La “Divina Commedia”: Dante e Tedua attraversano i propri Inferni per raggiungere il Paradiso

Vediamo come, grazie all’aiuto del sommo poeta, Tedua ha dato al suo album rap un’impostazione divina, come la Commedia.
Che Tedua abbia voluto omaggiare Dante Alighieri e la Divina Commedia con questo album, è chiaro. Ma scopriamo in che modo il cantautore ha coniugato terzine dantesche e mondo rap.

Le premesse di Tedua

Lasciate ogni speranza o voi che entrate

nella scena

Il pensiero immediatamente va a uno dei versi più famosi della Divina Commedia di Dante Alighieri. Il sommo poeta sta entrando nell’Inferno, e, aiutato da Virgilio, si fa forza per attraversarne la porta.

Ma qui c’è qualcosa che stona, o meglio, qualcosa a cui non siamo abituati, quel “nella scena” che fa precipitare tutto l’impianto della famosa terzina dantesca in un contesto completamente diverso e moderno.

La citazione, infatti, non è della Divina Commedia, o meglio, non di quella famosa in tutto il mondo: si tratta di uno dei versi della canzone Intro del nuovo album di Mario Molinari (in arte Tedua) dal titolo La Divina Commedia.

L’album è estremamente recente, uscito il 2 giugno scorso, dopo diversi anni di silenzio da parte del cantante ventinovenne. Traccia dopo traccia si avverte tutta la fatica che il cantautore ha attraversato, veri e propri inferni tra i dannati e le anime sofferenti della sua vita.

Nonostante l’album, musicalmente parlando, possa non piacere a tutti visto il genere preponderante (il rap), Tedua ha vicino a sé un illustre Virgilio, e non uno di quelli che a uno a uno ringrazia nella quattordicesima traccia, bensì il padre della lingua italiana: Dante Alighieri. Fin dal titolo, infatti, chiara è l’impostazione che il rapper sta dando al suo album: la Commedia dantesca viene costantemente richiamata alla memoria dell’ascoltatore. Diversamente da ciò che ci si potrebbe aspettare con un titolo del genere, però, i riferimenti, le citazioni e le allusioni alle terzine dantesche che Tedua dissemina nei testi delle 16 tracce sono estremamente complesse e nascoste.

Le visioni di Tedua

Come in un testo letterario o poetico, anche i testi dell’album di Tedua viaggiano su due livelli differenti: il primo è più diretto e di facile comprensione, il secondo è più profondo, complesso e ha bisogno di analisi.

I riferimenti al sommo poeta sono tanti ma non eccessivi, non appesantiscono la struttura metrica delle canzoni ma, di volta in volta, richiamano l’attenzione dell’ascoltatore e gli richiedono di avere sempre presente l’opera che funge da ispirazione. L’elemento più complesso è la struttura dell’album: Tedua, tacitamente e in punta di piedi (nonostante i temi molto forti, ndr) sta conducendo l’ascoltatore attraverso il proprio Inferno, o meglio, i propri inferni, e, risalendo il Purgatorio spera di abbandonarlo presto e di aprire, insieme a noi, le porte del Paradiso.

E così incontriamo molti elementi dell’inferno dantesco: dal fiume Stige alla città infernale di Dite all’interno della seconda traccia, Paradiso artificiale, ai lussuriosi moderni di Hoe, quarta traccia. Più complessa è, a mio avviso, l’interpretazione della quinta traccia: Angelo all’inferno, feat. Federica Abbate e Salmo. Tedua, come Dante, è entrato nella famosa selva oscura, ha già iniziato ad attraversare i suoi inferni e a combattere contro i suoi demoni ma, come cita la sua stessa canzone, “anche gli angeli hanno il proprio inferno” e persino gli angeli possono sprofondare al suo interno, proprio come Lucifero, l’angelo più splendente del paradiso, scaraventato negli inferi. Anche in questo caso, una condizione straordinaria come quella biblica o dantesca viene calata bruscamente nella nostra contemporaneità, adattandola ai nostri demoni interiori che sono, mutatis mutandis, quelli di qualsiasi uomo, al di là del tempo e dello spazio.

L’ascesa di Tedua

Il viaggio prosegue fino alla dodicesima traccia, Verità, e Dantedua (geniale intuizione del cantautore) incontra gli ignavi, coloro che non si schierano, non prendono posizione e perciò da biasimare, che siano essi contemporanei di Dante o nostri. Ci avviciniamo pian piano al termine della prima parte del viaggio, quella che ha visto oltrepassare gli inferni e attraversare il Purgatorio, in una costante altalena che alterna Inferno e Paradiso; dopotutto

Inferno e Paradiso sono intorno a noi

Verità o bugia, non sai più cosa vuoi

Cosa fa meno male non lo ricordi più

La quattordicesima traccia, Lo-fi for U, potrebbe corrispondere al trentesimo canto del Purgatorio, in cui Dante viene abbandonato da Virgilio che da lì in avanti non potrà proseguire con lui il viaggio in Paradiso. La corrispondenza, anche in tal caso, è netta: ma sarà Dantedua a ringraziare i propri virgili, da Bresh a Rkomi, da Sfera Ebbasta a Naska, congedandoli, insieme ai propri Bagagli (traccia successiva) prima di entrare in Paradiso.

“L’attesa in Purgatorio ci ha stremati“, si legge nel testo dell’ultima traccia, Outro Paradiso,

ma siete cresciuti e io sono cresciuto con voi

Grazie per la fiducia, ora mi aspetta il paradiso

Un augurio speciale da parte mia a Dantedua perché possa essere accompagnato presto dalla nuova Beatrice.

Lascia un commento