L’ennesimo afroamericano è morto dopo essere stato pestato a sangue dalla polizia, cinque agenti di colore sono stati accusati di omicidio di secondo grado.

La paura è che le proteste possano sfociare in episodi di violenza, come accadde dopo la morte di George Floyd, quando da Minneapolis a Washington, le città americane furono assediate dai rivoltosi.
Cosa sta succedendo?
Joe Biden ha fatto un intervento preventivo in vista della pubblicazione del video ripreso dalle bodycam degli agenti che, secondo la famiglia e l’avvocato della vittima, contengono immagini scioccanti. Il presidente americano ha affermato di comprendere l’indignazione, ma non la violenza, in quanto distruttiva e contro la legge, auspicando che non ci siano particolari disordini come dopo la morte di George Floyd. Tyre Nichols è il 29enne che è morto a Memphis tre giorni dopo essere stato fermato per un semplice controllo stradale per guida spericolata, stando a quanto dichiarato dagli agenti. Il 20 gennaio proprio quest’ultimi anch’essi afroamericani, sono stati licenziati ed è stata aperta un’indagine. L’avvocato dei Nichols, Ben Crump, ha sottolineato la crudeltà di ciò che è avvenuto, affermando che “nessun genitore dovrebbe mai vedere immagini così atroci”. Il 29enne avrebbe poi cominciato a manifestare “difficoltà respiratorie”, ed è stato portato in ospedale dove è morto probabilmente per un’emorragia. Appassionato di skate, tramonti e fotografia, Tyre lascia un figlio di 4 anni. Secondo le statistiche delle organizzazioni per i diritti dei neri, il 10% delle uccisioni di afroamericani da parte della polizia americana inizia con un fermo per un incidente o un’infrazione stradale, concludenodosi anche peggio.

L’ambiente anglosassone
In Nord America i migranti provenienti dall’Europa e dal resto del mondo hanno percepito la distanza culturale con i residenti, preferendo dar vita a forme residenziale proprie, che riflettono appunto una distanza di ogni genere, sia spaziale che culturale. Proprio in ambiente anglosassone il concetto di ghetto assume dei connotati diversi rispetto a quella che è stata l’esperienza plurisecolare europea, avendo delle radici storiche e un significato differente. Alla base però c’è quest’idea di lontananza e segregazione. A partire dall’ Agosto 2011, iniziano a Londra le rivolte a seguito dell’uccisione di un ragazzo di colore da parte degli agenti di polizia in uno dei quartieri più poveri della città, a Tottenham. La protesta per la sua morte si è allargata a macchia d’olio nei quartieri circostanti ma anche in altre città come ad esempio Birmingham. Lo stesso tipo di situazione si è verificato nelle banlieu parigine nel 2005. I protagonisti sono prime e seconde generazioni di immigrati che non si sentono inseriti nella società francese anche a causa della segregazione residenziale, che li vede abitare le fatiscenti case popolari. Il 26 maggio del 2020 con le proteste per George Floyd dal Minneapolis queste tematiche sociali hanno avuto nuova risonanza in tutto il mondo.

Episodi italiani
Sono stati numerosi gli episodi nel corso della storia contemporanea caratterizzati da una difficoltà di interazione pacifica tra una maggioranza e una minoranza di qualsiasi genere. Tendenzialmente una delle ragioni principali che ha incentivato la nascita di società sempre più complesse e multietniche è stata la ricerca di un lavoro. Proprio qui infatti affiorano dei ricordi legati all’immigrazione italiana che meritano di essere rievocati. Nonostante la tutela dei nostri lavoratori fosse formalmente un obiettivo negli accordi presi tra l’Italia e gli altri Stati, le condizioni di flussi furono in molti casi durissime. Gli emigranti italiani diretti in Belgio venivano raggruppati nei piani sotterranei della stazione di Milano, in attesa del terno settimanale che li avrebbe portati a destinazione. Dopo un viaggio che poteva durare 52 ore, gli italiani venivano scaricati nelle zone destinate alle merci. Accolti in queste durissime condizioni, molti di loro non hanno esitato a dire di essere “deportati economici, venduti dall’Italia per qualche sacco di carbone”. Le condizioni di lavoro erano pessime, soprattutto per quelli che andavano a lavorare nelle miniere. Proprio nel 1956 ci fu il celebre incidente di Marcinelle in Belgio, dove morirono 262 minatori di cui 136 Italiani. Il governo, grazie alle proteste dell’opposizione, bloccò l’emigrazione verso il Belgio. Il massacro di Aigues Mortes in Provenza nel 1893 e quello delNew Orleans del 1891 rappresentano dei casi italiani di questo fenomeno che potremmo definire internazionale. Qui 9 siciliani vengono linciati dopo essere stati assolti dall’accusa di aver ucciso il capo della polizia e 5 in Louisiana nel 1899.