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Trattare con il diavolo: Robert Johnson e Faust ci spiegano come

Trattare con il diavolo: Robert Johnson e Faust ci spiegano come

Se avete un problema e non sapete come risolverlo, non disperate: basta evocare il diavolo.

 

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Perché pregare e sperare in un miracolo, quando vendere l’anima al diavolo è da sempre il modo più semplice e veloce per ottenere qualcosa?

Chi è Robert Johnson?

«Per me Robert Johnson è il più importante musicista blues mai vissuto. […] Non ho mai trovato nulla di più profondamente intenso. La sua musica rimane il pianto più straziante che penso si possa riscontrare nella voce umana.»

-Eric Clapton

 

Mississippi. 1911. Se nasci povero, non c’è speranza per te. Se nasci nero, non c’è speranza per te. Se nasci povero e nero, sei spacciato. Se nasci povero e nero, lì, in Mississippi, non c’è niente per te. O la morte, o il lavoro nei campi. Ma non se sei Robert Johnson. Robert decise di opporsi a quella vita che gli veniva ingiustamente imposta, che lo imprigionava tra terra e fatica. Decise di guadagnarsi da vivere suonando il blues, come alcuni  già facevano, portando lontano la tradizione del Delta Blues, del quale poi Johnson diventerà massimo esponente.

Una vita avvolta nel mistero, solo due foto che lo ritraggono, solo 29 tracce registrate, pochi dati autobiografici, che si mischiano con la leggenda. Come ha fatto Johnson a divenire il più influente chitarrista nella storia della musica? Semplice. Ha stretto un patto con il Diavolo in persona.

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Un incontro all’incrocio

Tutti i musicisti conoscono questa leggenda. Johnson, stanco di essere definito un pessimo chitarrista, lascia la sua città natale, si incammina da solo e giunge ad un incrocio proprio quando scocca la mezzanotte, dove incontra un misterioso uomo in nero. I due parlano, e si danno la mano. Hanno stretto un patto: l’anima di Johnson in cambio di un ineguagliabile talento chitarristico.

Tutti credono alla leggenda, per svariati motivi: in primis per la sua stupefacente tecnica chitarristica, basata sul fingerpicking e tuttora additata come una delle massime espressioni del delta blues, le evocazioni generate dalla sua voce e dalle complesse strutture musicali che ha elaborato e il sinistro contenuto dei suoi testi che spesso narravano di spettri e che ricalcavano le tradizioni e le arti magiche afroamericane.

A dare adito alla storia contribuirono inoltre i racconti dei vari musicisti che lo conobbero e che riferiscono della sua iniziale goffaggine nel suonare la chitarra: in base a questi racconti, peraltro tutti concordanti, Johnson scomparve dopo la morte della moglie per poi riapparire, l’anno successivo, dotato di una bravura e di un’espressività tali da lasciare tutti allibiti.

Per quanto la leggenda sia affascinante però, bisogna riportare anche come andarono veramente le cose. La versione “ufficiale” è che Johnson, nel corso del suo vagare, abbia incontrato un misterioso bluesman di nome Ike Zinneman, il quale divenne il suo maestro. La sinistra figura di Zinneman risulta comunque celata da un fitto velo di mistero: l’unica certezza, nel completo oblìo sui suoi dati biografici, riguarda la sua abitudine di suonare nei cimiteri, tra le tombe, nota al punto da venire additato quale emissario del demonio. Spesso i due si esercitavano nel cimitero perché, come Zinneman ripeteva sempre a Johnson “Lì nessuno poteva lamentarsi del loro baccano”.

Johnson avrà una vita travagliata, attraversata dal dolore e che finirà in una morte misteriosa (si dice sia stato avvelenato) all’età di 27 anni, iniziando così quel Club maledetto che raccoglie le stelle della musica.

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Tratta dal documentario su Robert Johnson “Devil at the crossroad” prodotto da Netflix.

 

Il patto di Faust

I patti con il diavolo però, non smetteranno mai di affascinare. Lo dimostra la loro grande presenza nella tradizione letteraria, in opere di autori come Oscar Wilde ne “Il ritratto di Dorian Gray”, ne  “La pelle di zigrino” di Honoré de Balzac o nel romanzo “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov.

Eppure la prima delle figure letterarie che ci vengono in mente quando si parla di patto con il diavolo è il Faust, celebre nelle versioni di Marlowe e Goethe. Il personaggio del Dottor Faust si ispira alla figura realmente esistita di Johann Georg Faust, astrologo, mago, medico, alchimista e avventuriero tedesco del XVI secolo.

Faust è per alcuni versi un Icaro moderno, perché pecca di hybris e non ha paura del Cielo. È scettico riguardo al Bene e teso verso il Male, senza dèi e in compagnia del demonio, eternamente in tentazione, alla ricerca di una conoscenza infinita e impossibile. La sua libido sciendi, la sua sete di conoscenza, sarà ciò che lo porterà ad evocare il Mefistofele, che gli concederà la conoscenza di ogni cosa in cambio della sua anima.

Sembrano sempre semplici e convenienti i patti con il Diavolo nella storia, scambi equi e veloci, che solo alla fine si disvelano come autoinflitte condanne a morte, a discapito di uomini che cercano solo di esaudire i loro più intimi e perversi desideri. Sia Faust che Johnson alla fine incontrano una morte tragica, che hanno accettato sin da subito, pur di poter soddisfare le loro inesauribili ambizioni.

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