Accendiamo la tv e fateci caso, sulla maggioranza dei canali troviamo un programma definito “trash“.
Molte trasmissioni televisive si definiscono con questo appellativo e la maggioranza é di intrattenimento.
Ma da dove nasce l’ amore per la tv spazzatura e cosa ci spinge a preferire litigi riguardanti un vestito indossato male o tirate di capelli in prima serata rispetto ad un telefilm o ad un documentario?
Innanzitutto definiamo la parola “trash”: molti la definiscono una forma di arte televisiva, la quale si professa come uno smascheramento della solita etichetta tv, della finta benevolenza e della scaletta da seguire.
Si arriva a notare anche il lato più tamarro, privato e anche inadeguato di un santone del tubo catodico.
Dato che questo virus si espande a macchia d’ olio tra tutta la popolazione, molte trasmissioni enfatizzano ancora di piú il tutto, a volte degenerando ma comunque restando a galla o addirittura surfando sulla cresta dell’ audience.
Inoltre, la fama sempre piú grande é regalata al programma attraverso il mondo virtuale dei social, i quali evidenziano i casi trash del momento, intrattenendo i propri followers.
Le risposte alla domanda iniziale sono palesi e risiedono nella semplicità.
I motivi per cui le persone preferiscono questo genere di intrattenimento rispetto ad un altro piú “alto” sono due, i quali peró si completano:
– La maggior parte della società vive tutti i giorni uno stress dovuto al lavoro, ad esempio É, quando accende la tv, vuole rilassarsi e non concentrarsi troppo, preferendo comicità e spensieratezza a cultura ed approfondimento.
– Le persone, stufe della situazione politica, economica in cui vive la nazione intera; oppure che non hanno voglia di sentire cronaca nera che butta giú l’ umore, vuole divertirsi e “staccare la spina”.
Dunque, servirebbe un intrattenimento non troppo spudorato,ma che comunque lasci dietro di sé serenità e spensieratezza, senza entrare nella risata facile o in un banale caso su cui creare una valanga mediatica pressoché inutile.
Mattia Mancini