La dolcezza del lago di Como fluisce nell’inchiostro di Stendhal, Manzoni, Liszt e George Lucas

Fiumi e laghi d’inchiostro sono stati sparsi per sublimare la dolcezza e l’armonica bellezza del lago di Como.

villa Balbianello

Il lago di Como è uno dei luoghi più belli del nostro paese, e anche tra i più iconici. Sulle sue sponde hanno soggiornato intellettuali di ogni epoca, da Plinio il Giovane a Goethe, rimanendone così affascinati da sentire il bisogno di provare a raccontare con la parola scritta la dolcezza sovrumana della sua bellezza. Un lago, dunque, che si riempie di fiumi d’inchiostro e regala i suoi armonici pendii e i suoi paesaggi sublimi all’immaginazione di generazioni di scrittori, divenendo così una delle ambientazioni predilette per la letteratura europea e mondiale. Ma seguendo un po’ quel vizietto della letteratura di sfumare nella cinematografia, che d’altronde non è altro che una forma letteraria un po’ più ambiziosa, il lago di Como si è prestato anche alle immagini di grandi registi del nostro tempo.

Il lago di Como nei Promessi Sposi

Il Lario, altro nome che si può dare al lago di Como, era un luogo ben noto ad Alessandro Manzoni, dal momento che si dice vi avesse passato molte estati nell’epoca della fanciullezza. Nello specifico, la famiglia Manzoni era proprietaria, da secoli, di una residenza nel quartiere di Caleotto, nella città di Lecco (una delle sponde del Lario). Dunque la conoscenza del territorio da parte dell’autore era particolarmente precisa, infatti si può dire che le lunghe descrizioni nei Promessi Sposi del paesaggio lecchese e del lago di Como o Lario, che dir si voglia, rendono l’opera in alcuni punti quasi una carta topografica del territorio.

D’altronde il luogo preciso dove Manzoni ha ambientato la sua opera è Olate, che all’epoca era un piccolo villaggio indipendente, mentre ora è un quartiere del comune di Lecco. E l’identificazione dell’ambientazione del romanzo con questa località è stata frutto proprio di quello studio profondo di geografi e letterati della ”topografia” manzoniana dell’opera.

Ma il lago di Como qui non vuole essere soltanto uno sfondo alla storia delle vicissitudini di Renzo e Lucia, ma vuole assumere il ruolo di narratore degli stati d’animo dei personaggi, perché li riflette e li spiega. E lo fa col proprio territorio impervio, pieno di discontinuità, come la vita e i suoi problemi.

Infatti, una delle prime scene che ci viene mostrata è quella di Don Abbondio che passeggia lentamente per una stradicciola:

Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, Don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra (…) proseguiva il suo cammino guardando a terra, e buttando con un piede verso il muro i ciottoli che facevano inciampo nel sentiero: poi alzava il viso, e, girati oziosamente gli occhi all’intorno, li fissava alla parte d’un monte, dove la luce del sole già scomparso, scappando per i fessi del monte opposto, si dipingeva qua e là sui massi sporgenti, come larghe e inuguali pezze di porpora.

Al di là di una descrizione così romantica e sensibile del territorio, ciò che Manzoni qui ci racconta fin dal principio, quasi fosse una di quelle anticipazioni nelle introduzioni alle novelle boccacciane del Decameron, è ciò che avverra dopo. Infatti, il romanzo si apre con una descrizione generale del territorio del Lario, che ha dietro un punto di vista molto ampio e comprende il territorio tutto, insomma, tutto ”quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti”. Ma si riduce poi, coll’andare avanti della narrazione, ad ”una di queste stradicciole”. In questo senso, Manzoni passa dal generale al particolare con una tecnica quasi di zoom, quasi volendo interiorizzare l’intero paesaggio. Ed è un paesaggio che parla. Infatti la discontinuità del paesaggio è la poca certezza e la poca linearità della vita di coloro che subivano la dominazione spagnola nel ‘600, che poi d’altra parte è la stessa discontinuità di vita dei lombardi sotto gli austriaci. E ”i ciottoli che facevano inciampo nel sentiero” paiono essere il preludio di ciò che avverrà nella narrazione subito dopo, ossia l’incontro da parte di Don Abbondio dei bravi, che in questo senso, rappresentano l’ostacolo alla vita dei personaggi, così come i ciottoli d’inciampo per il viandante.

