Il 27 febbraio 1960 muore Adriano Olivetti, simbolo dell’industria italiana nel mondo

Adriano Olivetti è stato un simbolo dell’italianità nel mondo durante e dopo la guerra.

Un’immagine di Adriano Olivetti (Google)

La Olivetti è famosa per le macchine da scrivere, entrate a far parte della quotidianità e della storia

La Olivetti & C.

Adriano Olivetti (Ivrea, 11 aprile 1901Aigle, 27 febbraio 1960) è stato imprenditore, ingegnere e politico italiano.
E’ ricordato soprattutto per aver fondato la “Olivetti & C.”, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere.
Uomo di grande rilievo, si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio per cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità.
Nel 1924 conseguì la laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Torino e soggiornò negli Stati Uniti insieme a Domenico Burzio, Direttore Tecnico della Olivetti.
Qui poté aggiornarsi sulle pratiche di organizzazione aziendale e nel 1936 entrò nella fabbrica paterna dove fece le prime esperienze come operaio.
Divenne direttore della Società Olivetti nel 1932, anno del lancio della prima macchina da scrivere portatile, e Presidente nel 1938.
Nel 1945 Olivetti pubblicò “L’ordine politico delle Comunità”, considerato la base teorica per un’idea federalista dello Stato che si fondava sulle comunità: unità territoriali culturalmente omogenee ed economicamente autonome.
Al momento della sua morte, avvenuta nel 1960, l’azienda, fondata dal padre e da lui a lungo diretta, vantava la presenza su tutti i maggiori mercati internazionali con un totale di circa 36.000 dipendenti, di cui oltre la metà all’estero.

Adriano Olivetti con alcuni operai (Google)

Una nuova industria

Adriano Olivetti riuscì a creare, nel secondo dopoguerra italiano, un a nuova e rivoluzionaria esperienza di fabbrica, unica al mondo.
Olivetti credeva che fosse possibile creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto.
L’organizzazione del lavoro, infatti, comprendeva un’idea di felicità collettiva che generasse efficienza. Gli operai lavoravano e vivevano meglio rispetto alle altre grandi fabbriche italiane: ricevevano salari più alti, c’erano asili e abitazioni vicino alla fabbrica in linea con la bellezza dell’ambiente e i dipendenti godevano di convenzioni.
Anche all’interno della fabbrica l’ambiente era totalmente diverso.
Durante le pause i dipendenti potevano andare in biblioteca, ascoltare concerti, seguire dibattiti, e non vi era una netta divisione tra ingegneri e operai: così le conoscenze e le competenze potevano essere alla portata di tutti.
L’azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti poiché Adriano Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività, sensibilità e passione.
Danilo Campanella, storico e filosofo, tracciò una relazione olivettismo e Stato, affermando che Olivetti fu importante a livello economico tanto quanto Aldo Moro lo fu in politica. Adriano Olivetti credeva nell’idea di comunità, ritenuta l’unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, e, soprattutto, tra produzione e cultura.
L’idea era quella di creare una fondazione composta da diverse figure della comunità: azionisti, enti pubblici, Università e rappresentanze dei lavoratori, così da eliminare differenze economiche, ideologiche e politiche.
Il suo sogno era quello di riuscire ad ampliare il progetto a livello nazionale.

Il Vintage che vince

Ad oggi, tutto è cambiato, soprattutto il modo di scrivere e comunicare.
Al tempo di Olivetti c’erano la macchina da scrivere, gli inchiostri per pennini e cancellare un errore con il bianchetto non era così semplice.
Oggi gli smartphone ci permettono di scrivere e comunicare con email, chat e piattaforme di ogni tipo, eppure, il fascino per “ciò che è stato” c’è sempre.
Semplice nostalgia oppure, da un certo punto di vista, si desidera davvero riscoprire quei tempi?
Oggi vinili, giradischi, casette, macchine da scrivere, e molti altri oggetti di una quotidianità a volte troppo lontana stanno suscitando un rinnovato interesse.
Molti rimangono affascinati da questi oggetti simbolo di un paese che, forse, era migliore, seppur con tutti i suoi difetti e tutte le sue difficoltà.

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