Tra stupore e meraviglia: scopriamo il fascino senza tempo della poesia d’età barocca

Scopriamo le caratteristiche più importanti della corrente poetica del Barocco, sviluppatasi nel Seicento, e i suoi più importanti esponenti. 

La poetica del Barocco è detta “la poetica della meraviglia”. È infatti la meraviglia il principio ispiratore di questa poetica. Il suo fascino è tale che nel corso del Novecento essa ha destato l’interesse di grandi teorici della letteratura contemporanea.

1. IL BAROCCO

Il termine “Barocco” ha avuto inizialmente un’accezione negativa e vuole sottolineare, nella nuova tendenza artistica che tende all’eccesso e alla meraviglia, gli aspetti bizzarri e irrispettosi delle norme. Il Barocco respinge la tradizione di misura e di equilibrio del classicismo perché si ispira a una nuova visione del mondo e ad un nuovo modo di percepire le cose, prodotti dalla rivoluzione scientifica e dalla fine delle vecchie certezze. Infatti la diffusione delle tesi copernicane, che pongono fine alla visione del mondo basata sulla centralità della terra e dell’uomo nell’universo, produce un senso di smarrimento. La visione barocca del mondo è dominata dall’idea di un universo infinito e instabile, labirintico e complesso, incerto e precario. In campo letterario la nuova visione del mondo si traduce, in un’estetica anticlassicistica e in una poetica della metafora. Mentre il Cinquecento aveva fissato in ogni ambito rigide normative e aveva elaborato un’estetica precettistica, il Seicento appare di gran lunga meni rigido e vario, più volto alla trasformazione e all’innovazione. Acutezza o arguzia e ingegno sono le parole chiave della nuova poetica. Nella letteratura barocca il riferimento alla tradizione resta ma questa è vista soprattutto come un’enciclopedia o un enorme repertorio da cui attingere temi e forme che vanno rinnovati. Ciò favorisce la trasformazione dei generi, la loro ibridazione o addirittura la loro parodia.

2. LE CARATTERISTICHE DELLA NUOVA POETICA

Nel seicento la nuova visione barocca del mondo si traduce in campo letterario in un’estetica anticlassicistica e in una poetica della metafora. Il maggior teorico del Barocco letterario è il gesuita spagnolo Baltasar Gracián, autore nel 1648 del trattato “Acutezza e arte dell’ingegno”. Già nel titolo appaiono due parole chiave, ovvero “acutezza” e “ingegno”. La prima è il procedimento stilistico che concettualizza i rapporti sottili e ambigui esistenti fra le cose. Il secondo consiste nell’attività di un intelligenza pronta, arguta e provocatoria che rende possibile tale concettualizzazione. L’acutezza rivela gli accostamenti e le disarmonie del reale esprimendoli con paradossi, esagerazioni, enigmi e contraddizioni. Essa si serve a tale scopo soprattutto dalla metafora grazie a cui si scoprono rapporti nuovi tra le cose e dunque si afferma un modo non convenzionale di conoscerle. Il vero artista diventa dunque colui che scopre i legami esistenti fra i vari campi della realtà e fra i fenomeni più diversi rendendoli per la prima volta visibili. Il suo scopo è suscitare l’interesse del lettore attraverso la piacevolezza a sua volta ottenuta grazie a una grandissima varietà di espedienti. Tale piacevolezza nasce nel lettore anche dal gusto tutto intellettuale di saper cogliere i procedimenti ingegnosi dell’arte e attraverso questi i nessi nascosti delle cose. In Spagna e in Italia l’ingegno è visto soprattutto come produttore di concetti; il “concetto” è il collegamento con nessi imprevedibili di due elementi o immagini appartenenti a campi diversi o opposti. Il concettismo prevale soprattutto in poesia e, attraverso un uso spregiudicato di immagini e metafore ardite, mira a suscitare la meraviglia del lettore.

3. I PRINCIPALI ESPONENTI

Sulla poesia del Seicento grava una condanna molto antica: già durante il Settecento e poi nel corso dell’Ottocento, la stagione della poesia barocca è stata giudicata un’epoca di decadenza segnata da un eccesso di sperimentazione che sfociava direttamente nel cattivo gusto. Soltanto in tempi più recenti si è fatta strada una valutazione più approfondita che ha consentito di valorizzare le tante esperienze significative che si distribuiscono nel corso del secolo in un rapporto quasi sempre dinamico con il grande magistero rappresentato dalla poesia di Marino. Prima di Marino bisogna però menzionare Gabriello Chiabrera. Quest’ultimo attraversa in pieno la transizione che porta al primo barocco italiano e ne offre un’interpretazione del tutto personale. Infatti nel suo insieme la proposta di Chiabrera è distinta dal concettismo e dall’infittirsi del tessuto metaforico che caratterizza la generazione dei poeti di primo Seicento. Non è un caso che, quando vede sorgere la parabola poetica del Marino, Chiabrera se ne tiene lontano conservando una posizione autonoma. Ma, se Chiabrera rappresenta un modello di un’altra generazione, intorno a Marino e prima di lui si muove una serie di poeti nuovi che diventeranno i protagonisti della prima poesia barocca, infatti già nel 1601 escono le raccolte liriche di Tommaso Stigliani e Gasparo Murtola. Uno dei poeti più importanti nell’ambito della corrente letteraria del Barocco fu Giambattista Marino, nato a Napoli nel 1569 e morto a Napoli nel 1624. Tra le sue opere più importanti ricordiamo “La Lira”, “La Galeria” e “La Sampogna” ma il suo capolavoro è sicuramente “L’Adone”: un poema in 20 canti per un totale di 5033 ottave (è il poema più lungo della letteratura italiana). Marino dà il proprio nome, marinismo, alla prevalente tendenza barocca: alcuni poeti, ovvero i marinisti, si ispirano a questo modello, mentre altri, gli antimarinisti, sono in polemica con Marino.

 

 

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