano con intenzioni malevole, spesso anche le fonti più autorevoli commettono errori che dipendono dall’organigramma del settore giornalistico

La piramide delle informazioni

Le notizie che ritroviamo su “La Repubblica” “Il Corriere della Sera” o qualsivoglia altro mezzo di informazione, non sono sempre frutto di un lavoro interno al giornale, infatti spesso ci si trova a dover semplicemente riportare le notizie di mezzi stampa e giornali locali, perchè sono loro ad essere più vicini alle fonti primarie della cronaca. Questo non è di per se ne un problema ne una novità, anzi è una pratica giornalistica abbastanza standard, il problema nasce con il passaggio a un modello economico sostenuto principalmente dalla vendita cartacea ad uno principalmente sostenuto da un modello pubblicitario online. Nell’epoca in cui è il titolo non il contenuto a fare il guadagno, si è favoriti nell’esagerare nella presentazione anche a fronte di un contenuto che può essere anche molto blando. E non solo questo vale per i grandi colossi citati prima ma anche per quelle piccole realtà locali che un tempo per semplice amore della libera informazione riportavano le notizie scavandole di prima mando sostenendosi economicamente con una tiratura limitata e al solo consumo locale.

L’intervento di Google

Anche in funzione di prevenire tali problemi nientemeno che Google, ha predisposto uno strumento per sostenere quanti fanno informazione digitale per le loro piccole comunità. Il fondo è aperto a organizzazioni giornalistiche locali di piccole e medie dimensioni con una presenza digitale e una dimensione della redazione compresa tra 2 e 100 giornalisti. Le domande per accedere al progetto Google News Initiative (GNI) possono essere presentate a partire da mercoledì 15 aprile, e fino al prossimo 29 aprile.

In un comunicato ufficale l’ANSO (Associazione Nazionale Stampa Online) dichiara:”È un’ottima notizia per quanti, non potendo utilizzare strumenti di altra natura, si trovano ad affrontare una situazione che da emergenza sanitaria si sta trasformando in emergenza economica. È anche il riconoscimento da parte di un colosso del digitale quale è Google, dell’importante lavoro che le piccole testate locali svolgono quotidianamente offrendo un giornalismo puntuale; l’informazione di qualità, come si legge nella stessa nota di Google, oggi conta più che mai: produce notizie originali per comunità locali specifiche ed è in grado di fare la differenza quando si tratta di combattere le fake news con notizie vere“. Il presidente Marco Giovannelli prosegue poi:          “Le testate in questo periodo non hanno smesso di fornire i propri servizi con la consapevolezza di essere un settore strategico per     il Paese Le nostre aziende editoriali sono un po’ come le Pmi della manifattura: piccole imprese composte da giornalisti, tecnici, grafici, personale amministrativo e addetti alla vendita di servizi. La fonte maggiore dei nostri ricavi proviene dalla pubblicità e con l’arrivo della pandemia tutto il mercato si è fermato. Malgrado questo abbiamo continuato e continuiamo a lavorare“.

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