Dunque Manzoni interiorizza il lago di Como, lo fa parlare e lo rende quel protagonista che non si vede, ma che c’è e si esprime attraverso la sua bellezza.

casa di Lucia Mondella

Il lago di Como per Stendhal

Uno dei più famosi romanzi di Stendhal, ”la Certosa di Parma”, ha come ambientazione il lago di Como. Infatti, il protagonista, Fabrizio del Dongo, trascorre gran parte della sua infanzia sulle sponde del lago, dove risiedeva la sua famiglia. Sublime è la descrizione che l’autore fa già nel secondo capitolo:

la contessa tornò con Fabrizio a rivedere i deliziosi dintorni di Grianta, celebrati da tutti i viaggiatori: la villa Melzi, dall’altra parte del lago, di fronte al castello, cui fa da prospettiva, più su, il bosco sacro di Sfondrata e l’arduo promontorio che separa i due bracci del lago, quello di Como così voluttuoso, quello che va verso Lecco sì pieno di austerità: aspetti sublimi e graziosi che il luogo per beltà più famoso del mondo, la baia di Napoli, eguaglia ma non supera

Interessante allora è questa descrizione del lago, anche perchè rapportata con la baia di Napoli, un altro luogo importante per Stendhal, ma anche ad esempio per Goethe.

Luoghi questi che erano tappe obbligate del Gran Tour in Italia dei giovani rampolli d’Europa, che prima di cimentarsi nella professione a cui erano destinati dalle loro ricche famiglie borghesi, dovevano viaggiare per lo stivale e conoscerne la bellezza.

Certo, qualcuno di questi ne rimase molto colpito, e uno di certo è Stendhal, che arrivato a Firenze, di fronte alla sua bellezza si paralizza e perde i sensi. Evento così particolare da dare il nome ad una sindrome, la sindrome di Stendhal. Malattia che colpisce ancora tantissimi viaggiatori che decidono di venire in Italia.

Ma al di là della sindrome, Stendhal da buon romantico, similmente a Manzoni, riesce a dare del lago di Como una descrizione molto dolce e sublime, che vada anche ben oltre alla semplice descrizione, anche un po’ poetica del paesaggio. Infatti anche Stendhal dà al Lago di Lario una fisionomia sentimentale, lo personifica insomma, quasi le dolci acque lacustri potessero provare le stesse emozioni che prova il viandante contemplando il paesaggio.

Tutto qui nobilmente parla d’amore, nulla v’ha che rammenti le brutture della civiltà. A mezza costa, celate da grandi alberi, si rannicchiano le borgate e oltre le vette degli alberi spunta, si erge la vaghezza architettonica dei loro campanili. Se qualche campicello si intromette qua e là nei gruppi di castagni e di ciliegi selvatici, le piante paiono crescervi felicemente più vigorose che altrove e lo sguardo vi si riposa contento.

Il lago di Como per Franz Liszt

Il celebre pianista e compositore Liszt soggiornò a Como, all’albergo dell’Angelo, nei pressi della Riva del Porto, l’odierna Piazza Cavour, tra il 1837 e il 1338. Tra le vie di Como per Liszt si consuma una delle sue più grandi storie d’amore, quella con Madame d’Agoult. E il frutto di questo amore sarà la figlia Cosima, che nacque proprio a Como, e che sarà, tra l’altro, la futura moglie di Wagner.

Liszt, a proposito del lago, scriverà una breve testimonianza:

Quando scriverete la storia di due amanti felici ambientatela sulle rive del lago di Como. Non conosco contrada più manifestamente benedetta dal cielo; non ne ho mai vista altra in cui gli incanti di una vita d’amore possano apparire più naturali. (…) qui, sotto un cielo azzurro, in una molle atmosfera, il cuore si dilata e i sensi si aprono a tutte le gioie dell’essere. Montagne accessibili da ogni lato ci invitano sulle loro cime verdeggianti; una ricca coltivazione ha fecondato i loro pendii; il castagno, il gelso, l’olivo, il granoturco e le vite promettono l’abbondanza. La freschezza delle acque tempera l’azione di un sole ardente; a giorni splendidi succedono notti voluttuose. In mezzo a questa natura amica l’uomo respira liberamente; l’armonia dei suoi rapporti con essa non è turbata da proporzioni gigantesche; egli può amare, può dimenticare e godere, poiché sembra non fare altro che prendere la propria parte di felicità universale. 

Insomma, anche Liszt, unendosi agli scrittori che si citava precendetemente, rende il lago di Como quasi un essere capace di sentimento, umanità e bellezza.

liszt

Villa del Balbianello

La villa del Balbianello è una delle tante meravigliose ville che gettano il loro sguardo sulla calma lacustre di Como. Si trova più precisamente nella località di Lenno ed è una villa di fine settecento.

La particolarità di questo luogo è quella di essere stata ambientazione di una parte di uno dei capitoli più belli di Star Wars, il secondo episodio, l’attacco dei cloni.

George Lucas scelse proprio questo luogo per parlare di fantascienza, di un qualche cosa che va al di là, che penetra nel mondo onirico della fantasia e del magnifico. Così da rendere le sponde del lago di Como atte all’attracco di immaginazioni di ogni tipo e di ogni epoca, che si perdono in un tempo infinito, che sembra scorrere al ritmo delle calme onde lacustri.

                                   Vladislav Karaneuski

 

 

 

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