Se Dio esiste è un Dio tormentato, tra Evangelion e Nietzsche

ATTENZIONE SPOILER

Nell’episodio finale che chiude Evangelion, Shinji Ikari, divenuto un Dio, si trova nelle condizioni di una nuova creazione. Nietzsche spiega questo processo alla luce della contraddizione e del tormento della volontà di vivere.

Cosa spinge un dio alla creazione? La creazione è un atto libero? Nietzche e Evangelion concorrono ad una sola spiegazione: la contraddizione è la chiave di volta, di ogni dinamica divina e terrena.

Evangelion, un caso unico

Neon Genesis Evangelion è uno degli anime più discussi di sempre. Nato nel 1995 per mano di Hideaki Anno, un controverso quanto geniale Otaku, Evangelion abbandona in fretta la trama abbastanza tipica di scontri tra robot giganti, per focalizzarsi sulla psicologia dei personaggi e perdersi in digressioni filosofiche riguardo i temi più disparati. Alla fine l’anime, in apparenza banale e scontato, racchiude un numero impressionante di simboli e allusioni, spesso tratti dalla Cabala ebraica. Si rivela criptico, profondo, a tratti inquietante. La sua enigmaticità ha generato molteplici discussioni e interpretazioni, anche a causa del silenzio di Anno, l’ideatore, che non ha mai proferito parola sul suo capolavoro, lasciando i fan a bocca asciutta. La problematicità della serie rispecchia quella di Anno, che la scrisse in seguito ad un periodo molto lungo di depressione durato quattro anni.

Evangelion è la mia vita e ho messo tutto quello che so in quest’opera. Questa è tutta la mia vita. La mia vita stessa.”

La serie è ambientata in un futuro post-apocalittico, l’umanità è stata decimata a causa del Second Impact, un evento catastrofico che ha distrutto l’Antartide e provocato lo scioglimento della calotta polare. Gli umani sopravvissuti devono affrontare esseri semi-divini chiamati Angeli, che vengono combattuti grazie agli Eva, dei giganteschi mecha antropomorfi pilotati da adolescenti. La costruzione degli Eva è affidata alla Nerv, un organizzazione militare privata le cui reali intenzioni non sono chiare. Con il susseguirsi degli scontri con gli angeli emergono le fragilità psicologiche dei protagonisti, tra cui Shinji Ikari, pilota dell’Eva Unit-1. Progressivamente viene messa in dubbio la natura dei Mecha e delle creature divine, si delinea il ‘progetto di perfezionamento dell’uomo‘ frutto della Seele, un’altra organizzazione segreta che collabora con la Nerv. Nella conclusione emergono numerosi temi freudiani, come il complesso di Edipo e di Elettra, la libido e la destrudo, la fase orale, ma anche molti temi filosofici e religiosi, tra i quali quello della creazione dell’universo. Proprio riguardo a questo ultimo tema l’anime prende un taglio riconducibile alla prima fase di produzione del filosofo Friedrich Nietzsche, in particolare a quella incentrata sulla ricerca filologica e la contemporanea stesura della Nascita della Tragedia.

In principio era la Volontà, e la Volontà era presso Dio

Nietzsche, nel quarto capitolo della Nascita della Tragedia, pone infatti una ‘ipotesi metafisica‘, che rigetterà successivamente in Così parlò Zarathustra. Infatti egli assume che come principio fondativo del mondo ci sia la Volontà di vivere, un concetto che eredita e mutua da Schopenhauer. Questa è una forza irrazionale che muove l’universo, un istinto cieco, che pervade ogni essere animato e inanimato, il cui solo scopo è quello di accrescere sé stessa. Possiamo percepirla nel nostro corpo: essa è ciò che ci spinge continuamente verso obbiettivi, che alimenta i nostri desideri, che ci fa ricercare il piacere e rifuggire il dolore. In sostanza è quella forza che ci spinge a vivere ma che allo stesso tempo non è mai soddisfatta. Questa pervade tutta la natura: permette alla piante di crescere e alla gazzella di sfuggire al leone. Tuttavia questo principio,l’uno originario‘, porta con sé necessariamente anche il dolore e la sofferenza perché getta nella realtà il principium individuationis, ovvero spazio, tempo e causalità, categorie che separano l’uomo dagli altri enti ma anche dall’unità originaria, mettendo in moto l’eterno meccanismo di nascita e di morte. Se l’unità è eterna, la parte invece è caduca, mortale. La sofferenza dell’uomo sta proprio nel ritrovarsi staccato dall’antica madre e costretto alla visione della morte e, di conseguenza, la cessazione della propria coscienza.

