“Tu eri per me…”: Galimberti e i Pinguini Tattici Nucleari raccontano l’amore come apertura

Un diverso punto di vista sull’amore e le sue relazioni. 

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Le cose dell’amore del filosofo Umberto Galimberti e Tetris della band Pinguini Tattici Nucleari hanno una cosa in comune. La credenza che l’amore crei uno spazio alternativo a un mondo sempre più grigio.

“Il pezzo del tetris”

Secondo Galimberti, le relazioni d’amore attuali hanno una “strana combinazione” che le contraddistingue: da un lato, rappresentano un mondo alternativo, di evasione da una realtà che non può soddisfare pienamente, dall’altro proprio questo aspetto porta la gente a cercare la propria “autentica identità” all’interno di esse. In una società sempre più schematica e tecnicizzata, quando due persone provano certi sentimenti creano un micro-cosmo nel quale potersi realizzare pienamente. Scrivono i Pinguini: 

“Tu eri per me

Il pezzo del tetris longilineo

Quello che lo aspetti una vita

Ma finalmente quando arriva, ti risolve tutto, hey”.

L’amore diventa una zona che rompe i legami con il resto per potersi immergere nelle profondità di se stessi. Nelle relazioni sociali si è funzionali a qualcosa, in quelle erotiche si ha la possibilità di abbandonare i ruoli, le maschere, scoprendosi nudi interiormente di fianco all’altro. “Mi rifugiavo nei tuoi occhi per ore, e mi sentivo una persona migliore”, continua la band. Gli amanti, secondo Galimberti, rifiutano il calcolo e l’interesse, frutti della realtà ordinaria, per ritrovare una spontaneità che sembrava perduta. 

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“Una sorta di rottura di sé”

Le persone tentano di cercare se stessi immergendosi nel rapporto con l’altro, ancora di salvezza rispetto a una realtà che non permette al proprio sé di realizzarsi. Tuttavia, come nota Galimberti, in questo modo l’amore rinnega la libertà che lo contraddistingue: diventa, insomma, un luogo in cui raggiungere la propria soddisfazione personale invece che un incontro con l’altro. Il compagno diventa funzionale alla ricerca di sé. Ma l’amore, secondo Galimberti, nasce proprio nel momento in cui si mettono in discussione i confini personali, aprendoci all’altro, che rappresenta il mistero, il diverso da me. Scrive il filosofo: “Una sorta di rottura di sé perché l’altro lo attraversi. Questo è l’amore”. Amore è il coraggio di rompere i propri limiti, di incrinare la visione di se stessi, perché è solo l’altro che può farmi comprendere cosa significa essere altro da me:

“Amore è piuttosto l’espropriazione della soggettività, è l’essere trascinato dal soggetto oltre la sua identità, è il suo concedersi a questo trascinamento, perché solo l’altro può liberarci dal peso di una soggettività che non sa che fare di se stessa”. 

Riguardo a questo, i Pinguini citano un personaggio interessante:

“Oh, tu eri per me

L’assenza per Bresson

La corrida per Hemingway

E la rivoluzione per Danton

Il fischio del treno per Belluca, mi hai scandalizzato”.

Belluca è il protagonista di una novella di Pirandello, Il treno ha fischiato: ma perché è importante? 

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Il fischio del treno 

Belluca è un contabile che deve mantenere una numerosa famiglia, ma l’ambiente lavorativo è pressante: oltre alle provocazioni a cui è sottoposto dai colleghi di giorno, è costretto a lavorare anche di notte come copista di documenti. Finché, una sera, sente in lontananza il fischio di un treno… e comincia a divagare con i pensieri (solitamente assorti in numeri e fogli di carta) al mondo che esiste oltre la sua sofferenza, alla vita che scorre e che si era dimenticato di vivere: 

“E, d’improvviso, nel silenzio profondo della notte, aveva sentito, da lontano, fischiare un treno. Il fischio di quel treno gli aveva squarciato e portato via d’un tratto la miseria di tutte quelle sue orribili angustie […] ed era corso col pensiero dietro a quel treno che s’allontanava nella notte. C’era, ah! C’era, fuori di quella casa orrenda, fuori di tutti i suoi tormenti, c’era il mondo, tanto, tanto mondo lontano, a cui quel treno s’avviava… Firenze, Bologna, Torino, Venezia…”. 

Il giorno dopo si ribellerà, finalmente, al capoufficio. E l’amore, secondo Galimberti, è proprio questo: instabilità, sovvertimento dell’identità e dell’ordine, rottura del nostro sé quotidiano e monotono, che apre al flusso della vita, vario e imprevedibile com’è. Il proprio compagno non è il mezzo attraverso il quale trovare se stessi, ma, come il treno per Belluca, la sveglia che riconnette alla vita, oltre i paletti che spesso le persone le mettono, oltre le proprie barriere soggettive: “Amore è violazione dell’integrità degli individui, è toccare con mano i limiti dell’uomo”. 

“Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’ uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. È allora evidente che l’ anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio.” Platone, “Simposio”. 

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