Se la nostra vita fosse senza fine e senza dolore, a nessuno forse verrebbe in mente di domandarsi perché il mondo esista e perché sia fatto proprio così, ma tutto ciò sarebbe ovvio.”¹

La Volontà di vivere quindi, da singola e unica, si esplica nel mondo con sue forme dettate separate e distinte dal principium individuationis, forme destinate al divenire, alla corruzione e alla rigenerazione. E perché fa questo? Perché non può sopportare il peso della sua natura, essa è ‘eternamente sofferente e piena di contraddizioni‘ proprio in quanto volontà. Perciò ha bisogno di redimersi nell’apparenza, nella forma, nel principium individuationis, l’uno originario è dunque l’artista originario del mondo, che si appaga nella molteplicità delle figure, in un eterno gioco di creazione e distruzione, di nascita e deperimento.

Siate come sono io! La madre originaria che, nell’incessante avvicendarsi delle apparenze, eternamente crea, costringe eternamente all’esistenza, eternamente si appaga di questo continuo mutamento“²

La versione di Shinji

Shinji Ikari, nell’episodio conclusivo della serie, dopo la venuta dell’ultimo angelo, assume l’onnipotenza di una divinità, dopo aver assimilato il potere degli angeli dall’albero della vita e il potere degli uomini dall’albero della conoscenza. Comincia così una scena spettacolare, in cui ogni singolo essere umano muore e ogni coscienza singolare viene assorbita in quella di Shinji, a cui spetta la decisione finale: continuare il processo di raggiungimento dell’unità originaria, quindi un Nirvana senza individui, in cui non esiste né gioia né dolore, una pace totale e perenne, oppure se dare un nuovo inizio all’universo, in cui prendono forma i singoli esseri umani ma con essi necessariamente anche la morte e la sofferenza, date dal princpium individuationis. La scelta è tra un piano spirituale spersonalizzato, in cui tutto è deciso e concluso, ma in pace con sé stesso, oppure il mondo come lo conosciamo, in cui si alterna felicità e sofferenza, guerra e pace, luce e ombra. E’ la stessa scelta che attraversa la Volontà di vivere di Nietzsche, e Shinji sceglierà proprio come fa quest’ultima, ovvero nella creazione del mondo degli uomini. Shinji in quel momento incarna la Volontà pura, e non potendo rinunciare alla sua contraddizione, crea la realtà. Il Nirvana comporterebbe l’annullamento della volontà stessa, in quanto cessazione di ogni possibilità di propagarsi ed espandersi. La volontà pretende solo il suo accrescimento, che si traduce appunto in possibilità. Il Nirvana quindi, in cui ogni possibilità di sviluppo è nulla, viene ripudiato dalla volontà. In questa ipotesi metafisica, il dio non è libero di agire, ma schiavo di sé stesso, schiavo della sua natura costitutiva, della sua contraddizione. Così Shinji, nell’atto estremo e con il potere di un dio, non è libero, ma schiavo di sé.

” Gli uomini esistono in virtù del loro desiderio di vivere. L’uomo onora la propria esistenza solo nell’atto di desiderare la vita”

The End of Evangelion

La bestia che gridò amore nel cuore del mondo

Evangelion lascia un grande insegnamento, mostra che l’uomo come libertà è inscindibile dalla sofferenza, e che le possibilità di cui dispone sono frutto di una contraddizione costitutiva, intrinseca. Anno ha imparato questo dal suo periodo di profonda crisi: accettare il mondo e la sua angoscia, come atto non di rassegnazione, ma di grande slancio vitale. Non rifuggirla, ma dire alla vita, come professa Nietzsche, con la consapevolezza delle possibilità che essa ci offre. Una presa di coscienza della necessità del dolore per poter apprezzare la felicità. Proprio come l’opera d’arte, anche la vita, per potersi elevare a capolavoro, viene forgiata nel tormento del suo creatore. Risuona l’insegnamento ancestrale di Eraclito, che per primo aveva intuito l’esigenza dell’opposto per la completezza dell’esistenza.

Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, abbondanza fame, e muta come il fuoco che, mescolandosi ai profumi, prende il loro nome.”³

 

  1.  A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, I §1, trad. it. Milano, Mondadori, 1992, cfr. Op. cit., Supplementi al primo libro, cap. 17, pp. 938-39
  2. F. Nietzsche, La Nascita della Tragedia, a cura di V. Vivarelli, Einaudi, Torino 2009, p. 155
  3. Eraclito, Frammento 67.

 

 

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